Della bufala. Intesa come una delle belle arti

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Veneziani, Il Giornale e il Sidol. Ovvero come lustrare il nuovo predellino di Berlusconi.

Posted by pocavista su 4 gennaio 2011

Dagli Zeloti agli Scilipoti.

Anno nuovo, veste nuova. Noi blogger, affezionati lettori di suoi editoriali (“Auspicio per il 2011: la stampa che vorrei”, su Il Giornale del 2.1.2011), abbiamo avuto il privilegio di ammirare il nuovo look indossato per l’occasione da Marcello Veneziani. Un rassicurante doppiopetto grigio da moderato di destra, ormai ex-fascista, se non da sincero liberaldemocratico. Sembra una mise più acconcia per cantare le sorti magnifiche et progressive della nuova creatura politica che Berlusconi si accinge a varare. Veneziani sta preparando il Sidol per lustrare il nuovo predellino di Silvio.

Lui, il Leader Supremo, però dice di non avere più l’età per i predellini. In effetti le cronache testimoniano che le sue residue energie senili si indirizzano più volentieri a giovani porcelline, forse “prezzolate a sua insaputa”, dato non può più premiarle con nuovi posti di governo, cui anelavano prima i più fedeli zeloti e che ora sono riservati alla tribù degli Scilipoti.

Prima un bel restyling del partito, secondo i dettami dei suoi esperti di marketing politico. Poi Silvio manderà in avanscoperta un giovane garzone di bottega, Alfano, per recuperare un po’ di elettori del Popolo dell’Amore in momentanea libera uscita. Forse anche Alfano sarà sottoposto ad accurato restyling, a cominciare da quella sua fronte inutilmente spaziosa (a fini elettorali, s’intende, non ce ne voglia il proprietario della fronte), cui potrebbero venire trapiantati nottetempo preziosi e catodici bulbi capillizi, nobilitati dai pregressi servigi resi al grande Leader

Lui, l’Uomo della Provvidenza in Bandana, il Signore dei Capelli, a cui la Storia riconoscerà pieno merito per aver fatto togliere il riporto al Senatore Schifani, intanto sta prenotando una tranquilla vecchiaia al Quirinale. Dove magari potrà ricevere le nipotine di Mubarak tra due ali di corrazzieri.

Mario Giordano

Veneziani, lo stilita.

Volete sapere quale sarà la futura linea editoriale de Il Giornale, secondo quanto potrebbero aver stabilito gli spin doctors berlusconiani che preparano la nuova campagna elettorale?

Senza andare lontano, ce la rivela Veneziani, il quale denuncia che “L’anno appena concluso ha visto infatti i giornali non semplici testimoni, ma protagonisti e ispiratori della lotta politica e della vita civile e incivile del nostro Paese. Veniamo da un anno di veleni a mezzo stampa. Veleni efficaci se si considerano gli effetti che hanno avuto sulla politica…”

Ma no, chi l’avrebbe mai detto. Non c’era anche Veneziani a manganellare “Gianfrego” Fini con la pagliuzza della casa di MonteCarlo, minimizzando la foresta di sequoia che staziona da decenni nell’occhio del Leader Supremo? E a parlare di puro gossip, di complotti mondiali contro Berlusconi, di toghe rosse scatenate, di traditori che vendono un casa al di sotto del proprio valore : “o non vale niente il bene e non vale niente lui. E la casa valeva…” (citiamo a memoria), chi c’era? Veneziani stava forse in ritiro con i monaci del Monte Athos, martoriandosi col cilicio e nutrendosi di radici ed erbe amare?

Il primo a sinistra non sarà Marcello Veneziani in versione "anacoreta barbuto"?

Il buon Marcello rileva che “ai giornali d’opposizione in tenuta da guerra, hanno risposto a tono i giornali filogovernativi, con titoli aggressivi e campagne di stampa di pari veemenza. La differenza è che i primi sono rimasti intoccabili e incensurati, i secondi sono stati sanzionati e denigrati come macchine del fango.”

Domanda ingenua : Veneziani ha mai sentito parlare del “Metodo Boffo”, che lui e suoi colleghi hanno applicato a Fini (dopo il suggerimento di Stracquadanio), all’autore di Gomorra, a Don Sciortino,il direttore di Famiglia Cristiana, e che minacciavano di applicare alla Marcegaglia colpevole di avere espresso velate critiche al governo? Forse i giornali di opposizione che denunciavano lo scandalo di un Presidente del Consiglio che interviene in una questura per far rilasciare un’amica minorenne accusata di furto facendola passare per nipote di Mubarak non hanno dovuto ricorrere ad una falsa velina della questura, come ha fatto Il Giornale nel caso Boffo. E nemmeno hanno dovuto inventarsi le cricche, le Noemi, le ragazze che arrivavano in branco nelle ville del Grande Capo scortate dai carabinieri, le decine di leggi ad personam, i Cosentino, i Dell’Utri, i Previti, gli Scaiola, i Razzi e gli Scilipoti. E nemmeno megabufale come lo scandalo Mitrokhin e Telekom Serbia, basate su documenti falsi malconfezionati a tavolino e testimonianze inattendibili (vi ricordate del fantomatico agente Scaramella e del sedicente conte Igor Marini, al secolo scaricatore al mercato ortofrutticolo di Brescia?).

