Della bufala. Intesa come una delle belle arti

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Politica italiana e psichiatria : come capire meglio i comportamenti dei politici.

Posted by pocavista su 26 marzo 2013

Trattative per la formazione del nuovo governo

Vogliamo l’incarico di formare il Governo. Siamo il primo partito italiano. Considerando gli astenuti, rappresentiamo oltre il 50% degli italiani e abbiamo la maggioranza assoluta in Parlamento.

Grillo ha tenuto “sveglio” Napolitano. Se non ci danno l’incarico di Presidente del Consiglio, vogliamo almeno la presidenza di alcune Commissioni Parlamentari e del Copasir. Noi non ci arrendiamo al gioco della politica e non facciamo scambi di posti (!?).

I programmi di PD e PDL sono sovrapponibili, come possiamo votarli? Il PDL è un partito controllato in modo totalitario dal suo capo, in spregio a qualsiasi regola democratica.

Indovinate chi l’ha detto?

elezioni2013 pd vs m5s

Risultati elezioni politiche 2013 – Fonte : Ministero Interni

Dal “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”: 

 

  1. Ha un senso grandioso di importanza (esagera risultati e talento …)
  2. E’ assorbito da fantasie di illimitati successi, potere, ….
  3. Crede di essere speciale e unico.
  4. Richiede eccessiva ammirazione.
  5. Ha la sensazione che tutto gli sia dovuto…..
  6. Sfruttamento interpersonale, cioè si approfitta degli altri per i propri scopi.
  7. Manca di empatia, è incapace di identificarsi con i sentimenti ed i bisogni dell’altro.
  8. E’ spesso invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino.
  9. Mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

 

Conclusione: Disturbo narcisistico di personalità

Così lo psichiatra Anghinoni, commentando un articolo di Repubblica del 25 marzo 2013 sulle trattative per formazione del nuovo governo.

Voi conoscente qualcuno con questi sintomi? E magari con una spiccata tendenza alla coprolalia (l’uso frequente di parolacce e insulti)?

Incredibile : Veneziani dà del "tappo" a Berlusconi su "Il Giornale"

Qualche Suggerimento (in ordine alfabetico) : votate. 

 

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Grillo : “Il Movimento 5 Stelle cambierà il Mondo”. Stiamo passando dai berluscones ai grillones.

Posted by pocavista su 5 marzo 2013

1 – Grillo come Berlusconi : “Ghe pensi mi!”

Beppe Grillo snobba i giornalisti italiani. Dà invece un’ intervista alla Bbc in cui afferma che “destra e sinistra si metteranno insieme e governeranno un Paese di macerie di cui sono responsabili”. Poi, entro un anno, “ci saranno nuove elezioni e … il Movimento 5 Stelle cambierà il mondo”. Minchia!, come direbbe Floris. Berlusconi è dal 94 che voleva cambiare l’Italia, non il mondo, e noi stiamo ancora aspettando. 

E pensare che nel mio piccolo non riesco nemmeno a cambiare l’olio alla macchina.

2 – Direttorio e Montecitorio

Il mondo cambierà con Grillo – ammettiamolo pure – ma i suoi parlamentari non “cambieranno casacca”, se no lui democraticamente li “caccerà a calci”. Grillo si è scagliato contro l’art. 67 della Costituzione, secondo cui «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

Guarda caso, Grillo fino a ieri difendeva proprio l’art.67, che andava bene per gli altri, ma per i suoi no. Quando si dice la coerenza.

Vedi http://www.beppegrillo.it/2010/08/le_dimissioni_di_fini.html

Dal rifiuto di Grillo di collaborare con gli altri partiti si desume che lui considera il Parlamento come una sorta di Direttorio di citoyens duri e puri della Rivoluzione Francese (d’altro canto i suoi parlamentari si fanno chiamare “cittadini”). Libertè (del WEB), Egalitè (“uno vale uno”), Fraternitè (il Grande Fratello ovvero Casaleggio). Poi però è venuto Robespierre, il Terrore e la ghigliottina.  E dopo, con la Restaurazione, è venuto Napoleone.

grillo e casaleggio

Grillo e Casaleggio

3 – Dai berluscones ai grillones

Dopo le espulsioni decretate da Grillo di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, che si erano permessi di criticare la scarsa democrazia interna del movimento (vedi i casi di Tavolazzi, Favia e Salsi), qualcuno comincia a porsi delle domande. Grillo urla al megafono che lui è solo un megafono del movimento.

Tuttavia il divieto di parlare a nome del movimento e di comunicare con la stampa, anche per i parlamentari, sancisce di fatto la gestione autoritaria del movimento. Chi parla e detta la linea, di fatto, è solo il duo Grillo-Casaleggio. Chi critica la democrazia interna, lo ha affermato Grillo, “va fuori dalle palle“.

Come fanno allora i grillini a criticare la gestione padronale di Forza Italia prima e del PDL poi da parte di Berlusconi? Qui stiamo passando dai berluscones ai grillones.

Sui vari giornali sono sempre più frequenti i commenti critici dei lettori: Il 04.03 alle 10:11, il lettore de Il Giornale “alessandro61” commenta: Vorrei solo ricordare alcune cose:

  1. non esiste una “democrazia diretta”, dire che “si vota sul web” è pura presa per i fondelli, poiché dovrebbe essere ovvio che … le possibilità di manipolazione infinite;
  2. esigere che i deputati non abbiano comunicazione con la stampa è una posizione completamente dittatoriale: chi sono i deputati grillini? burattini che devono essere imbeccati da Grillo e Casaleggio e devono fare quello che viene loro detto senza nemmeno poter parlare?
  3. dire che “non si faranno accordi con gli altri partiti” significa solo una cosa: vogliamo governare da soli in modo da aver il controllo totale.

Bene, sommate 1+2+3… Nessuna democrazia interna, ma seguire i diktat di due personaggi nemmeno votati, uno dei quali praticamente invisibile, in attesa di avere il controllo totale… Ma si sa, agli italiani l’uomo forte è sempre piaciuto.

bonzino” il 03/03/2013 alle 20:23 rincara la dose e afferma :Grillo ha mandato in parlamento solo dei pianisti. Non potranno neanche andare al cesso senza il suo permesso. Ma attenti, Grillo è il nuovo Robespierre, l’incorruttibile, che poi è diventato uno dei 10 dittatori più spietati della storia insieme a Stalin e Hitler.

Grillo come Stalin e Hitler? “Bonzino” non esagera un po’? Nelle chat e nei blog circola questa citazione, che sembra riportata da uno dei comizi di Grillo durante lo tsunami tour: I nostri avversari ci accusano … di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto…. Devo ammettere una cosa – questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti.

Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento…. I partiti! Per …anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili! 

Io vengo confuso… oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!”.

Indovinate se si tratta di un post di Grillo sul suo blog, oppure di un suo comizio a Torino, a Milano oppure a Roma, nel mega-evento di chiusura a piazza S.Giovanni.

Avete indovinato? Forse no: in realtà l’autore è un certo Adolf Hitler, in un comizio poi ripreso nei “Discorsi di lotta e vittoria”, 1932. 

Il seguente video riporta parte del discorso elettorale del Fuehrer , che è leggermente diverso dalle traduzioni che circolano in questi giorni tra i blog e nelle chat. Ma la sostanza – come si può desumere dall’audio per chi sa il tedesco o dai sottotitoli in inglese – la possono giudicare tutti. 

Non voglio paragonare Grillo a Hitler, ma forse si spiega perchè molti estremisti di destra si sono infilati nel movimento dei 5 Stelle, come ieri nella Lega (vedi Borghezio, Gentilini & Co.). 

http://www.youtube.com/watch?v=Tx5pylNZXC

4 – Robespierre in maschera

La cifra stilistica di Grillo è l’invettiva e l’insulto, il linguaggio è tipicamente quello della destra fascisteggiante de Il Borghese, di Libero, de Il Giornale o dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Il quale Giannini però non si sarebbe sognato di definire il premio Nobel Rita Levi Montalcini “una vecchia puttana”, come ha fatto invece Grillo. 

Ogni leader carismatico ha i suoi imitatori, che ne riprendono alcuni tratti, a volte quelli peggiori. Alcuni grillones-influencer, sul WEB, da tempo fanno a gara ad insultare e aggredire sistematicamente chi li critica. 

Il sottoscritto, ha ricevuto vari insulti gratuiti, per avere pubblicato un lungo post su Grillo in cui, accanto agli elementi positivi, si mettevano in evidenza alcuni limiti del movimento. Senza conoscermi, qualcuno mi rinfacciava persino di aver votato Berlusconi che ho sempre combattuto e di voler difendere dei privilegi che non ho, visto che non sono mai stato eletto da nessuna parte, non rubo, non evado, non godo di pensioni o vitalizi, non faccio le vacanze a spese di Daccò. 

Caro Grillo : ormai sei un uomo pubblico, non più un comico che fa satira ricorrendo al classico “pernacchio” alla Totò e alla DeFilippo. Il tuo linguaggio violento sta facendo danni nella cultura delle nuove generazioni analoghi a quelli fatti dal berlusconismo sull’etica collettiva. Smettila.

Oppure organizza una gara con Sgarbi, Sallusti e la Santanchè e insultatevi tra di voi.

5 – I grillones in Parlamento, ovvero la paura di governare.

Grillo ha portato in Parlamento persone forse oneste e mosse da buona volontà, ma che per la maggior parte sono degli sprovveduti. Gente che propone di risolvere i problemi dell’Italia con l’aloe arborescens, i mulini ad acqua, le coppe della luna, l’uso dei limoni per fare i detersivi; gente che deve cercare su Google per sapere dove sta il Senato e propugna la “lotta al menefreghismo civico” come panacea di tutti i mali. Qui siamo a livello di Razzi e un po’ sotto a quello di Scilipoti. 

Non è sufficiente “non saper truccare i bilanci”, come dice Grillo, bisogna saperli leggere e gestire, se no te li truccano gli altri. Bisogna sapere come funziona la macchina pubblica, se no la manovrano gli altri. Insomma non basta sapere un po’ d’inglese imparicchiato sul WEB per diventare Ministro degli Esteri. 

Bebbe Grillo con la maschera  fa footing in spiaggia

Il Grillo mascherato

Grillo non vuol fare governare i suoi? Ha ragione, visto che adesso li ha conosciuti da vicino e magari non ha avuto ancora tempo di mettere al sicuro i propri risparmi all’estero.

Concludo citando Beppe Severgnini che scriveva sul Corriere del 4 marzo 2013 : “le mascherate – letterali – del capo possono far sorridere, all’inizio; ma poi diventano patetiche. L’insulto come metodo di discussione non è liberatorio: è imbarazzante e volgare. 

L’abitudine a parlare solo con i media stranieri non è sofisticata, ma provinciale.

Sapere quali sono le intenzioni di un sesto del Parlamento italiano leggendo le anticipazioni di un’intervista di Beppe Grillo alla rivista tedesca Focus è umiliante: per lui, per noi, per tutti.”

Dio ce la mandi buona.

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Oggi è difficile credere in un ideale : ma per un compenso adeguato lo si può sempre fare. Tutto quello che avreste voluto sapere su Grillo e i 5 Stelle ma non avete mai avuto il tempo di chiedere. Aggiornato al 21 febbraio 2012.

Posted by pocavista su 21 febbraio 2013

Oggi è difficile credere in un ideale : ma per un compenso adeguato lo si può sempre fare.

(IL POST PUò ESSERE SCARICATO IN PDF CLICCANDO L’ICONA QUI A FIANCO)

Le elezioni sono imminenti e Grillo riempie le piazze.

Il successo del Movimento 5 Stelle sembra legato anche ad un’efficacissima campagna elettorale. Merito di Grillo e Casaleggio? No, perché la campagna elettorale di Grillo è stata condotta con grandissimo spiegamento di mezzi soprattutto dai suoi avversari politici, che non si sono risparmiati nel mostrare i propri scandali a livello locale e nazionale, le malefatte bancarie, gli sperperi di denaro pubblico, le collusioni con la malavita organizzata, la difesa ad oltranza dei propri scandalosi privilegi. 

L’involontaria campagna pro-Grillo ha reso noto a tutti ormai che i partiti tradizionali sono infestati dalla moltitudine dei Renzo Bossi, delle Minetti, dei Belsito, dei Lusi, dei Fiorito, dei Razzi, dei rappresentanti della malavita organizzata, di gente disposta a votare in Parlamento che Berlusconi credeva veramente che Ruby fosse la nipote di Mubarak, dei politici che ricevono le case a loro insaputa o che vi ospitano – sempre a loro insaputa – dei cognati.

La gente comune mano mano prendeva nota dei partiti di appartenenza dei politici e li metteva nella lista nera.

Il tonno di Grillo

Con l’aria che tira, Grillo ha avuto gioco facile e può gridare : “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno” .tonno 2

Grillo presenta candidati giovani e inesperti al Parlamento? Un limite? Macchè, ribatte lui : “I nostri candidati sono giovani e inesperti, è il loro valore aggiunto: non sanno come si trucca un bilancio”. Qualcuno potrebbe obiettare che magari un bilancio non bisogna saperlo truccare, ma almeno saperlo leggere.

Beppe Severgnini commenta sul Corriere della Sera del 21 febbraio 2012: “È vero, far peggio di alcuni parlamentari uscenti appare impossibile…. Le «Parlamentarie», con cui sono stati scelti, hanno coinvolto 32 mila persone: un numero irrisorio. Prendiamo l’Umbria … Tiziana Ciprini, con 84 preferenze è stata la più votata tra gli 81 candidati, ed è capolista alla Camera. Ha 37 anni, una laurea in Psicologia “. Ecco la proposta principale del suo programma : «Rivoluzione culturale: abbandono del sistema della delega e del menefreghismo civico e promozione di sistemi, metodi e stili di vita basati sulla partecipazione». Come direbbe Floris : Minchia!

Beh a questo punto farebbe la sua figura anche uno Scilipoti, con le sue battaglie per la diffusione dell’agopuntura e contro il signoraggio bancario.

Dio ce la mandi buona!  

PS – Chi si vuol fare un’idea più sistematica del fenomeno Grillo e del Movimento 5 Stelle, può dare un’occhiata qua sotto.

Tutto quello che avreste voluto sapere su Grillo ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere.

Il segreto dell’agitatore politico è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui”. (Karl Kraus)

Questo post nasce per dare a me stesso qualche risposta ai numerosi interrogativi che ho su Grillo e sul suo movimento. Spero sia utile anche a qualche lettore.  Il post è scaricabile anche in PDF. Aspetto commenti, tollero insulti. (aggiornato al 21 febbraio 2012)

Pocavista

1 – Grillo, chi era costui?

Il Grillo-Stalin apparso su Il Male

Beppe Grillo (1948) secondo molti suoi critici sarebbe un ex-comico, divenuto oggi un politico populista. Molti non si pronunciano sul suo futuro, ma lo vedono seduto in Parlamento, nonostante le sue numerose dichiarazioni in senso contrario.

Scoperto” da Pippo Baudo, acquista notorietà per alcune sue partecipazioni in TV negli anni ’70 e per la conduzione del Festival di Sanremo nel 1978. Nel suo curriculum c’è anche qualche apparizione cinematografica.

Le sue esibizioni televisive vanno prendendo nel tempo connotazioni sempre più satiriche. La sua carriera TV si interrmpe poi bruscamente nel novembre 1986, in seguito a un suo commento alla megatrasferta in Cina del Governo del socialista Craxi, pronunciato durante il varietà televisivo Fantastico : “A un certo momento Martelli (allora vice di Craxi) ha fatto una delle figure più terribili… Ha chiamato Craxi e ha detto: “Ma senti un po’, qua ce n’è un miliardo e son tutti socialisti?”. E Craxi ha detto: “Sì, perché?”. “Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?”

Bandito dalla TV, Grillo fa spettacoli teatrali in cui propone temi ambientali e di critica politica, finché il nuovo consiglio di amministrazione della RAI, insediato all’epoca di “Mani Pulite”, lo richiama in TV. Va in onda il “Beppe Grillo show” che ottiene un grande successo di ascolti.

Successivamente Grillo torna agli spettacoli teatrali e alle piazze, in cui tratta tematiche ambientali (lotta agli inceneritori, incentivazione delle energie rinnovabili) e di critica politica. Apre un blog di grande successo che è tuttora in testa alle classifiche italiane.

E’ contro la TAV, il copyright, le centrali a carbone, la politica industriale delle case farmaceutiche. Dopo aver criticato in passato computer e internet, diventa un fautore dei blog e di Internet. Ha una sua casa editrice che ha lanciato la collana beppegrillo.

Nel giugno 2007 Grillo interviene al Parlamento Europeo, parlando di energie alternative e denunciando la presenza nel Parlamento Italiano di decine di condannati in via definitiva. Nello stesso anno organizza il “Vaffanculo Day” nelle piazze di varie città italiane, utilizzando i blog come forma di mobilitazione. In occasione dell’evento sono state raccolte centinaia di migliaia di firme per proporre modifiche alla legge elettorale (1 – non sono candidabili cittadini se condannati o in attesa di giudizio; 2 – va posto un limite massimo di 10 anni di permanenza degli eletti in Parlamento; 3 – reintroduzione della preferenza diretta per votare i parlamentari). Le proposte, depositate in Senato da Grillo nel dicembre 2007, non hanno avuto riscontro, anche perché il Parlamento si è sciolto nel febbraio successivo per la caduta del Governo Prodi.

Nel 2008 durante il “Monnezza Day” tenutosi a Napoli, Grillo denuncia “lo sfruttamento del Sud da parte del Nord”. Nel successivo “V2 Day” Grillo presenta tre referendum abrogativi (abolizione dell’ordine giornalisti, della Legge Gasparri e dei finanziamenti ai giornali). Altre iniziative riguardano la proprietà pubblica dell’acqua, la limitazione per le nuove costruzioni edilizie, la diffusione di trasporti pubblici non inquinanti e di piste ciclabili, il riciclaggio dei rifiuti, le energie alternative.  Si impegna per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Risultato raggiunto, ma da consolidare.

Nel 2009 Grillo annuncia provocatoriamente la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico. La Commissione Nazionale di Garanzia del PD non gli consente però l’iscrizione al partito e quindi non si può candidare alla segreteria dato che Grillo organizzerebbe “movimenti antagonisti al PD”.  

In seguito al rifiuto del PD, Grillo fonda il il Movimento 5 Stelle. Alle successive elezioni amministrative il Movimento ottiene un discreto successo, con l’elezione di numerosi rappresentati nelle istituzioni locali e regionali.

2 – Grillo e Internet

Dopo aver distrutto più volte dei personal computer al termine di suoi spettacoli, Grillo si è convertito sulla via di Damasco ed è divenuto l’autore di un blog di grande successo, primo in Italia per contatti unici giornalieri. Il blog di Grillo nel 2006 e nel 2008 ha vinto il premio di “Miglior Blog” al Macchianera Blog Awards; mentre nel 2009, gli è stato assegnato il premio come “Miglior blog andato a puttane“.

Secondo alcuni suoi critici, il blog di Grillo avrebbe contribuito a diffondere delle “bufale”, come nel caso della coppia dei cellulari che riuscirebbero a cuocere le uova (una nota leggenda metropolitana originata da un articolo satirico tutto british). Ancor più famosa quella della biowashball, una pallina di plastica forata con all’interno piccole sfere ceramiche che sarebbe in grado di lavare i panni in lavatrice senza detersivo. I test effettuati non hanno dato invece nessun riscontro e il superiore potere pulente della biowashball si è rivelato una bufala.

In seguito alle numerose denunce di “bufalità” ricevute, Grillo ha invitato a non “guardare la televisione o leggere i giornali finanziati dallo Stato” per informarsi. Solo lui e il suo blog sarebbero la fonte di verità da cui attingere.

In altre occasioni Grillo ha pubblicato sul blog dei “quasi falsi”, come le lettere che Benedetto XVI e il presidente cinese Hu Jin Tao – in realtà collage di discorsi pronunciati in diverse occasioni – avrebbero inviato a Grillo in quanto influente opinion leader.

Altri accusanoGrillo di censura, in quanto dal suo blog verrebbero eliminati i commenti “sgraditi”.

3 – Grillo e la Casaleggio Associati

Molti osservatori fanno rilevare che dietro Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle ci sono le eminenze grigie della società di marketing e gestione delle reti della ditta Casaleggio & Associati. Berlusconi quando lanciò Forza Italia si avvalse della struttura e delle menti della sua potentissima Publitalia (molti suoi funzionari e dirigenti divennero parlamentari o governatori di regione); Grillo, nel suo piccolo, ha la Casaleggio.

Come racconta uno dei fratelli Casaleggio nel libro “Web Ergo Sum” (2004), la svolta internettista di Grillo – che fino ad allora distruggeva i computer – avvenne dopo un incontro con lui. Gianroberto Casaleggio, divenuto consigliere di Grillo, ne avrebbe curato in seguito l’immagine, il blog (cura anche quello di Di Pietro), la rete dei Meet-up, le iniziative editoriali. Secondo alcune voci, sarebbe sua l’idea del V-Day.

Pietro Orsatti, su MicroMega 5/2010, sottolinea come il ritorno “di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata nella comunicazione e nel marketing digitale”. Secondo la Casaleggio “Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio”.

Anche sulla rete, è l’abito che fa il monaco, ovvero l’immagine è tutto : lo staff Grillo avrebbe fatto censurare una video-song satirica di Tony Troja, il quale sul Fatto Quotidiano aveva parlato di quanto i grillini fossero permalosi. Dopo qualche ora il video su YouTube viene oscurato: “Beppe Grillo come fa?”: questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di StaffGrillo”.

Ma non era proprio Grillo a lottare contro il copyright? Nel suo spettacolo “Incantesimi” (2006) aveva affermato che “La conoscenza deve andare libera. L’umanità va avanti quando la conoscenza è libera. I copyright, i diritti d’autore bloccano la ricerca, bloccano il progresso dell’umanità. […] Viva la pirateria!” Adesso capiamo che lottava solo contro il copyright altrui.

4 – Grillo, la giustizia e il fisco

Il blog www.tafanus.it ricostruisce la condanna di Grillo per omicidio colposo plurimo.

Il 7 dicembre 1982 … decide di partire con alcuni amici alla volta di Col di Tenda, sulla antica via romana tra la Francia e la Costa ligure. In pratica, una strada sterrata militare in alta quota che porta a delle antiche fortificazioni belliche. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle .. col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico di nome Mambretti… Un quinto amico decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Una scelta di buon senso, che salverà la vita al gruppetto dei “rinunciatari”… Un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica,lo sconsigliano vivamente; a esser precisi, la strada è chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer …All’altezza di Bec Rouge …l’auto sbanda su un ruscelletto ghiacciato e scivola verso una scarpata. Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto.

Segue processo : in primo grado Grillo viene assolto per insufficienza di prove. L’accusa ricorre in appello, producendo le prove che la strada percorsa da Grillo era strada era “chiusa al traffico” per pericolosità. “La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente. Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che nel settembre scorso è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo.”

Alcuni organi di stampa e blog hanno riportato anche la notizia dei condoni per abusi edilizi e irregolarità fiscali di cui avrebbe usufruito Grillo. Secondo il quotidiano Il Tempo, la Gestimar srl, l’immobiliare della famiglia Grillo proprietaria di una decina di immobili in Liguria e in Sardegna si è avvalsa del condono tombale, per gli esercizi degli anni 2002 e 2003.

Durante le sue pubbliche apparizioni il comico avrebbe poi ammesso di aver utilizzato i condoni, che lui – pubblicamente – contesta così duramente (vedi lettera a Repubblica in cui nel 2004 accusava i parlamentari di centrodestra, che avevano approvato i condoni, di avere fatto un favore agli evasori e di stimolare comportamenti elusivi).

5 – Grillo :  pecunia non olet

Nel 1984 Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (Firenze) per 35 milioni di lire. La sera dello spettacolo piove a catinelle e il pubblico non viene. Incassi scarsi. I compagni della sezione locale cercano di ricontrattare il compenso, ma Grillo, da buon genovese, non fa sconti. L’unico con busta paga della segreteria comunista è Franco Innocenti, 26 anni, che deve stipulare un mutuo ventennale per pagare Grillo. Fino ai 46 anni dovrà lavorare per pagare un comico che, almeno in questo caso, ha fatto piangere qualcuno.

6 – Grillo e l’ecologia

Sono note le sue battaglie per la diffusione delle energie alternative e per il risparmio energetico. Secondo Chicco Testa ex- amministratore delegato dell’Enel che fece compiere verifiche, Grillo si fece installare 20 KW a casa (contro la media di 3 KW della maggior parte delle case italiane), mentre il l’impianto fotovoltaico da lui installato ne produrrebbe al max 2. A merito di Grillo tuttavia andrebbe ascritto il fatto di avere stipulato il primo contratto di fornitura di energia elettrica all’ Enel da parte di un singolo cittadino. Contratti poi diffusi in seguito ai provvedimenti governativi di incentivazione delle energie alternative.

Altri rimproverano a Grillo il possesso di barche e di una Ferrari che proprio ecologiche non sono.

7 – Grillo e la comunicazione

Grillo ha spesso denunciato di essere vittima di censure da parte di stampa e TV. Lui, dice, di battersi per la libertà di stampa e contro ogni forma di censura. Sovente però ha rifiutato di rispondere a domande scomode postegli da giornalisti (per esempio de Il Giornale e de L’Espresso). Per esempio Gilioli dell’Espresso gli avrebbe proposto quattro pagine di intervista sul tema dell’informazione. Dopo avere ottenuto le domande via mail, Grillo si sarebbe rifiutato di rispondere perché le giudicava “offensive”.

Secondo lui i giornali avrebbero paura delle sue battaglie e del Verbo che ci distilla continuamente nei suoi interventi.

Il Blog www.tafanus.it riporta “quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio “crossmediale” sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: “Chi ha paura di Beppe Grillo?”. Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro.”

…La storia richiama quella di “Grillo da ridere (per non piangere)”, che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003. «Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt’altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero.”

Grillo, come Berlusconi e – fino a poco tempo fa – Bossi, si pongono come “un uomo solo al comando”. Ma finché si pensava a Fausto Coppi in fuga al Tour de France la cosa poteva andare : quando riguarda la politica, il pericolo – per la democrazia – è sempre in agguato.

Il linguaggio di Grillo non appare molto diverso da quello di due formidabili demagoghi e populisti, come Berlusconi e Bossi : insulti, allusioni di tipo sessuale per denigrare gli avversari, bufale, minacce, proclami irrealistici e roboanti, riti.

Da un lato (i due B.) si parla dei “coglioni che votano a sinistra”, di quelli che “ce l’hanno duro”, di “stronzi”, “di utili idioti”. Si mostra il dito medio e si fanno pernacchie. Si insultano i giornalisti, si incitano le guardie del corpo a menarli (Bossi), si toglie loro il microfono o la tribuna con proclami bulgari.

Dall’altro, Grillo parla del premio Nobel Rita Levi Montalcini come di “una vecchia puttana”, dei leader politici italiani come dei “dementi”, di Fassino come “una salma”, di Berlusconi come dello “psiconano”, di Vendola come “il buson” (frocio, in dialetto bolognese) e di un “buco senza una ciambella”. Dopo una puntata di Porta a Porta chiosa : “Prodi ha l’Alzheimer”. Sul suo blog si chiede “Ma il Presidente Napolitano è in salute? Posso avere, per favore, la sua cartella clinica?”. Il tutto condito con dei “vaffanculo”.

Da un lato (i due B.) si officiano canti liturgici (“E Forza Italia”, “Va pensiero”) e riti dell’ampolla (gli effetti della ripetuta esposizione alle inquinatissime acque del Po sono sotto gli occhi di tutti); dall’altro (G.) c’è la litania liturgica dei vaffanculo e i rituali della traversata in canotto portato a braccia dalla folla dei fedeli o della distruzione sul palco dei computer, un mezzuccio retorico che richiamava la distruzione delle chitarre al termine dei concerti dei gruppi rock negli anni 60-70. 

Da un lato c’era un comico dilettante, Berlusconi, che raccontava le sue barzellette di fronte ad un pubblico adorante e impermeabile a qualsiasi critica, insieme ad un tragicomico involontario come Bossi, che mostrava il dito medio e profferiva pernacchie agli avversari di fronte ad un popolo padano adorante e impermeabile a qualsiasi critica. Dall’altro oggi c’è un comico professionista, Grillo, che esegue i suoi lazzi e le sue sparate di fronte ad un pubblico ugualmente adorante e impermeabile a qualsiasi critica.

Le reazioni alle eventuali critiche rivolte ad ognuno dei tre leader “carismatici” suscitano spesso nei fans reazioni scomposte, piene di insulti, accuse personali e di pesanti allusioni sessuali. Chi ha avuto modo di seguire i commenti dei lettori de Il Giornale pieni di insulti di volta in volta per “i Komunistelli”, per Casini, per Boffo, per il direttore di Famiglia Cristiana, per Montezemolo e per la Marcegaglia, per Fini e Bocchino, per la Bocassini e per i magistrati “rossi” avrà notato forti analogie di linguaggio con quello dei seguaci di Grillo sul suo blog o sui blog che ospitano post non troppo teneri con Grillo. Prima si insulta e si lanciano accuse di connivenza con “la vecchia politica che ha portato allo sfascio questo paese di merda”, poi si riafferma la propria fede nel capo carismatico per mettersi la coscienza a posto.