Forse Veneziani ignora che Berlusconi, nella sua estrema generosità, fa di tutto pur di aiutare la stampa di opposizione, fornendole sempre nuovi argomenti. D’altro canto anche l’opposizione di sinistra ha sempre fatto di tutto per aiutare Berlusconi. Riuscendovi.

Veneziani infine ci informa che “Dopo un anno di esondazioni, il merdometro segna ora livelli di guardia”. Poi ci dice “ma le stagioni cambiano, urgono svolte e ritorni di stile… (un giornale) più sobrio e rigoroso nei toni … Si può essere decisi ma eleganti, e si può essere chiari senza essere rozzi… per concorrere a elevare la qualità di quel popolo, maggioritario nelle urne, minoritario nella lettura…”. Anche Veneziani finalmente deve ammettere che gran parte del popolo di destra compensa le poche letture con le molte certezze. Meglio se urlate con la bava alla bocca in TV dai LaRussa o dalle Santanchè di turno. E poi Marcello si lamenta per la supposta discriminazione della cultura di destra da parte di quella di sinistra.

I consiglieri di Berlusconi forse si sono accorti che il manganello mediatico non fa più effetto, è stato controproducente e ha provocato una reazione di rigetto. E adesso – abbandonato Feltri nelle accoglienti braccia di Belpietro che continuerà a seguire il “richiamo del sangue e della foresta” – si ricorre alla vaselina.

Chissà come se la caverà Veneziani con la vaselina, materia più complicata e scivolosa da trattare del frettoloso e contundente manganello. Lo seguiremo con attenzione.

Auguri, dal suo affezionatissimo “blogger velenoso e cretino”,

pocavista

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Lettera aperta a Marcello Veneziani. Da parte di un “velenoso cretino”

Posted by pocavista su 6 dicembre 2010


Marcello Veneziani

Sul “Il Giornale” di ieri Veneziani scriveva che “c’è sempre il velenoso cretino di turno che scrive, su un blog, un sito, o altrove, che sei un servo pagato”. Questa vibrante denuncia mi costringe ad uscire allo scoperto e mi spinge a confessare in pubblico due, tra i molti peccati, di cui mi sono macchiato di recente.

Il primo, veniale, consiste nel cercare ogni giorno e leggere con attenzione il possibile editoriale di Veneziani. Per quale motivo? Forse perché un mio antico e timido compagno di banco delle scuole medie si chiamava anch’egli Marcello Veneziani, pugliese e probabilmente incolpevole omonimo dell’intellettuale di destra. Forse perché i suoi articoli, a volte molto eleganti, mi preparano spiritualmente alla lettura degli istruttivi commenti di molti lettori de “Il Giornale”, organo di stampa del Partito dell’Amore. Commenti, come si conviene a chi fa dell’amore per il prossimo il proprio credo, spesso pieni di feroci insulti, pressapochismo, di sentito dire, di pregiudizi razzisti, di accuse a tutti i non allineati di “essere dei comunisti”, degli “invidiosi” e dei “traditori”. Infine, sicuramente per la curiosità intellettuale di sapere cosa gira nella cultura di destra, liberale o post-fascista, che Veneziani rappresenta meglio dei Lando Buzzanca o dei Gasparri.

Lando Buzzanca

Il secondo peccato, stavolta mortale, consiste nell’avere ceduto alla tentazione di scrivere qualche post severo su alcuni editoriali del buon Marcello. Il mio blog non è così ben frequentato come il sito WEB de “Il Giornale”; i miei post vengono letti solo da uno sparuto gruppuscolo di carbonari di sinistra e da qualche malcapitato navigante di destra, approdato per caso sul mio blog.

Non credo di essere pertanto io la causa di questa crisi di identità che sembra affliggere Veneziani, che afferma “Da tempo mi piacerebbe non occuparmi più di Fini, di Berlusconi e della sinistra, e di tutto quel mondo che si agita intorno a loro”. In caso contrario mi sentirei troppo in colpa.

“Velenoso cretino”, dicevamo. Velenoso, io? Sì, come si conviene ad ogni buon toscano. Cretino, non posso escluderlo. Forse mi sentirei più a mio agio, tenendo conto anche della elegante definizione data dal Leader Supremo nei confronti di chi non lo vota, se venissi descritto invece come un “velenoso coglione” che alimenta lo spesso inutile mondo dei blog.