Il loro linguaggio per certi aspetti richiama da vicino quello utilizzato da Guglielmo Giannini, il fondatore del movimento dell’Uomo Qualunque, che ebbe un discreto successo nel dopoguerra. Sulla rivista di Giannini per irridere gli avversari se ne storpiavano i nomi : Piero Calamandrei diviene Caccamandrei; Salvatorelli diventa Servitorelli; Vinciguerra è trasformato in Perdiguerra. Il “vento del Nord” diventa “rutto del Nord”. Una vignetta dal titolo PDF (ossia “pezzo di fesso”) ospitava i personaggi sotto tiro.

L’idea di Giannini era di dare spazio alle opinioni “dell’uomo della strada”, contrario al regime dei partiti e al dirigismo economico. Le idee di Grillo sono poi così diverse, malgrado il suo programma “modernista”?

8 – Grillo monologhista, monomaniaco e monomediale?

Grillo ha scelto il dialogo a senso unico, il monologo, e cerca di evitare chi pone domande scomode. E’ la strategia comunicativa del resto utilizzata per anni da Berlusconi. Il quale, al massimo, sceglieva di andare nel salottino accogliente di Porta a Porta, da un Bruno Vespa pronto a fornirgli gli assist e le scrivanie di ciliegio in cui firmare fasulli contratti con gli italiani. E ogni tanto di telefonare a Floris, Santoro e Lerner in diretta, per insultarli, per dare loro la patente di fazioso, per poi riattaccare loro il telefono in faccia prima che gli interlocutori possano rispondergli a tono.

E’ una strategia comunicativa non democratica, che favorisce la demagogia di chi solletica i sentimenti viscerali dei suoi ascoltatori e il culto della personalità.

Berlusconi e Grillo sono entrambi monologhisti, comunicano a senso unico; sono monomaniaci (B. contro i comunisti che si annidavano dappertutto; G. contro tutta la classe politica, nessuno escluso) e monomediali (Berlusconi preferisce il linguaggio televisivo e i canali TV di cui può disporre a piacimento, mentre Grillo si è arroccato su Internet).

Entrambi fanno largo uso della teoria del complotto. Per B. erano “le toghe rosse” , “i comunisti” e i “poteri forti” a tramare contro di lui, per ostacolarne le riforme e il “nuovo che avanza”. Per G. sarebbero i partiti, i vecchi leader, le banche, le multinazionali che impedirebbero le riforme di cui avrebbe bisogno il Paese. Sono tutti da buttare; secondo Beppe Grillo “sono residuati bellici, gente vecchia che parla di concetti vecchi, che propaganda tecnologie “morte e sepolte” come il nucleare, che vive una politica putrefatta” (Curzio Maltese, Il Venerdì di Repubblica, 13 agosto 2010).

In questo Grillo ha dei punti di contatto con il linguaggio populistico del sindaco Renzi, il rottamatore della “vecchia” classe politica, ma va molto oltre.

Berlusconi e Grillo si dipingono entrambi come vittime di una discriminazione da parte del mondo della comunicazione : per B. quasi tutta l’informazione, anche quella di Mediaset, a parte Emilio Fede, era in mano “ai comunisti”; per G. sarebbe in mano a giornalisti pagati dallo stato, tramite il finanziamento pubblico, e dagli oligopoli, che hanno interesse al mantenimento della status quo. Grillo ha detto che ai talk-show non ci devono andare i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, perché sono tutti dei partiti e dei giornalisti schierati (in realtà per non mandare allo sbaraglio dei giovani inesperti che verrebbero fatti a pezzi dai politici di professione e dai giornalisti).  Che il giornalisti tranne pochi (probabilmente quelli de Il Fatto quotidiano) fanno schifo. Che a tutti i partiti bisognerebbe fare il “processo di Norimberga”. Che bisogna uscire dall’Euro. Che non pagherà le tasse, se prima non gli dicono come e dove saranno spese. Che la Lega Nord è stata colpita dalla magistratura perché è all’opposizione di questo governo.

Dulcis in fundo, ha affermato che “La mafia non strangola le sue vittime, si limita al 10% di pizzo” (in Sicilia, il 29 Aprile 2012), a differenza dello stato che ti strangola con le tasse.

A proposito di tasse, ecco altre dichiarazioni di Grillo che forniscono un comodo alibi agli evasori: “se tutti pagassero le tasse si ruberebbe il doppio”, “i controlli della Finanza sono un modo per istillare l’odio sociale”. D’altro canto anche Berlusconi ha affermato più volte che sarebbe legittimo evadere le tasse quando sono troppe, ottenendo valanghe di voti tra le partite IVA. Segnaliamo, a chi facesse finta di niente, che le tasse – per chi le deve pagare – sono sempre troppe, anche quando sono basse. Ovvero, chi può farlo e corre pochi rischi di essere beccato, se evade l’IVA al 21%, evaderà anche quella al 4%. Il resto sono chiacchiere e distintivo epropaganda buona per i lettori de Il Giornale.

La “curva sud” dei fan di Grillo – anche quando costui palesemente la fa fuori dal vaso – si affannano a “contestualizzare” e “interpretare” per giustificarlo : un po’ come il vescovo “Fisichella” quando contestualizzava la blasfemia del “cattolicissimo” Berlusconi.

9 – Grillo è di destra o di sinistra?

Grillo punta al bersaglio grosso e solletica la pancia dei delusi dai partiti (secondo i sondaggi quasi il 40% degli elettori), dei meridionali disoccupati quando è al Sud (“Il Sud sfruttato da secoli dal Nord”), dei padani quando sta al Nord (“la Lega colpita dalla magistratura perché sta all’opposizione”), degli evasori e le partite IVA (“lo stato ti strangola con le tasse e non si pagano le tasse se prima non dicono come le spenderanno”), degli ecologisti (con le energie alternative e le pseudomiracolose Biowashballs), dei delusi dall’euro (è meglio uscire dall’euro) e degli antagonisti come i NoTAV, dei giovani che hanno di fronte solo disoccupazione e precarietà, di quelli che sono preoccupati per la microcriminalità e per gli immigrati (per esempio, si è detto contrario allo ius soli e preoccupato per la presenza dei rom).

Manca solo che Grillo dica che gli allevatori non devono pagare le multe per le “quote latte” o che le farmacie e i tassisti non si devono toccare e poi Grillo si garantirebbe potenziali consensi praticamente in ogni terra di conquista.

D’altro canto anche se molti argomenti da lui usati sono contraddittori, questo non conta agli occhi dei suoi seguaci : ognuno prende ciò che gli interessa o lo colpisce di più. E’ la vecchia tecnica del venditore di auto : se si trova di fronte ad una famigliola con tre figli, il venditore descrive l’auto come “spaziosa e spartana nei consumi”; se il potenziale acquirente è un giovane tamarro con la fidanzata “bona”, la stessa auto è definita “sportiva ed elegante, con un impianto stereo potentissimo”. 

Berlusconi – quando si presentava come “il Presidente Operaio” – del resto prometteva : metterò meno tasse per tutti e aumenterò le pensioni, vi darò un milione di posti di lavoro e una casa per tutti. Come avrebbe fatto ad aumentare le pensioni e a dare una casa a tutti diminuendo le tasse non era dato sapere : erano provvedimenti incompatibili, visto il livello del nostro debito pubblico. Ma alla gente allora ciò non importava. E adesso la gente si lamenta perché oggi, con tasse, IMU e riforma delle pensioni, deve pagare i conti di ieri e le malefatte di una classe politica cui la gente ha concesso il proprio voto di scambio turandosi non solo il naso, ma gli occhi e le orecchie.

Recentemente il quotidiano Libero (27 aprile 2012) metteva in evidenza che nei comizi di Grillo ci sono anche alcuni elementi che spiegano perché piaccia, oltre che all’elettorato deluso dalla sinistra, anche a quello di centrodestra. “Il primo è senza dubbio la nazione: Grillo non fa che scagliarsi contro le istituzioni sovranazionali, propugna la fuoriuscita dall’euro e quindi il ritorno alle vecchie monete e ai sacrosanti inviolabili confini. Grosso modo il programma della cara Marine Le Pen e di tutta la destra sovranista (di cui in Italia purtroppo si sono perse le tracce). Il secondo è l’immigrazione, che al comico-politico non piace per niente. Dopo la nazione e l’immigrazione il terzo argomento che fa di Grillo un uomo oggettivamente di destra è la libertà personale. Altro che il Berlusconi prima maniera! Se tutti i grillini fossero come il loro duce (pardon, fondatore) il Movimento 5 Stelle sarebbe la nuova Casa delle Libertà.”

Grillo è un “duce” come lo definisce Libero? Al riguardo lascio la parola a Emanuela G, che ha inviato il seguente commento al sito WEB de Il Fatto quotidiano :

Grillo non è “semplicemente il testimonial” del Movimento 5 S. Ne è il proprietario: ha depositato e brevettato il marchio del movimento . All’ interno del Movimento chi non si è allineato esattamente sulle sue parole si è trovato sbattuto fuori: non da un assemblea, un voto di sfiducia o simili basse pratiche da partiti. Lo ha detto lui, e basta.

Del resto non lo fanno tutti i leader supremi del proprio movimento? Lo ha fatto Berlusconi con Fini, definito dalla stampa embedded del Biscione “un traditore” e messo alla gogna per mesi con “la casa di Montecarlo”. Lo ha fatto il leghista Maroni con Rosi Mauro, capro espiatorio sacrificato per salvare il vecchio leader Bossi.

Il “liberale” Berlusconi non ha nominato Alfano segretario del “suo” partito, senza consultare nessuno? Bene, il Grillo che si batte strenuamente per la democrazia ha cooptato poco democraticamente i quattro responsabili del Movimento, senza che la base li avesse scelti.

Ricordiamo un titolo del quotidiano Libero dopo le elezioni regionale del 2011 : “Il Cav al Grillo ammazza Pd :”Lunga vita, così ci fai vincere”

10 – Grillo l’oclocrate : “padrone” o “garante” del M5Stelle?

Sul blog www.rinabrundu.com , Rina Brundu posta un articolo sul rischio (reggetevi forte) dell’olocrazia. Riportiamo le sue parole : “ L’oclocrazia sarebbe una ideale forma di amministrazione della cosa pubblica dove le decisioni vengono prese direttamente dalle masse (dal greco όχλος = moltitudine, massa). Per lo più sarebbe una degenerazione demagogica delle possibilità della democrazia. Difficile anche da attuarsi… se, per esempio, si seguisse l’ideale grilliano : tanti login sul suo sito Internet tanti voti incassati. Tuttavia, ora come allora l’oclocrazia portata all’estremo potrebbe avere una sua drammatica conseguenza: ovvero, l’approdo verso una qualsiasi forma di dittatura.”

Prima la Brundu afferma che il Movimento a 5 Stelle non correrebbe questo rischio che “vanta una politica sostenuta da una gerarchia interna digitale di tipo orizzontale, sulla linea dell’ideologia primus inter pares”, per poi smentirsi subito dopo : “… l’ organigramma gestionale espresso dal “grillismo” … è un grafico che mostra una unica verticalità: Grillo stesso! O, nelle parole usate da un suo adepto durante l’ultima trasmissione di Servizio Pubblico di Santoro, mostra… il garante.

La Brundu conclude che Grillo non possa esercitare appieno il ruolo di “garante” dato che non può candidarsi al Parlamento (è stato condannato) e non potrebbe guidare le sue truppe grilline nello scontro finale con il sistema dei partiti. Argomento interessante, ma – non me ne voglia la Brundu – deboluccio.

Interessante rimane comunque l’accenno della Brundu ai rischi della democrazia diretta, dell’oclocrazia , in cui all’abolizione della mediazione dei partiti, farebbe riscontro il ricorso alla democrazia dei referendum, dei televoto, dei login sul WEB. Si provi a pensare a quale risultato avrebbe su internet un referendum sulle misure di riduzione del debito pubblico introdotte da Monti : se i risultati del referendum fossero messi in pratica, faremmo immediatamente la fine non dico della Grecia, ma dell’Argentina di 10 anni fa.

11 – Grillo : un demagogo o un populista?

A me gli occhi, please!

Qualche anno fa Sartori anticipava su Il Corriere della Sera il tema della oclocrazia, riproposto in questi giorni dalla Brundu, rilevando che legittimazione del potere – almeno in Occidente – deve essere democratica, cioè fatta sempre in nome del popolo. Anche Chavez in Venezuela si presenta come il “portavoce del popolo”. Il politologo teme al contrario l’eccesso di «democrazia che uccide la democrazia, la democrazia che si suicida».

Sartori introduce la distinzione tra demagogia e populismo, il quale denota “una genuina democrazia «immediata » che nasce dal basso e che, per questo rispetto, è l’esatto contrario di demagogia. Pertanto il populismo così definito… ha la forza di essere una democrazia embrionale genuina, ma al contempo la terribile debolezza di incarnare un infantilismo politico … incapace di costruire alcunché. Le sue proposte «al positivo» sono, appunto, puerili e inconsistenti.

Per Sartori, Grillo non sarebbe dunque un demagogo, quanto un populista : in soldoni più Bossi, che Berlusconi. Poi aggiunge che “nelle democrazie di massa e contestualmente di video-potere senza un (uso) modico di demagogia nessun leader farebbe oramai molta strada”.

Alla classica domanda «cosa avete fatto per il vostro Paese?», Berlusconi potrebbe rispondere: niente, salvo che liberarlo da Prodi. E viceversa. Cioè Prodi potrà dire: niente, salvo che liberarlo da Berlusconi.” . 

E’ in questo nulla, pieno di molte macerie, che a mio avviso cresce la disaffezione per  la politica tradizionale e la protesta contro i partiti che curano solamente i propri interessi : humus in cui attecchisce e si sviluppa la pianta del M5Stelle.

12 – In difesa di Grillo.

Chi scrive è d’accordo sul fatto che la condanna per omicidio colposo di Grillo – forse legato ad una leggerezza da tamarro di provincia, in ebbrezza da recente possesso di Chevrolet Blazer (se hai un 4×4 devi però sapere che non puoi camminare sulle acque come Gesù) – non debba essere usata per delegittimare la sua azione politica e le sue idee. Inoltre mi trovo d’accordo con Gad Lerner che il fatto che Grillo guadagni molto non debba essere usato come arma di delegittimazione : finché non ruba, non evade e non riceve prebende statali per puri meriti di appartenenza a cricche o partiti, nessuno gli può rimproverare di essere pagato per quanto il mercato gli riconosce. 

A Grillo e al suo movimento va il merito di avere posto al centro dell’agenda politica tematiche come il risparmio energetico, le energie alternative, l’etica nell’amministrazione della cosa pubblica, la lotta contro le rendite da monopolio, la democratizzazione dell’informazione, la lotta ai privilegi dei partiti e dei parlamentari. 

A Grillo riconosciamo anche il grosso merito di aver diffuso la concezione che i parlamentari non sono nostri rappresentanti, ma nostri dipendenti, dato che ricevono denaro pubblico. Come ogni padrone che si rispetti, dovremmo tenere sotto controllo i nostri dipendenti, cioè i parlamentari. Così ha diffuso l’idea di far presenziare ai grillini muniti di telecamera ai consigli comunali e provinciali, riversando i filmati sul WEB, per rendere meno segrete le stanze del potere.

 Un forte elemento a carattere moralizzatore del M5S è il totale rifiuto dei contributi ai partiti. Questa è una posizione che ha un grande impatto sull’opinione pubblica scandalizzata dagli incredibili privilegi della “casta”.  Tuttavia alcuni fanno notare che ciò metterebbe la politica organizzata totalmente nelle mani delle lobby dei grandi gruppi economici che – finanziando i partiti – ne condizionerebbero fortemente i comportamenti e l’azione di governo (vedi USA, in cui i grandi gruppi che finanziano le campagne dei presidenti vincenti poi passano regolarmente all’incasso).

Il M5S siculo restituisce 1.426.00 Euro di rimborsi elettorali

13 – Grillo : indizi a carico

Non sono d’accordo però che alcuni suoi meriti debbano fare dimenticare la sua incoerenza in merito ai condoni, al suo privato stile di consumi energetici, di poca tolleranza nei confronti delle critiche, di insofferenza verso i giornalisti, di ricorso a comportamenti censori con la scusa della difesa del (suo) copyright, di uso dell’insulto nei confronti di tutti, di uso del continuo turpiloquio in occasioni pubbliche. Non si può essere ugualmente tolleranti verso di lui quando fa crociate ludddiste contro i computer e poi cambia idea poco dopo; o propala bufale come la cura di Bella, le auto a idrogeno che le multinazionali non metterebbero volutamente in produzione, la Biowashball. Oppure quando afferma che sull’Aids ci sono dei seri sospetti che sia una bufala; quando prima difende la produzione di biocarburanti e poi dice che affamano il modo; quando che fa credere di essere destinatario di false missive di pontefici e di capi di stato. O quando spara frasi infelici come quella che la mafia non strangola nessuno.

Grillo ha ormai assunto un ruolo pubblico, non è più un mero comico che si avvale metaforicamente del “pernacchio” alla Totò al cinema o a teatro. Chi è disposto a tollerare e giustificare le sue incoerenze, il suo linguaggio pieno di insulti e il suo perenne tono da tribuno, dicendo che ciò che conta “sono solo le idee e il programma” del Movimento, ricalca la posizione farisaica di quelli che ieri applaudivano il Berlusconi del family day e della legge per punire i clienti delle prostitute e che però a casa sua organizzava i “bunga bunga”.

L’uomo pubblico non può impunemente “predicare bene e razzolare male”: quale “grillino”, oggi, concederebbe ad un politico di varare misure lacrime e sangue per i “soliti noti”, mantenendo nel contempo gli scandalosi privilegi di cui costui gode?

14 – Grillo : dr.Jekyll e Mr.Hyde

A questo punto mi sto convincendo che esistano due volti del Nostro e che aveva ragione Alessandro Gilioli (A.G., Le due facce di Beppe Grillo, su Micromega) quando affermava che “ Ho pochi dubbi infatti che buona parte delle questioni sollevate prima da Grillo e poi dai suoi meet-up – fino al Movimento 5 Stelle – meritino ampia cittadinanza politica e … supporto. Sto parlando ad esempio delle battaglie per lo sviluppo e la libertà della Rete; di quelle per un nuovo ambientalismo realizzato in modo “glocal” dal basso; di quelle per un’ecologia della finanza e dell’economia capitalista in generale …; di quelle contro i privilegi e le perversioni clienteliste di buona parte della politica professionale (“casta”); di quelle per l’acqua pubblica, contro gli abusi edilizi, e anche di quelle contro i meccanismo censori, autocensori e distorsivi presenti nei media italiani.”

Gilioli metteva in evidenza anche il lato oscuro del personaggio Grillo:Quello dal linguaggio fascisteggiante che ironizza sui difetti fisici degli avversari politici; quello convinto che Pd e Pdl siano la stessa cosa..; quello che si rifiuta di firmare per il libero WiFi, perché l’iniziativa non l’ha lanciata lui; quello che si rifiuta di accettare qualsiasi domanda sulla sua condanna penale con un comunicato in stile sovietico lontanissimo dalla trasparenza dovuto da chiunque faccia politica; quello che non vuole rispondere a domande scomode perché lui (testuale) «è un monologhista»; quello infine che si è coltivato (anche) un’ampia area di seguaci fideistici e acritici, che ricoprono di insulti chiunque provi a mettere in discussione il loro guru.

Concordo che dentro il fenomeno Grillo ci sia del buono e del meno buono, dell’ottimo e del pessimo. Molti punti del suo programma sono condivisibili, anche se c’è bisogno di molto lavoro per tradurli in proposte concrete e attuabili; altri sono molto generici e fumosi e propongono soluzioni semplicistiche a problemi che sono molto complessi. 

Grillo e il suo movimento sono protagonisti affidabili per portare a compimento le sue battaglie? C’è chi si chiede come Gad Lerner (www.gadlerner.it/2012/04/15/la-commedia-di-beppe-grillo-trita-e-ritrita.html) se c’è qualcuno che affiderebbe tranquillamente a Grillo i destini della sua azienda o della sua famiglia. La domanda retorica implica però una certa sottovalutazione del fenomeno Grillo che non condividiamo.

Non è sufficiente né giusto dare a qualcuno o a un movimento l’etichetta di “antipolitica”, di anticasta”, di “populismo demagogico” o di “dilettantismo allo sbaraglio” per delegittimarne le idee e le proposte. Credo che abbia ragione Marco Travaglio quando rileva che  “i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente”. (M.T: il Fatto 28 aprile 2012).

Più recentemente Gilioli, riprendendo sul suo blog la questione Grillo, concludeva che “si vuole davvero sfidare Grillo (e sperare che il futuro ci riservi qualcosa di meglio di un nuovo cesarismo carismatico-mediatico) non serve più a nulla rinfacciargli all’unanimità le coglionate che lui dice. Serve che la sinistra smetta di farle, le coglionate.”

Come si fa a non essere d’accordo con Gilioli?

15 – La “Biowashball economica” di Grillo

Mi preme sottolineare un ulteriore aspetto : scorrendo il programma del movimento 5 Stelle colpisce la frequenza con cui appaiono declinazioni dei verbi “vietare”, “abolire”, “eliminare”, “ridurre”. E’ la pars destruens del programma, quella più facile: quella che trova i maggiori e immediati consensi tra gli elettori delusi. C’è anche una pars construens, con alcune proposte molto suggestive sulla carta, ma enunciate in modo generico e che non si vede come possano essere tradotte in pratica, considerando la scarsità di risorse di cui il sistema Italia dispone e le prevedibili resistenze di lobbies e gruppi sociali. Adesso a Parma i 5Stelle si saranno presi anche i voti di farmacisti e tassinari e di varie partite IVA deluse dal “Cavalier Patonza”: che provino a far loro pagare le tasse e a togliere i vari privilegi per vedere che cosa succederà.

Per finire : come considerare l’ultima sparata – diciamo la “Biowashball economica” – di Grillo di “uscire dall’euro” («Sono per uscire dall’euro, con il minor danno possibile, e non pagare il debito pubblico o pagarne solo una parte».)? Bravo Grillo: lo spread salirebbe a mille, avremmo inflazione galoppante, immediata limitazione al prelievo di contante, divieto di esportare moneta, fallimenti a catena, stipendi pubblici non pagati, ecc. Grillo è mai stato in Argentina subito dopo il default di quel Paese?

Per fortuna Grillo non è presidente del Consiglio: invece il Movimento 5 Stelle, dopo il successo elettorale in alcune città, dovrà cominciare a misurarsi con i problemi concreti della gestione della cosa pubblica a livello locale : meno slogan, meno vaffa, e più lavoro per risolvere i problemi di amministrazione di una città.

Già un neo-sindaco del M5Stelle, appena eletto, ha detto che bisognerà aumentare le tasse locali, altro che “tasse=pizzo di stato” come denunciato da Grillo in Sicilia. Vogliamo poi vedere come se la caverà il nuovo sindaco di Parma del M5 Stelle alle prese con il mostruoso debito del suo comune e se riuscirà a pagare gli stipendi comunali anche dopo l’estate. Altro che slogan su “no all’inceneritore” senza sapere cosa fare della mondezza prodotta nel suo comune, “no tasse”, “no partiti”, “no banche”, ecc.

A tutti i nuovi amministratori del M5Stelle, adesso costretti ad abbandonare “chiacchiere e distintivo” per imparare il difficile mestiere di gestire la cosa pubblica, il nostro sincero in bocca la lupo.

16 – In principio fu Tavolazzi – Aggiornamenti su Grillo e M5Stelle

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati a maggio.

Il Movimento 5Stelle aveva appena conquistato il comune di Parma e si faceva un gran parlare del neo sindaco Pizzarotti. Cui, a distanza di 6 mesi i sondaggi assegnano ancora il favore popolare.

In questi mesi cosa è successo di nuovo? Tre sono i fatti più significativi che riguardano il Movimento 5 Stelle : 

1 – la sua impetuosa crescita elettorale; 

2 – una campagna di stampa ostile al M5S;

3 – l’emergere di un significativo dissenso interno.

1 – Notevole è la crescita elettorale del M5S, testimoniata anche dal recente successo nelle elezioni regionali in Sicilia, dove il M5S è risultato il partito più votato. Si pensi che fino a poco fa la Sicilia appariva un feudo inattaccabile dei partiti di centro destra. 

Oggi i sondaggi sulle intenzioni di voto a livello nazionale collocano il M5S al secondo posto, con il 18-19%. La cosa sorprende fino ad un certo punto, considerando il cupio dissolvi che attraversa i partiti tradizionali e in particolare quelli di cdx.

Negli ultimi mesi il Movimento 5Stelle sembra ottenere consensi in particolare tra gli elettori delusi del PDL e dell’IDV, mentre l’emorragia di voti del PD in favore del M5S sembra essersi fermata. Anzi il PD – stando ai sondaggi più recenti – sta riguadagnando consensi. Sul PD attualmente confluiscono circa il 30% delle intenzioni di voto e sembra recuperare anche parte degli elettori di csx con una elevata propensione all’astensione o al voto di protesta.

Due stili a confronto : Grillo vs Saddam


Stando ai sondaggi delle ultime settimane, il M5S sembra aver raggiunto il top del consenso elettorale e sta registrando un certo ridimensionamento nelle intenzioni di voto.

La battuta di arresto delle “sorti magnifiche et progressive” del M5S sembra legato ai seguenti fattori.

2 – Le campagne di stampa delegittimanti. Giornali e canali TV legati al PDL e al mondo Berlusconiano hanno cominciato ad attaccare Grillo e il M5S ad ogni piè sospinto. In particolare si distinguono Il Giornale e il quotidiano Libero, preoccupati dall’emorragia di elettori pidiellini che stanno ingrossando quotidianamente le fila della curva sud di Grillo.

Grillo, con il collaudato metodo Boffo, viene attaccato soprattutto sul piano personale : sua figlia Luna, beccata con due dosi di coca, viene definita una “cocainomane” e Grillo fatto passare per genitore scellerato e disattento; la sua attuale moglie, fotografata con addosso una pelliccia, viene additata come una falsa animalista. Si denuncia, come fosse un crimine contro i precari e i disoccupati italiani, l’acquisto di una villa in Kenia per 300.000 euro, da parte della moglie dell’ex-comico.

Questi giornali accusano inoltre Grillo di avere un potere “monocratico” e di non tollerare il dissenso interno.

E’ singolare che tali argomentazioni vengano sostenute su giornali diretti da chi ha difeso, al di là di ogni senso del pudore, la gestione monocratica e aziendale del PDL da parte di Berlusconi; le sue innumerevoli leggi ad personam; il suo stile di vita da satrapo assiro-babilonese, cui faceva riscontro la dilagante degenerazione corruttiva della cosa pubblica. Giornali che hanno fatto ricorso al Metodo Boffo per attaccare sul piano personale – non solo gli avversari politici – ma chi dava sia pur timida prova di autonomia o dissenso : da Boffo, al direttore di Famiglia Cristiana, a Casini, a Follini, a Fini, alla Marcegaglia, a Montezemolo, a Della Valle, alla Prestigiacomo.

Panorama, il più diffuso settimanale italiano, di proprietà della Mondadori berlusconiana, rinfaccia a Grillo il suo presunto antisionismo, che sarebbe legato anche alle influenze esercitate dalla sua nuova moglie iraniana. L’ideologia del programma 5 stelle sarebbe per Panorama basato sull’idea complottista della triade “banche-massoneria- ebrei “che dominerebbe l’ordine economico mondiale. (“Grillo e la sindrome del complotto pluto-demo-giudaico”, 25-06-2012)

Anche dal PD si sono levate voci di critica nei confronti del M5S, il cui programma viene accusato di inconsistenza e il linguaggio, usato da Grillo nei confronti della classe politica, secondo Bersani ricorderebbe il fascismo: “ Frasi del tipo: ‘siete dei cadaveri ambulanti, vi seppelliremo vivi’ e così via, sono le frasi di un linguaggio fascista, così come lo abbiamo conosciuto in Italia”. La denuncia di Bersani ha innescato dure reazioni da parte di Grillo : “a Bersani non mi sognerei mai di dare del fascista, gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione”.

3 – L’emergere di un dissenso interno. In principio fu Tavolazzi. Poi vennero Favia, Federica Salsi e Biolè.

Qualche settimana fa a “Piazzapulita” su La 7 viene mandato un fuorionda, in cui uno dei più autorevoli esponente del M5S, il consigliere regionale emiliano Favia denunciava la mancanza di democrazia all’interno del Movimento (vd. Anche IL SOLE 24 ORE Il fuorionda di Favia scuote i grillini: «Grillo padre padrone nel M5s la democrazia non esiste» 7 settembre 2012).

Nel fuorionda registrato in una pausa caffè al bar, Favia attacca senza mezzi termini il guru Casaleggio : «prende per il c… tutti perché da noi la democrazia non esiste. Grillo é un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. … c’é una mente freddissima molto acculturata molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende».