Chiarisco il mio pensiero. Veneziani “servo”? Mai detto, né pensato. Veneziani afferma di credere “all’onestà, non solo l’onestà intellettuale, come oggi si dice, ma l’onestà vera e totale, che passa per la mente, il cuore e le mani”. Dobbiamo credergli.

Ma ci consenta di criticarlo quando lui cerca di far passare una goffa applicazione del “Metodo Boffo” per minare la credibilità di Elizabeth Dibble, autrice dei rapporti americani su Berlusconi divulgati da Wikileaks. Veneziani bolla la Dibble, oggi responsabile diplomatica di tutte le ambasciate americane in Europa, come “una obesa signora americana”, “una patatona”, riducendo poi tutto a gossip per minimizzare i giudizi tranchant della diplomazia americana sul nostro premier.

Ma anche di criticarlo quando, dopo aver negato l’esistenza di un complotto, ritira invece in ballo “i poteri forti”, “le toghe rosse”, avallando le tesi paranoideo-propagandistiche del Leader Supremo. In caso di difficoltà, la colpa si dà sempre agli altri, che tramerebbero nell’ombra.

L'evoluzione della specie

Berlusconi ed i suoi periodicamente cercano di riaccendere i riflessi condizionati di un certo popolo di destra, in cui riaffiorano i vaghi ricordi sulle forze demo-pluto-giudaiche e massoniche sempre all’opera per mettere i bastoni tra le ruote di un Duce “che ha sempre ragione”. Non lo sa Veneziani che da Predappio ad Arcore ci sono pochi chilometri?

Veneziani non me ne vorrà quando critico anche un suo editoriale strappacore e autobiografico sul ragazzo di destra, che si levava il pane di bocca per sostenere la sezione dell’allora MSI. Quel ragazzo che vede i suoi sogni giovanili infranti da Fini per la vicenda della casa di Montecarlo. La vista acutissima dell’onesto Veneziani inquadra e si scandalizza – giustamente – per la pagliuzza nell’occhio di Fini: strano che non scorga invece la foresta di sequoia che alberga in quello di Berlusconi e concluda che, comunque, è molto peggio la pagliuzza.

Se Fini avesse continuato ad appoggiare tutte le leggi ad personam e giustificato tutte le gaffe del grande capo, come ha fatto in tutti questi anni, presumibilmente a molti intellettuali di destra la casetta di Montecarlo non avrebbe fatto né caldo né freddo. In un paese in cui Berlusconi non ha voluto vendere l’Alitalia ad Air France, che si sarebbe accollata anche tutti i suoi debiti pregressi, ma l’ha praticamente regalata ad una cordata di amici suoi, scaricando su noi contribuenti 3 miliardi e mezzo di euro di debiti della “bad company”, cosa vuoi che siano i 55 metri quadri di un appartamentino da restaurare, oltretutto di proprietà di un partito e non dello stato? Probabilmente Veneziani, Feltri, Sallusti e Belpietro si sarebbero messi l’anima in pace e avrebbero bollato come “demagogici” gli eventuali attacchi a Fini del Travaglio o della Gabanelli di turno.

Veneziani ha mai sentito parlare di quel fenomeno psicologico chiamato “minimizzazione della dissonanza cognitiva” che produce dei fenomeni di “cecità localizzata”? (vedi l’altro nostro post DISSONANZA COGNITIVA ). A questo fenomeno sembrano soggetti inconsapevolmente molti “popolani dell’amore”, privi di strumenti culturali adeguati, che devono supplire alle scarse letture con le molte certezze e che giustificano – a prescindere, come direbbe Totò –  tutto ciò che fa il Leader Supremo. Ma Veneziani no, lui fa l’intellettuale, certi fenomeni dovrebbe conoscerli bene e dovrebbe saperli gestire.

Caro Veneziani mi rendo conto che lei nutre gratitudine per un personaggio come Berlusconi che ha “sdoganato” la destra e i suoi intellettuali, e che ha permesso in passato a Marcello Veneziani di fare anche il consigliere di amministrazione della RAI. E magari per aver fermato nel ’94 la “gioiosa macchina da guerra” (si fa per dire) di Occhetto e company. Ma questa riconoscenza fin dove deve arrivare? Si deve permettere a Berlusconi di tutto e di più, relegandosi nel ruolo di intellettuale “embedded” o ci sono dei limiti che un uomo di cultura di destra, che rivendica quell’onestà “che passa per la mente, il cuore e le mani” come fa lei, non può superare? Quando è il momento di pronunciare la parola basta e dire pane al pane e vino al vino?

Annunci recentemente affissi sui muri di Roma

Ci faccia sapere, Veneziani, noi la seguiamo con attenzione e con il rispetto che si merita.

Buon lavoro dal suo affezionato lettore, un blogger “velenoso e cretino” che corrisponde al nome di

Pocavista

Pocavista

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