Poi proseguiva Favia : «Il problema è su – spiega – Quindi o si levano dai c….. oppure il movimento gli esploderà in mano. Ma loro stavano già andando in crisi con questo aumento di voti. Come si sono salvati? Con divieto di andare in tv. Io con Santoro me la sono cavata, ma applicando un veto. Ho preso anche l’applauso ma mi è anche costato dire quello che non pensavo”.

Dal M5S si sono levate subito polemiche e insulti contro “l’ingrato e traditore” Favia. C’è chi accusa Favia si avere “concordato” il fuorionda.

Favia nei giorni successivi tenta di spiegare, di fare dei distinguo, di recuperare. «Se di questi ed altri dubbi non ne parlavo in pubblico, è perché … avevo ed ho fiducia nel superamento di queste criticità, come abbiamo sempre fatto in questi anni, evolvendoci costantemente; è stato un grave errore lasciarmi andare ad uno sfogo privato e scomposto, rubato da un cronista di cui mi ero fidato» . Ma ormai la frittata è fatta e il re è nudo.

Subito gli organi di informazione legati ai partiti tradizionali si sono buttati a corpo morto sulla vicenda, evidenziando che già nel recente passato Grillo aveva espulso Tavolazzi, uno dei maggiori esponente del M5S emiliano e consigliere comunale a Ferrara, il primo a sollevare la questione della democrazia interna. Grillo si era opposto all’utilizzazione di Tavolazzi da parte del sindaco Pizzarotti, che avrebbe voluto come direttore generale del comune di Parma : la ricusazione della candidatura poi è stata giustificata con mancanza dei requisiti di legge, dato che l’ing.Tavolazzi non aveva una laurea in economia o giurisprudenza.

E a luglio l’espulso Tavolazzi aveva mandato una lettera aperta a Grillo denunciando il deficit di democrazia interna e il rischio“che il progetto politico del Movimento sia … un esperimento di marketing politico”. E poi gli chiede “Tra un anno in Parlamento cosa portiamo, i post del tuo blog su economia e diritti civili?” (Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2012).

Dopo le esternazioni carpite a Favia, giornali e TV cercano di intervistare esponenti del M5S, nonostante la fatwa pronunciata da Grillo nei confronti dei giornalisti e dei talk show. Grillo teme soprattutto il famoso “tritacarne mediatico” con il quale i grillini, non abituati alla comunicazione TV e al confronto con i vecchi marpioni dei talk show, verrebbero fatti a polpette.

Federica Salsi e Grillo

Qualche giorno fa Ballarò riesce a portare in trasmissione Federica Salsi, consigliera comunale di Bologna del M5S. Federica dice la sua, ma non esce benissimo dal confronto TV. Grillo attacca la Salsi con linguaggio che alcuni ritengono tipicamente maschilista : “La tv è il vostro punto G” ; “Il solito quarto d’ora di celebrità descritto da Warhol che dà l’orgasmo ai parenti che guardano da casa“” (titolo de il Fatto Quotidiano).

Nei giorni successivi il popolo grillino si scatena contro la Salsi e qualcuno commenta in assemblea “p…na era e p..na rimane” (TGCOM 24) . Gli altri due consiglierei del M5S si siedono lontano da lei durante le sedute del consiglio comunale in segno di dissenso. Nonostante gli attacchi, la Salsi riottiene la fiducia della sua base locale e si difende : “Ritengo importante far conoscere la collegialità del nostro movimento. … Il movimento è uno e spero che vada avanti unito anche con opinioni diverse e ritengo sia doveroso avere un confronto anche su opinioni diverse. Sono andata a Ballarò perché credo sia importante far conoscere il lavoro collegiale del Movimento. I dissapori sul piano personale rimangono, ma dobbiamo risolverli tra noi, confrontandoci. Non devono interferire con il nostro lavoro di eletti” (da Polisblog).

Ma Grillo non demorde e cerca di delegittimare il consenso ottenuto dalla Salsi a Bologna “I giornalisti- scrive Grillo sul suo blog – insistono con la fiducia a questo o a quell’altro esponente del M5S data con l’applausometro o con il voto per alzata di mano di poche decine di persone, la cui l’iscrizione al M5S non viene certificata formalmente“. E aggiunge che “la fiducia va gestita in modo formale. Non siamo all’asilo mariuccia, cari pennivendoli”. (La Repubblica, 16 novembre 2012)

favia e grillo

Favia prende però le difese della Salsi «Chi l’ha insultata sono tre deficienti» (Corriere della Sera, 15 novembre 2012). Favia dice – a propositi dei grillini dell’ultim’ora che vorrebbero la talebanizzazione del movimento– che “forse scambiano Grillo per Pancho Villa o Zapata …Noi non abbiamo leader a cui ispirarci, i leader siamo noi cittadini…

Nei giorni scorsi l’avvocato di Grillo, Michelangelo Montefusco, comunica al consigliere regionale piemontese 5Stelle Fabrizio Biolè la decisione di Grillo “di revocare l’autorizzazione all’utilizzo da parte Sua del nome e del marchio del Movimento 5 Stelle di cui egli è esclusivo titolare, invitandola a volersi astenere, per il futuro, dal qualificare la sua azione politica come riferibile al Movimento stesso o, più in generale, come ispirata dalla persona del mio cliente“. Siamo ormai giunti alla democrazia tramite avvocati.

Biolè secondo molti pagherebbe il suo appoggio a Federica Salsi ( «Trovo degradante e irrispettoso – aveva dichiarato Biolè commentando la battuta sul punto G – l’aver traslato la critica dal piano di merito a quello di attacco machista»). (Il Messaggero, Grillo caccia dal M5S il consigliere piemontese Biolè, 12 novembre 2012). Il motivo ufficiale addotto da Grillo invece sottolinea che Biolè ha già ricoperto due mandati come consigliere comunale in provincia di Cuneo.

17 – M5S come Scientology?

Federica Salsi ha affermato che il M5S corre il rischio di diventare una setta come Scientology. Nelle sette di norma un leader supremo o una oligarchia detta e modifica le regole a piacere, giudica chi le infrange e adotta le sanzioni nei confronti dei dissidenti. Altro che separazione dei poteri.  Luca Telese su PubblicoGiornale il 7 settembre 2012 pubblica un interessante ariticolo  dal titolo “Da Scientology a Casaleggiology” che qui riportiamo per sommi capi.

Mentre alcuni ultras sui social network scatenano il prevedibile cliché di ingiurie (Favia opportunista, Favia carrierista, Favia agente della Spectre nel M5s), molti intuiscono il dramma interiore del più brillante dirigente grillino apparso sulla scena fino ad ora.” Favia secondo telese si sarebbe tolto un bel peso dallo stomaco, dicendo ciò che molti grillini mormorano e cioè che il “Re è Nudo”, ovvero “che in mezzo alla bella storia di volontariato e di passione dei militanti del M5s è nata una piccola web-setta, una Scientology Casaleggina, con tanto di tecnostrutture e vangeli video per annunciare profezie millenariste“.

Grillo e Casaleggio

Adesso non sarà più un segreto il fatto che la Casaleggio usava la rete (anche) per orientare il movimento (e le sue scelte) sotto la facciata della democrazia diretta. La balla sul “carrierismo” di Favia, dunque serve a nascondere la verità sull’eterodirezione di Casaleggio. E anche il fatto che fra il web manager-spin doctor e i ragazzi eletti (soprattutto quelli dell’Emilia Romagna) esisteva da mesi un conflitto sotterraneo. Il web era utilizzato dalla Casaleggio e associati come strumento di pressione. Forse persino sul leader del movimento, se é vera la ricerca che ha rivelato l’esistenza di un iscritto fake su due fra i followers di Grillo.”

Telese ritiene non sia un caso che la lotta per il controllo del M5s deflagri proprio Emilia Romagna, dove il movimento si è maggiormente consolidato ed ha una maggiore presenza istituzionale.  I tentativi di controllo  da parte del duo Grillo-Casaleggio sarebbe stata “confermata ieri anche da Sonia Alfano, ex beniamina del movimento ai tempi delle europee, e poi oggetto di una campagna di web-fango dopo la rottura con Casaleggio, subito spostata (sempre da lui) anche su beppegrillo.it“.

Telese ricorda alcuni fatti che riguardano il movimento emiliano : “Andrea De Franceschi, consigliere regionale, viene crocifisso sul tema cruciale dei rimborsi ai giornali. Poi lo stesso Favia, viene fatto oggetto di attacchi via web che lo accusano, nientemeno di “Berlusconismo”. Il terzo scossone è l’espulsione di Valentino Tavolazzi consigliere comunale a Ferrara, accusato di voler “partitizzare” il movimento.

Quindi c’è la vicenda di Maurizio Pallante economista, che scrive il programma dei grillini sui temi dell’energia, ignorando il dibattito accesissimo sul web. Se ne va pure lui e tra i Grillini si ripete l’adagio immortale di Pietro Nenni, secondo cui in tutte le sinistre “c’è sempre uno più puro che ti epura“. 

In seguito Grillo emana il divieto tassativo agli aderenti al movimento di andare in TV e nei talk show, cosa tuttavia mai scritta nello statuto del Movimento.  Telese rievoca a proposito la dinamica che opponeva massimalisti e riformisti nell’antico partito socialista di un secolo fa : riformisti negli organi elettivi e massimalisti a dirigere il partito il cui organo di stampa,l’Avanti, era diretto  nientemeno che da Benito Mussolini.
Il giornalista conclude che mentre gente come Favia e Tavolazzi ci hanno messo la faccia, Casaleggio ci si è arricchito, gestendo una web-setta “con geniale scaltrezza“.

Per farsi un’idea del Casaleggio-pensiero si veda il video millenarista pubblicato sul sito della sua società e visibile anche su you tube.http://youtu.be/sV8MwBXmewU

 

18 – Le “Parlamentarie” e la damnatio memoriae 

L’idea di democrazia della rete propugnata da Grillo e dai suoi si è tradotta anche nella pratica della “parlamentarie”. Queste consentirebbero la scelta “democratica” via WEB dei candidati alle prossime elezioni al Parlamento. Il costo economico di questa operazione ha l’indubbio vantaggio di essere molto basso, ma taglia fuori chi non ha dimestichezza con i computer e Internet. 

Molti fanno osservare che i voti espressi in rete vanno a finire sui server di Casaleggio. I voti vengono controllati dal suo staff e non da un’autorità di controllo indipendente. Non si capisce come gli elettori del movimento possano controllare se i voti vengano conteggiati correttamente oppure no.

D’altro canto questa modalità riflette in pieno il carattere di “democrazia monarchica” che vige all’interno del M5S. Questa non sembra discostarsi molto dall’idea berlusconiana della democrazia all’interno del partito : voi discutete pure liberamente, ma alla fine decide sempre il capo e chi non è d’accordo viene messo alla porta. E magari additato al pubblico ludibrio. Fini da un lato, con la casa di Montecarlo; la Salsi dall’altro, con il punto G.

La Salsi, è cronaca recente, viene addirittura cancellata dagli elenchi degli eletti del M5Stelle : ormai si ritorna alla damnatio memoriae degli imperatori romani o dei faraoni d’Egitto.

 

19 – Il linguaggio “testicolare” del democratico Grillo. Per la serie : a chi osa darmi del violento spaccherò tutti i denti.

Molti comunicatori si aiutano con il linguaggio del corpo e gesticolano. Da noi invece invece “testicolano”. 

A un Alfano che esprimeva perplessità sulla eventuale ricandidatura di Marcello Dell’Utri che ha all’attivo alcune condanne – non definitive – per contiguità alla mafia, il bibliofilo Dell’Utri rispondeva che “Alfano non ha le palle”. In pratica gli dava del “quaquaraquà”, che in Trinacria non è proprio un bel complimento. 

L’ex-comico genovese, prendendo letteralmente la palla al balzo, due giorni fa in video comunicava al popolo del M5S che chi ritenesse che Grillo e Casaleggio siano poco democratici, abbiano manipolato le “parlamentarie” e si mettano in tasca i soldi degli eletti del Movimento “se ne deve andare fuori dalle palle”. E con due righe in un post ha espulso Favia e la Salsi. Come a dire : chi mi dà del violento, si beccherà un pugno in faccia.

I giornali fiancheggiatori del PDL berlusconiano hanno applicato negli ultimi tempi il famigerato “metodo Boffo” contro chi assumeva posizioni scomode per il padrone delle ferriere. Gli ultimi episodi suggeriscono che Grillo, dal canto suo, stia applicando il metodo Tavolazzi (per uomo) e il Punto G (per signora).

Grillo fuori dalle palle

Un Grillo sempre più muscolare manda i dissidenti “fuori dalle palle”

 

_.

Per chi volesse farsi direttamente un’idea di quanto di buono e di meno buono, di specifico o di troppo generico, di concreto o di velleitario ci sia nel programma del Movimento creato da Grillo, alleghiamo il programma del M5S, così come appare nel suo blog. Speriamo solo che Grillo non chieda di oscurare il nostro blog con la scusa della violazione del copyright.

Programmada http://www.beppegrillo.com

STATO E CITTADINI

L’organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente.

Il Parlamento non rappresenta più i cittadiniche non possono scegliere

il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono

sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.

Abolizione delle province

Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti

Abolizione del Lodo Alfano

Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico

Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica

Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione

dopo due anni e mezzo

Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato

Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali

Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)

Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati

Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web,

come già avviene per Camera e Senato

Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action

Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum

Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa

popolare

Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria

Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i

commenti dei cittadini.

ENERGIA

Se venisse applicata rigorosamente la legge 10/91, per riscaldare gli edifici

si consumerebbero 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato

calpestabile all’anno. In realtà se ne consumano di più. Dal 2002 la legge tedesca, e più di

recente la normativa in vigore nella Provincia di Bolzano, fissano a 7 litri di gasolio, o metri

cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno il consumo massimo consentito nel

riscaldamento ambienti. Meno della metà del consumo medio italiano. Utilizzando

l’etichettatura in vigore negli elettrodomestici, nella Provincia di Bolzano questo livello

corrisponde alla classe C, mentre alla classe B corrisponde a un consumo non superiore a 5

litri di gasolio, o metri cubi di metano, e alla classe A un consumo non superiore a 3 litri di

gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno. Nel riscaldamento degli ambienti,

una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2, anche per evitare le

sanzioni economiche previste dal trattato di Kyoto nei confronti dei Paesi inadempienti, deve

articolarsi nei seguenti punti:

Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla

direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici

Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la

concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di

edifici esistenti

Riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio

edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti

Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di

ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a

spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava

Elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini,

come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei.

Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38%. Lo

standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del

55/60%.

La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di

produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale

energetico del combustibile fino al 97%. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione

termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente,

sia per gli effetti devastanti sugli ambienti, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse

fossili, sia perché comportano un loro accaparramento da parte dei Paesi ricchi a danno dei

Paesi poveri. Non è accettabile di per sé togliere il necessario a chi ne ha bisogno, ma se poi si

spreca, è inconcepibile. Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire

nuove centrali, di nessun tipo. La prima cosa da fare è accrescere l’efficienza e ridurre gli

sprechi delle centrali esistenti, accrescendo al contempo l’efficienza con cui l’energia prodotta

viene utilizzata dalle utenze (lampade, elettrodomestici, condizionatori e macchinari industriali).

Solo in seguito, se l’offerta di energia sarà ancora carente, si potrà decidere di costruire nuovi

impianti di generazione elettrica. Nella produzione di energia elettrica e termica, una politica

energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 anche accrescendo l’offerta, deve

articolarsi nei seguenti punti:

Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti

Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti

fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire

dagli edifici più energivori: ospedali, centri com-merciali, industrie con processi che utilizzano calore

tecnologico, centri sportivi ecc.

Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti

di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW

Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti

rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kW

riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote

Applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica,

anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili

che essi comportano

Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti in base al

loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili

Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento

della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò

Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare

le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del

legno proveniente da raccolte differenziate ed esclu-dendo dagli incentivi la distribuzione a

distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale

Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.

INFORMAZIONE

L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il

controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive

antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli

interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del

singolo. L’informazione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino

non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di

consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano.

Le proposte:

Cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano

Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche

Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da

alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%

Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni

Abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui

ricavi agli assegnatari di frequenze televisive

Nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun

soggetto privato, l’azionariato diffuso con proprietà massima del 10%

Abolizione dell’Ordine dei giornalisti

Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici

Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai

partiti

Abolizione della legge Gasparri

Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale

Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia,

e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore

telefonico

Introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete

Eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa

Allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee

Tetto nazionale massimo del 5% per le società di raccolta pubblicitaria facenti capo a un singolo

soggetto economico privato

Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni

Abolizione della legge Urbani sul copyright

Divieto della partecipazione azionaria da parte delle banche e di enti pubblici o para pubblici a

società editoriali

Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso

importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in

anticipo in via cautelare all’atto della querela)

Abolizione della legge Pisanu sulla limitazione all’accesso wi fi.

ECONOMIA

Introduzione della class action

Abolizione delle scatole cinesi in Borsa

Abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società

quotate

Introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate

Abolizione della legge Biagi

Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente

mercato interno

Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale

Introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una

compartecipazione alle eventuali perdite

Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se

questa si è resa responsabile di gravi reati

Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)

Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle

aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato

Abolizione delle stock option

Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset,

Ferrovie dello Stato

Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi

europei

Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e

con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai

servizi senza bisogno di intermediari

Vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all’Eni) come

amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa

Favorire le produzioni locali

Sostenere le società no profit

Sussidio di disoccupazione garantito

Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia).

TRASPORTI

Disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane

Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana

Istituzione di spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette

Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane

Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un

solo occupante a bordo

Potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car

sharing) con motori elettrici alimentati da reti

Blocco immediato del Ponte sullo Stretto

Blocco immediato della Tav in Val di Susa

Proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane

Sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo

Copertura dell’intero Paese con la banda larga

Incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro

Sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici

Incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet

Incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio

Corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane

Piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale.

SALUTE

L’Italia è uno dei pochi Paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universali. Due fatti

però stanno minando alle basi l’universalità e l’omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la

devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accentua le

differenze territoriali, e la sanità privata che sottrae risorse e talenti al pubblico. Si tende inoltre ad

organizzare la Sanità come un’azienda e a far prevalere gli obiettivi economici rispetto a quelli di

salute e di qualità dei servizi.

GRATUITÀ DELLE CURE ED EQUITÀ DI ACCESSO

Garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e

gratuito

Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali

Monitorare e correggere gli effetti della devolution sull’equità d’accesso alla Sanità

FARMACI

Promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, equivalenti e meno costosi rispetto ai

farmaci “di marca” (che in Italia costano spesso di più che all’estero) e più sicuri rispetto ai

prodotti di recente approvazione

Prescrizione medica dei principi attivi invece delle marche delle singole specialità (come

avviene ad esempio in Gran Bretagna)

INFORMAZIONE

Programma di educazione sanitaria indipendente pubblico e permanente sul corretto uso dei

farmaci, sui loro rischi e benefici

Politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo

consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione

delle malattie) e l’automedicazione semplice

Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e

sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva),

ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali

Sistema di misurazione della qualità degli interventi negli ospedali (tassi di successo, mortalità,

volume dei casi trattati ecc.) di pubblico dominio

MEDICI

Proibire gli incentivi economici agli informatori “SCIENTIFICI” sulle vendite dei farmaci

Separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in

strutture pubbliche di Operare nel privato

Incentivazione della permanenza dei medici nel pubblico, legandola al merito con tetti massimi

alle tariffe richieste in sede privata

Criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari

ORGANIZZAZIONE

Liste di attesa pubbliche e on line

Istituzione di centri unici di prenotazione on line

Convenzioni con le strutture private rese pubbliche e on line

Investire sui consultori familiari

Limitare l’influenza dei direttori generali nelle ASL e negli ospedali attraverso la reintroduzione

dei consigli di amministrazione

LOTTA PER IL DOLORE

Allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione

Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta al dolore. In particolare per l’uso degli oppiacei (morfina e

simili)

RICERCA

Possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica

Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare

Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate

alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale dando priorità ai ricercatori indipendenti

Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture

nazionali

Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale,

la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei

trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione

AMMINISTRATORI PUBBLICI

Eliminazione degli inceneritori

Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e

nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini nei confronti degli amministratori

pubblici (ministri, presidenti di Regione, sindaci, assessori).

ISTRUZIONE

Abolizione della legge Gelmini

Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti

Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via

Internet in formato digitale

Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo

Abolizione del valore legale dei titoli di studio

Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica

Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti

Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di

cittadinanza)

Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie

Investimenti nella ricerca universitaria

Insegnamento a distanza via Internet

Integrazione Università/Aziende

Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti

 

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Il pifferaio di Arcore dal 1994 suona sempre la stessa canzone. E c’è chi ancora lo ascolta. Chi si fa ingannare una volta è imprudente; due volte è stupido; tre se lo merita.

Posted by pocavista su 4 febbraio 2013

1994 – Darò Tutto a Tutti. Garantito.

meno tasse per tutti
Come passa il tempo : qui siamo nel 1994, ma il piffero suonava sempre lo stesso motivetto di oggi.

Un giovanile e ancora non rinfoltito Berlusconi, poi divenuto il “Presidente Operaio”, prometteva una casa per tutti, meno tasse per tutti, un lavoro per tutti. Non era ancora arrivato a promettere “u’ pilu” per tutti, come avrebbe fatto Cetto La Qualunque, ma mancava poco.  Berlusconi nel ’94 vince, poi – per dissensi con la Lega sulla riforma delle pensioni e non per una avviso di garanzia recapitato a Napoli come divulgato dai suoi mezzi di comunicazione – deve lasciare la mano a Dini e poi a Prodi.

2001 – Il Contratto con gli Italiani e le due aliquote IRPEF al 23% e al 33%.

Poi si arriva al famoso Contratto con gli Italiani, firmato davanti ad un notaio compiacente sulla scrivania di ciliegio messa a disposizione da un servizievole Vespa. Contratto fasullo, dato che non ha nessun valore legale, e visto che a giudicare l’adepimento degli impegni presi sarebbe stato lo stesso firmatario Berlusconi. Il quale, manco a dirlo, al termine del suo governo 2001-2006 si assolverà con formula piena. Come a dire: se voi mi affittate la casa per cinque anni, io mi impegno a pagarvi l’affitto, poi alla fine dei 5 anni sarò io stesso a decidere se ho pagato o meno.

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Nel contratto, tra l’altro, c’era l’impegno a ridurre le aliquote IRPEF a due sole: una al 23% e l’altra al 33%. Esenzione totale invece sotto gli 11.000 euro. Passano gli anni e la riduzione delle tasse non si vede. Anzi sotto i suoi governi le tasse aumentano e aumenta la spesa pubblica. Finchè anche un giornalista “amico” come Bruno Vespa è costretto a chiedere : ma allora queste tasse le riduciamo o no? Ineffabile Berlusconi risponde : “Dal primo gennaio riduco le tasse“.  Vespa si scorda (?) però di chiedere : di quale anno?

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Berlusconi a Porta a Porta, qualche anno dopo. Dal 1 gennaio? Basta non dire di quale anno e il gioco è fatto.

2008 – L’Abolizione dell’ICI 

Poi c’è l’abolizione dell’ICI realizzata nel 2008. In realtà l’abolizione dell’ICI per circa il 60% delle prime case (quelle dei contribuenti più poveri con case popolari)  era stata introdotta dal precedente Governo Prodi, con effetto nell’anno successivo. Prodi però cade prima che che entri in funzione l’abolizione dell’ICI per i meno abbienti; subentra Berlusconi che azzera l’ICI anche per le prime case dei contribuenti più ricchi e si prende tutto il merito di avere tolta tutta l’ICI. Il problema è che l’ICI alimentava gran parte delle finanze dei comuni.  E la “tassa federalista” per eccellenza. Molti comuni, con le finanze ridotte all’osso, si vedono costretti ad aumentare le tariffe dei servizi pubblici o a ridurne l’erogazione, oppure ad aumentare le tasse locali. Dalle mie parti c’è un proverbio politicamente scorretto, ma che rende l’idea : “si fa presto a fare il gay con il c..o degli altri”.

Con Berlusconi tuttavia continuano ad aumentare le tasse (manovre Tremonti) e la spesa pubblica. Nel luglio 2011, dopo che l’Europa ha giudicato insufficienti le misure prese dall’Italia, Tremonti e Berlusconi firmano con l’Europa l’impegno al pareggio di bilancio entro il 2013 e impegnano l’Italia a portare il debito pubblico al 60% del PIL entro qualche anno (fiscal compact).  Cosa comportano questi due accordi? Semplice : tasse a tutto spiano e tagli massicci alla spesa pubblica, pena la fine della Grecia e l’uscita dall’euro. Tra Berlusconi e Tremonti si fa più acuto il conflitto sulla strategia fiscale (non a caso oggi Tremonti è fuori del PDL), mentre non bastano più i Razzi e gli Scilipoti a garantire la maggioranza in Parlamento a Berlusconi.

Berlusconi Misure insufficienti Insufficiente anche il voto in ortografia del pur bravo vignettista

Nel novembre del 2011, quando il tracollo dell’Italia sembra imminente, Berlusconi lascia la patata bollente a Monti, che di fronte allo sfacelo dei conti pubblici e dello spread galoppante deve lavorare non tanto di bisturi, quanto di mannaia su pensioni, sanità, IMU, ecc. : si fanno morti e feriti dappertutto. Le perdite maggiori sono registrate tra i soliti noti, i contribuenti a reddito fissso. PDL, PD e UDC votano all’unisono tutto ciò che massacra gli italiani (anche l’IMU sulla prima casa), ma non si mettono d’accordo sulla riduzione del numero e degli emolumenti dei Parlamentari, sull’abolizione delle Province e sulla legge elettorale.

Poi quando il pericolo del crollo italiano sembra passato, Berlusconi sospende il suo sostegno a Monti, che viene accusato di essere “l’uomo delle tasse”. Berlusconi e suoi si danno un gran da fare per accusare Monti di avere tutte le colpe del declino dell’Italia, come se Berlusconi non avesse governato dal 2001 alla fine del 2011 con la breve interruzione del governo Prodi.

2013 – Il voto di scambio

Oggi Berlusconi non solo vuole abolire l’IMU su tutte le prime case (anche la sua), ma vuole restituire in contanti i soldi agli italiani in cambio del voto. Un voto di scambio che nemmeno la mafia o la ‘ndrangheta …  L’assessore PDL Zambetti alla Regione Lombardia, arrestato recentemente per voto di scambio,  sembra che avesse pagato alla ‘ndrangheta calabrese 50 euro a voto : oggi Berlusconi gioca al rialzo, visto che la posta in gioco è ancora più alta. Se questo,  Balotelli e la promessa di condono fiscale tombale e edilizio non dovessero bastare, tra un po’ ai suoi elettori prometterà anche “u pilu” delle Olgettine.

Ah, dimenticavo : i posti di lavoro promessi  dal Berlusca da un milione di qualche anno fa adesso sono arrivati a quattro. Di fronte agli attuali  tre milioni e mezzo di disoccupati, ne avanzerebbe addirittura mezzo milione. Chi offre di più?

 

ALLEGATO 

Il blog  www. italiapiugiusta.wordpress.com posta un eccellente lavoro di collage dei titoli di giornali dal 1994 ai giorni nostri. Argomento : Berlusconi e le tasse. Congratulazioni per il lavoro di documentazione, utile ai molti italioti senza memoria. (http://italiapiugiusta.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse-20-anni-di-balle-spaziali/)

1995, Tremonti spiega i principi-guida della sua Riforma Fiscale:

1999, è il periodo della No Tax Area berlusconiana:

2000, Berlusconi scalpita, vuole tornare al governo e promette….

2001, Berlusconi ritorna al governo:

2002, qualche tentennamento sulla riduzione delle tasse, dopotutto, è lui al governo:

2003, stando a il Giornale ci siamo quasi:

2004, ora fa sul serio:

2005, altre promesse (da marinaio):

2008, Berlusconi sta per ritornare al Governo:

2008, Berlusconi ritorna al Governo:

2009, a questo punto non può più tirarsi indietro:

2010, è quasi fatta:

2011:

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Strani incontri sulla via di Damasco – Ovvero tre “insospettabili comunisti” : un giornalista esodato, un dandy liberale, una ex-spia della CIA.

Posted by pocavista su 1 febbraio 2013

Sulla via di Damasco non c’è solo San Paolo?   1 – Vittorio Feltri, ex direttore di Libero e “ direttore esodato” de Il Giornale per fare posto a Sallusti; nel tempo libero, manganellatore mediatico di punta del “Popolo dell’Amore”. Giornalista di cui non si ricorda un sorriso in pubblico a memoria d’uomo. 

Durante la trasmissione radio “La Zanzara”, Vittorio Feltri non fa sconti al Pdl parlando delle sue liste elettorali “pulite”: “Mi fanno venire i conati di vomito, Berlusconi ha ricandidato i soliti. Mi sono saltati agli occhi i nomi di una decina di mignotte”.

 

sallusti e feltri

Il direttore in carica e il direttore “esodato” , Sallusti e Feltri

2 . Oscar Giannino, candidato premier liberal-liberista di “Fermare il Declino”, già autorevole fustigatore della sinistra e dei sindacati, da solo o in coppia con Brunetta alla Versiliana (inteso come ex-ministro e non come cantante dei Ricchi e e Poveri).

Comunicato stampa di “Fermare il Declino” “Giannino: Incomponibile abisso, Berlusconi parla a vanvera.” “ Anche oggi, giornata della memoria, si dimostra incomponibile l’abisso tra un politico europeo come la Merkel, con le sue parole sulla responsabilità perenne della Germania e l’elogio del duce fatto da Berlusconi. Vergogna eterna a chi parla a vanvera

 

giannino oscar 1

Oscar Giannino : una vita per il guardaroba

3 . Giuliano Ferrara, figlio del vecchio dirigente PCI Maurizio Ferrara, già giovane comunista, già socialista craxiano, già spia della CIA (per sua stessa ammissione su Il Foglio) per conto della quale spiava Craxi, già portavoce del governo forzitaliota di Berlusconi, già esegeta della mutanda al teatro Dal Verme per celebrare la libertà di bunga bunga di Berlusconi.

L’attuale direttore di una testata semiclandestina di destra come “Il Foglio”, ha dichiarato di recente: “Io Berlusconi lo voto, ma non mi faccio fregare dalle balle che racconta”. La domanda sorge spontanea: come può uno ritenuto sveglio come Giuliano Ferrara votare un anziano che “racconta balle”? 

Risposta : se non ti senti parte della schiera delle “mignotte” di cui parla Feltri, se riesci a non arrossire quando difendi “chi parla a vanvera” e non fai parte degli ultras milanisti euforici per l’acquisto elettorale di Balotelli, forse sei vittima di una patologica avversione nei confronti di ciò che ha segnato la tua gioventù e che ti costringe al servizio del “Lato Oscuro della Forza”.

 

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Ferrara, una vita per la mutanda

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Sgarbi vuole fare lo sgambetto a Grillo e contro la crisi dei partiti ne lancia un altro : “Il Partito della Capra” – Inizia la saga delle Liste Civiche per le elezioni politiche del 2013.

Posted by pocavista su 12 giugno 2012

Partiti e politica in crisi? Colpa di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle?

I partiti e i parlamentari eletti con il “porcellum” ormai sembrano in preda ad una sorta di cupio dissolvi in un clima da fine impero :

  • anche in questi giorni si spartiscono le poltrone delle Authority “indipendenti” (dovrebbero essere indipendenti dai partiti, prima di tutto);
  • prendono per i fondelli i cittadini sul taglio dei rimborsi elettorali, del numero dei parlamentari e dei loro scandalosi emolumenti;
  • continuano a scannarsi per le nomine RAI; alcuni (come i parlamentari del PDL) cercano di sterilizzare le nuove norme anticorruzione;
  • salvano il sen. De Gregorio dagli arresti domiciliari (il diversamente magro Senatore è l’antesignano dei Razzi e degli Scilipoti, tutti transfughi dall’ IDV e accampati nelle allora comode schiere berlusconiane).

E ci fermiamo qui.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il successo di Grillo e del suo Movimento non sono la causa, ma l’effetto della degenerazione del sistema dei partiti e della politica “ufficiale”.

La “gente” – anche quella un tempo berlusconiana – chiede aria nuova?

Berlusconi, si sa, è un eccelso professionista del marketing : la gente vuole i giovani? E lui dichiara che chiederà ad una società di marketing di selezionare 100 giovani per costituire la nuova classe dirigente del PDL. In questo B. è coerente con la sua singolare concezione della democrazia di partito-azienda in cui a scegliere chi comanda non sono i militanti di partito. Il compito spetta sempre lui, il Leader Supremo, che ieri ha cooptato direttamente Alfano, oggi si avvale di una sua società di fiducia.

Questo non basta, perché la “gente” non subisce più il fascino del nome PDL? Ebbene si studia il restyling del partito, gli si cambia nome e confezione : già usati Forza Italia, Popolo della Libertà, Partito della Libertà, Partito del Buongoverno, mentre il marchio Italia Pulita depositato nei giorni scorsi da Berlusconi sembra essere invece il clone di un marchio già depositato da un altro.

E’ un po’ come se la FIAT, di fronte all’insuccesso commerciale di una sua auto (si pensi alla famigerata UNO con la coda, la DUNA, probabilmente una delle auto più orribili mai prodotte dall’intera industria automobilistica mondiale) la riproponesse tale e quale, però in colori e nomi differenti (per es. Verde : GreenBelt; bianca : EcoCar; Marrone ; BrownSugar Point; Nera : Black Room) per cercare di piazzarla in differenti segmenti di mercato.

In soldoni – di fronte all’implosione del PDL – si cerca di diversificare il prodotto, sempre lo stesso, proponendone però più formati o contenitori. L’idea della nuova linea di prodotti, che circola da un po’ di tempo nel PDL, è stata esplicitata da Vittorio Sgarbi in un’intervista al IL Giornale l’11 giugno 2012.

La saga delle nuove liste di destra : dal “Silicone”, agli “Amici degli animali” fino al “Partito della Capra”

Sgarbi spiega che lancerà su scala nazionale un suo partito, il Partito della Rivoluzione, una sorta di Movimento 5 Stelle di destra, che cercherà di sottrarre consensi agli “incazzati” che guardano a Grillo.

Accanto al suo partito, per dare ampia possibilità di scelta agli elettori di destra allo sbando, ci dovrebbero essere (i nomi non sono ancora noti, ma qui noi li definiamo con nomi di comodo, n.d.A.) il “Partito del Fascio alla Vaccinara” di Storace; il “Partito degli Amanti del Silicone e del Latex” della Santanchè; la lista “Centro Massaggi Cervicale” di Bertolaso; la lista “Amici degli Amici degli Animali” della Brambilla; il “Partito di Fascio e di Governo”, ovvero la nuova AN dei Gasparri e dei La Russa; il “Partito dei Carini” di Montezemolo.

Ma la componente di Forza Italia del PDL? Sgarbi spiega: “Si spacchetta in Forza Italia Senior, dove Berlusconi sarà costretto a essere capolista con quelli da più tempo con lui, e prenderebbe il 12 per cento, e una Forza Italia Junior per fare spazio ai volti nuovi, e varrebbe il 6.”. Senza contare la Lega. Questo, secondo lui, permetterebbe alla destra di vincere di nuovo le prossime elezioni.

Sgarbi chiarisce la sua idea : «Oggi il centrodestra è dimezzato rispetto a quattro anni fa. I suoi voti sono evaporati, ma non sono andati a sinistra: quando è andata bene sono diventati di Grillo, perché Grillo è come una volpe nel pollaio, ruba dappertutto come dimostra il caso Parma. .. Allora a destra bisogna creare un riferimento che sia protestatario quanto Grillo e gli impedisca di fare razzia.». Lu ipunta nientepopodimeno che al 10% dei voti, con il suo conservatore Partito della Rivoluzione, dal vago sapore messicano paese in cui un singolare ossimoro, el Partido Revolucionario Institucional, domina la scena politica da più di 80 anni.

Poi il noto gentleman e critico d’arte non riesce ad trattenersi da un suo giudizio sul personaggio Grillo, dando prova del suo proverbiale bon ton e rispetto per gli altri : «Il livello mentale di questo poveretto (Grillo, n.d.A.) è tale che se trova uno come me, io me lo mangio perché abbiamo in comune la “pars destruens”, quello che non funziona e va cambiato, ma io ho anche una “pars construens”. Grillo si è dato il nome di un albergo, Cinque stelle, a riprova che non vuole una poltrona, ma una camera di lusso».

Dulcis in fundo, la domandina sul premier, che secondo Sgarbi dovrebbe essere “Il candidato della lista più votata, oppure quello indicato dalla lista egemone in concerto con le piccole”.

Il che, tradotto in italiano, suona, per chi avesse dubbi : sarà sempre Berlusconi a decidere.

Commenti

Sul sito WEB de IL Giornale si sono susseguiti i commenti dei lettori, alcuni di appoggio, ma molti di critica :

#35 giottin (2468) il 11.06.12 alle ore 14:25 scrive:

Partito della rivoluzione, sa tanto di “hasta la victoria siempre” di che gueveriana memoria e questo non va bene. In quanto a Sgarbi se si impegna solo un pochettino prevale su Grillo in quanto a parolacce e questo non va altrettanto bene.

Io condivido molto di quello che dice Sgarbi, però in quanto ad affidabilità……lascia poche speranze, basti vedere come sono finite le sue performance da sindaco in vari Comuni”.

#27 Demostene2010 (140) il 11.06.12 alle ore 12:14 scrive:

Bravo Vittorio! Dopo il successo travolgente di Salemi è arrivato il momento di prendere in mano le sorti del Paese! Un altro fallito che invece di lasciare raddoppia…pochi ne avevamo...”

#22 jimisong (27) il 11.06.12 alle ore 11:12 sottolinea l’alto concetto di educazione, condiviso dal critico d’arte e dal comico:

A Vittò provaci pure tu! Almeno ci facciamo quattro risate sui duelli di parolacce con Grillo! Non vedo l’ora

Ma il suggerimento migliore che consentirà al partito di Sgarbi di ottenere tutto il successo che merita, arriva dal lettore #33 barone_1 (22) che il 11.06.12 alle ore 13:39 scrive:

Suggerisco come nome della lista civica: “capra capra capra”. Semplicemente geniale

PS – Per chi volesse saperne di più su Vittorio Sgarbi, riproponiamo qui di un nostro vecchio post, che ripercorre la carriera professionale e politica del Nostro.

Da Stravinskij a Berlusconi

Su “Il Giornale” del 1 febbraio 2011, Sgarbi scrive un articolo sul caso Ruby, dove  immagina un eventuale interrogatorio di Berlusconi da parte della Bocassini, in cui afferma che “Berlusconi in privato …fa ascoltare” l’Uccello di Fuoco”  alla sedicente nipote di Mubarak”. Inevitabile la domanda : l’Uccello è quello di Igor Stravinskij o quello dello statista di Arcore?

Sgarbi  – da presunto cultore della materia – si intrattiene volentieri sul rapporto tra uomini politici e mondo femminile, spesso popolato da giovanissime aspiranti al successo, come Nicole Minetti, disposte a “un rapporto affettuoso” con  un uomo politico anziano dal “flaccido don” (siamo debitori di questa bella definizione a Lameduck) –  “c…lo flaccido”, così l’ha definito la Minetti intercettata, parlando di un uomo ricco, potente e soprattutto generoso di cui si sarebbe invaghita.

Nell’articolo, fa capolino la visione del mondo di Sgarbi sulle donne, che lui pensa di conoscere bene, dato che ne frequenta “cinquanta a settimana”. Roba da far impallidire il presunto harem di Berlusconi.

Già in precedenza Sgarbi su Il Giornale aveva parlato di Fini e di Berlusconi e del loro rapporto con le donne, criticando Fini e lodando Berlusconi.

Tutto nasce quando Sgarbi rilascia un’intervista al settimanale “A” sul caso Fini-Tulliano-casa di Montecarlo.   Feltri si butta a pesce e il 14 agosto pubblica un’articolessa del primo cittadino di Salemi.

Vittorio Sgarbi. Chi era costui?

Tutti sanno chi è Sgarbi. Garbato, cortese, assai rispettoso con gli interlocutori che dissentono da lui, riservato, fedele. Tiene molto alla legalità, tanto è vero che non si conoscono nemmeno sue infrazioni ai divieti di sosta. In effetti ha girato per anni con la scorta di stato pagata dai contribuenti.

Si dichiara critico d’arte e polemista. Molti nutrono più di un dubbio sulla prima qualifica, mentre sulla seconda non possiamo che convenire. Se qualcuno non ne fosse convinto, può consultare su Youtube la hit parade delle performance televisive del pacato intellettuale.

Sgarbi – da vero uomo di mondo – si muove a tutto campo, come risulta dal suo curriculum. sgarbi-incazzato-2Su Wikipedia qualcuno si è preso la briga di elencare le sue numerose condanne – per truffa ai danni dello stato (definitiva) e soprattutto per diffamazione – cui si è talvolta sottratto, suo malgrado, con indulti e prescrizioni.

Ma ciò a cui tiene di più sembra sia la coerenza. Al riguardo,  Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sgarbi) riporta anche il robusto curriculum delle militanze politiche del Nostro:

  • Partito Comunista Italiano, che lo ha candidato a sindaco di Pesaro;
  • Partito Socialista Italiano, per il quale è stato consigliere comunale a San Severino Marche;
  • DC-MSI, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di San Severino Marche nel 1992;
  • Partito Liberale Italiano, per il quale è stato deputato;
  • Partito Federalista, che ha fondato nel 1995 e poi lasciato per aderire alla Lista Pannella;
  • Lista Marco Pannella, con la Lista Pannella-Sgarbi, abbandonata dallo stesso Sgarbi prima delle elezioni;
  • Forza Italia, nella quale ha inglobato il suo movimento I Liberal Sgarbi-I libertari;
  • Partito Repubblicano Italiano con il quale si è alleato per le elezioni europee nel 2004;
  • Lista Consumatori, con la quale si è candidato per le Politiche del 2006, senza essere eletto;
  • UDC-DC, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di Salemi nel 2008;
  • Movimento per le Autonomie con il quale è stato candidato alle Elezioni europee del 2009 nel cartello elettorale del Polo dell’Autonomia nella circoscrizione Isole.
  • Con Rete Liberal, alle regionali 2010 del Lazio ha sostenuto Renata Polverini

Ha inoltre fatto parte dell’Unione Monarchica Italiana”.

Roba da fare invidia all’implume Capezzone, ancor giovine di bottega, che però si farà, visto l’impegno che mette nel passare repentinamente da uno schieramento all’all’altro.

Ci preoccupa l’assenza nel suo curriculum della Sudtiroler VolksPartei e del Movimento per la Ricostituzione del Sacro Romano Impero, ma siamo sicuri che colmerà al più presto queste inaccettabili lacune..

Visto da quale pulpito vien la predica, andiamo a vedere che cosa ha dichiarato il Nostro. Sgarbi, che per due anni ha “mantenuto il doveroso rispetto per Gianfranco Fini” , fin qui non ha detto niente. Ma dopo quello che sta succedendo, avverte l’ obbligo morale di prenderne le difese, dando una sua versione. Fini si è innamorato di questa “ragazza semplice e buona”… “La Tulliani, pure intelligente, è certo più bella che intelligente.” Fini come ogni “uomo innamorato non vede la realtà com’è, e interpreta in modo positivo ciò che altri giudicano malizioso”… “Non voglio dire che Elisabetta Tulliani volesse «sistemarsi». Voglio dire che Fini non doveva farsi sistemare.”

E qui inizia l’affondo : “Si può dunque pensare, anzi oggi è una certezza, che Fini sia stato, nella considerazione popolare, sopravvalutato”

Sgarbi a questo punto mostra tutto il suo talento per rubriche come la posta del cuore dei settimanali femminili. Parla delle ragazze “nell’orbita di uomini di fresco potere del centrodestra”, spesso raccomandate per intraprendere carriere artistiche e televisive. gif-ragazza-che-cammina-sexy1Ma anche delle donne della stagione politica precedente, “dominatrici di altri politici democratici o democristiani”. … “Donne di personalità forti che hanno letteralmente «occupato» i loro uomini condizionandone scelte e destini. Come per Fini, l’epilogo di Mastella si deve al cieco amore per Sandra. Clemente ha fatto saltare tutto, ha perduto se stesso, e ha fatto cadere Prodi per amore di Sandra. Quando essa è stata incriminata, non ci ha visto più e ha abbandonato tutto.” Adesso Alberoni può anche andare in pensione.

Però lui, Sgarbi, mica si fa condizionare dalle donne, come i comuni mortali di sesso maschile. “E ciò – rivela Sgarbi – li differenzia da me, e, anche se in modo più artigianale, da Berlusconi, che ha una sua «ingenuità», che amiamo essere «visitati», non «occupati». E non ci lasciamo travolgere né dal fascino, né dal potere seduttivo di una donna.” Anche Sgarbi, come il Berlusconi così definito dal suo avvocato di fiducia, si vanta di essere una sorta di ghedinesco “Utilizzatore Finale”.

D’altro canto Sgarbi afferma che “la Tulliani … non è dominatrice. Chiunque poteva prenderne le misure e non farsi travolgere dal suo giovanile entusiasmo. Meno Fini.” Con la scusa della difesa del Presidente della Camera, a Fini viene dunque affibbiato di fatto il ruolo del pirla che si fa infinocchiare dalla “sgallettata” di turno. L’abilissimo Sgarbi strizza l’occhio al maschilismo di molti elettori di destra,sgallettata-1 che provano una sincera ammirazione per l’Utilizzazione Finale (“una botta e via”è l’elegante espressione di uso comune) e una commiserazione per chi “ci casca”. L’invidia nei confronti del Leader Supremo non è assolutamente appannaggio dei “sinistri”, come la vulgata di destra vuol far credere. La maggior parte dei maschietti di destra, costretta a una “modica dose” di sesso coniugale, guarda con invidia a chi si può permettere l’overdose di sesso extraconiugale (vero o presunto, non ha importanza) con attricette e veline che appare privilegio del potere. Lo ius primae noctis, appreso nei lontani tempi di scuola, riemerge con forza ad opera dei nostri satrapi da avanspettacolo. Al riguardo, in un’intervista rilasciata a “Il Secolo XIX” di Genova, Sgarbi non ce la fa più a trattenersi e, come fosse con gli amici al Bar Sport, si lascia andare a questa dichiarazione “Io frequento 50 donne a settimana e, così come non ho storie d’amore con tutte, da tutte mi libero”. Come a dire “a me Silvio e il Merolone mi fanno una s…”. (Sgarbi dovrebbe sapere che in giro c’è chi conosce non solo Geminello Alvi, ma anche Plauto e il suo Miles Gloriosus e potrebbe fare imbarazzanti paragoni).

Mentre il Fini innamorato è “sorprendente e pericoloso”, al contrario “… l’abile, seppur generoso, Silvio, non ebbe dubbi, non si lasciò travolgere… si è liberato di tutte, anche di Veronica.”berlusco-fa-le-corna

Ma il gentleman ferrarese fornisce materia anche per le gentili lettrici di destra, indotte a pensare che di Fini non ci può fidare perché ha tradito la moglie per una “sgallettata” qualsiasi.

Sgarbi completa il servizietto a Fini, iniziato da Feltri :

  • tradisci il patto con gli elettori del PdL perché dissenti da Berlusconi (Feltri)
  • tradisci la fiducia del tuo stesso ex-partito (Feltri, che accusa Fini di uso privato di beni del partito) e non puoi fare il moralizzatore (altro slogan molto in voga tra i destri e i Grillini : “Il più pulito ci ha la rogna”);
  • infine sei un uomo “dabbene” che si lascia abbindolare dalla prima “velina” e quindi come si fa a fidarsi di te (Sgarbi)?

Ed ora si arriva al dunque. Qualcuno ancora pensa che Fini abbia mostrato disaccordo con Berlusconi per ragioni politiche, come legalità, federalismo e quisquilie di questa natura? Macché, Sgarbi fa sapere che il Fini “travolto dalla passione … si irrita quindi con Berlusconi per alcune sortite di «Striscia la Notizia»” che riguardano la sua compagna. E quindi conclude che “Da questa vicenda Gianfranco esce come un ingenuo, inadeguato a misurarsi con le realtà complesse e difficili della politica”.

In soldoni da “Il Giornale” si comunica alla platea della destra che Fini è: traditore (Feltri), imbroglione (Feltri), fesso (Sgarbi), incapace (Sgarbi). Ciapa su e porta a ca’.

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Certo che Sgarbi nell’operazione di demolizione della figura di Fini è assai più sottile di Feltri, che va giù con l’accetta. Se Feltri parla alla pancia degli elettori di destra, qui Sgarbi li titilla ancora più efficacemente dentro le mutande. D’altro canto è noto, non solo ai fan di De Andrè, che anche per il Re Carlo che “tornava dalla guerra … più che l’onor poté il digiuno!”.

All’autore di questo post, l’operazione di demolizione della figura di Gianfranco Fini appare invece strumentale e scandalosa. Molto al di là delle sue eventuali responsabilità nella vicenda monegasca, che la magistratura dovrà appurare. Certo, se si dovesse dimettere lui che non è nemmeno indagato, i due grandi Utilizzatori Finali, Berlusconi e Sgarbi – che qualche problemuccio con la giustizia ce l’hanno avuto – cosa dovrebbero fare?

Chi vuole consultare la hit parade di Sgarbi clicchi qui sotto :

http://youtu.be/lCQrKS5F1WE

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E adesso con chi ce la prendiamo?

Posted by pocavista su 11 aprile 2012

E adesso con chi ce la prendiamo? Dobbiamo confessare che, da quando il nostro amato Leader Supremo, l’arcoriano “Vate della Patonza”, ha dovuto lasciare le redini del Governo a Monti, eravamo tentati di mollare il nostro blog. 

Come i blogger sanno, tenere un blog aggiornato, scrivere post originali e documentati è una fatica improba, ancorché non remunerata. La domanda “chi ce lo fa fare?” affiora più volte; la risposta che “è un dovere sociale” – sempre meno convinta – anche.

 

Il pubblico che frequenta i blog del resto preferisce di gran lunga una comunicazione molto sintetica, un po’ gridata, magari riassunta in una battuta, in una foto o in una vignetta. Grande è il rischio di essere superficiali, non documentati, sensazionalisti : il tutto per farsi leggere dai nostri quattro lettori che – spesso – si imbattono per puro caso nei nostri post, mentre cercano ben altro con Google.

Si pensi ad un aggregatore di blog come “OKnotizie”, che risulta essere forse il più popolare aggregatore italiano. I post di Svistasocialclub che hanno avuto maggiore successo di voti e di frequentazione su OKNotizie sono stati quelli più brevi, di tenore satirico, riassunti magari in una o due foto. Sono i post che costano meno fatica in termini di documentazione, sforzo di riflessione e di scrittura, a ottenere maggiore successo, per così dire, “di critica e di pubblico”.

E allora chi ce lo fa fare di leggere, documentarci e scrivere qualche riflessione su fatti e protagonisti della società italiana? Ebbene, ci siamo presi una pausa di riflessione di alcune settimane, durante le quali non abbiamo alimentato il blog : ci stavamo rilassando perché in effetti la “democratura” berlusconiana faceva meno paura di prima; l’algido Minzolini, il “fido” Fede, il druido Bossi e il mitico Trota si sono fatti da parte; probabilmente tra un po’ toccherà anche ai siliconi della Minetti lasciare la Regione Lombardia per ritornare ad occuparsi di igiene orale o di animazione per feste private. La triade di guastatori Santanchè, Lupi, La Russa è ormai costretta a strillare un po’ meno in TV. E perfino il funereo Sallusti l’abbiamo visto prodursi in qualcosa che somigliava ad un sorriso di circostanza.

Il tutto, mentre l’androide Monti, con quella sua voce prodotta al sintetizzatore, cerca di mettere una dolorosa pezza ad una situazione al limite del collasso finanziario, economico ed etico. Mentre i tre Poli devono appoggiarlo in Parlamento, “loro malgrado”.

Autore : Nicola Bucci

Ma ora il nostro amico Giuliano Ferrara, lo “smutandato di Collegno”, come lo abbiamo definito in un nostro precedente post, ci sta ritirando dentro per i capelli. Confessiamo che non riusciamo a sopportare i suoi pistolotti serali di Radio Londra, tanto intelligenti quando autocompiaciuti : il servo-libero Ferrara si ritiene talmente indipendente e controcorrente da risultare ancora più dedito di un Fede o di un Minzolini a difendere l’indifendibile, ovvero la causa di un padrone e dei suoi sodali di ieri ormai in piena bancarotta politica.

Militante padano DOC

Il nostro post e quelli futuri forse non piaceranno alla maggior parte del pubblico dei blog : saranno lunghi e un po’ noiosi. Ma li preferiamo così, visto che durano di più nel tempo, come gli elettrodomestici tedeschi che, non a caso, costano un po’ di più. 

Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo concluso : “chissenefrega” di OKNotizie.

A presto,  con il post su Giulianone. Pocavista

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Dal Patto d’Acciaio al Patto della Pròstata. Ecco perchè Umberto “er Canotta” non può mollare Silvio “er patonza”.

Posted by pocavista su 5 ottobre 2011

Il Patto d’Acciaio

Come tutti sanno, il 22 maggio 1939, Anno XVII dell’Era Fascista, venne firmato il cosiddetto Patto D’Acciaio tra l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista.

La firma del Patto d'Acciaio

Con il Patto, S. M. il Re d’Italia e di Albania, nonché Imperatore d’Etiopia, e il Cancelliere del Reich tedesco sancivano (all’art.2) che “Qualora … (gli) interessi vitali di una delle Parti contraenti dovessero essere minacciati dall’esterno, l’altra Parte contraente darà alla Parte minacciata il suo pieno appoggio … allo scopo di eliminare questa minaccia.

Poi e sappiamo tutti com’è andata a finire : venne la Seconda Guerra Mondiale, il 25 luglio e l’8 settembre.

Il Patto della Crostata

D'Alema, in estasi come S.Teresa, mentre ripensa alla crostata

 

Il patto più celebre della “Seconda Repubblica” è il famigerato Patto della Crostata. Dopo la vittoria dell’Ulivo nel ’96, l’allora segretario del Pds, D’Alema, ebbe la brillante idea di iniziare un dialogo con Berlusconi. Gianni Letta si incaricò di organizzare una cena a casa sua, ospiti Berlusconi e D’Alema. I due siglarono un accordo davanti al dolce: una crostata.

Gianni Letta non ha mai rivelato i veri ingredienti della sua famosa "crostata"

Poi sappiamo tutti com’è andata a finire: D’Alema divenne presidente della Bicamerale per fare le riforme istituzionali. Garbatamente accantonò la legge sul conflitto di interessi, lasciando a Berlusconi il dominio del mondo dell’informazione.

Il Patto della Prostata : er Canotta ed er Patonza uniti nella lotta

Oggi, in tempi di crisi, non potendoci permettere nè l’acciaio e nè il dolce, ci siamo ridotti al patto della Prostata (vista l’età dei contraenti).

Vi siete mai chiesti chi glielo faccia fare a Bossi di salvare sempre e comunque Berlusconi, nonostante che la base leghista ormai sia in aperta rivolta e chieda di mollare “er patonza”?

 

Eleganza padana

Ricordiamo che solo pochi anni fa la Padania usciva con prime pagine di fuoco contro Berlusconi, definito addirittura “mafioso”.

Poi nel 2000 la miracolosa conversione di Bossi sulla via di Arcore. Oggi assistiamo ai continui salvataggi del Governo Berlusconi da parte della Lega. Fino a quando?


Da un po’ di tempo circola un’interessante spiegazione del fenomeno. Aspettiamo che i vertici della Lega smentiscano o confermino quanto contenuto nel video seguente. 

Inutile dire che le eventuali smentite verbali sarebbero assai meno convincenti della decisione di abbandonare l’accanimento terapeutico con cui la Lega mantiene in vita un governo moribondo.

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Della intimidazione preventiva, come arte di Governo. Ecco come la norma “ammazza blog” del governo Berlusconi potrebbe costringermi a chiudere il blog. E anche il vostro.

Posted by pocavista su 29 settembre 2011

Altan, da l'Espresso

Intro : cos’è la norma “ammazza-blog”?

Il Governo sta per porre la questione di fiducia sulle norme anti-intercettazioni, compresa quella “ammazza blog”, cioè il comma 29 dell’Art. 1 del disegno di Legge 1611 : tutti i produttori di notizie, compresi quelli non professionali, dovranno rettificare in 48 ore ogni contenuto pubblicato, dietro semplice richiesta del soggetto che si ritiene leso, in maniera fondata oppure no. La multa prevista è di 12 mila euro per ogni infrazione.

Compito in classe: La legge bavaglio ucciderà davvero i blog?

Svolgimento : Della Intimidazione preventiva, intesa come arte di governo

Ipotizziamo che il mio blog, in un post di alcuni mesi prima, riporti la frase seguente : “Berlusconi chiamò la questura di Milano, chiedendo di rilasciare la minorenne Ruby, nipote del presidente egiziano Mubarak, e di affidarla al consigliere regionale Nicole Minetti”.

Supponiamo poi che l’on. Ghedini, ai sensi della “legge ammazza blog”, mi chieda via mail di pubblicare entro 48 ore la seguente rettifica : “S.B, nella telefonata alla Questura di Milano, non ha mai affermato che Ruby sia la nipote del presidente Mubarak”. Supponiamo inoltre che io mi trovi in vacanza in Lesotho, in rianimazione all’ospedale o che abbia la connessione ADSL fuori uso : sarà difficile che io possa leggere la mail di Ghedini e pubblicare la sua smentita “entro le 48 ore previste dalla legge” e “con le stesse modalità di accesso e visibilità” : allora dovrò pagare 12.000 euro di multa.

Il fatto che la smentita di Ghedini non abbia alcun fondamento non mi solleverebbe dall’obbligo di pubblicare la rettifica. Ricordo che la maggioranza di Governo ha approvato in aula una risoluzione in cui si afferma che Berlusconi chiese di rilasciare Ruby perché effettivamente convinto che fosse la nipote di Mubarak e voleva evitare un incidente diplomatico. Ma questo non conterebbe nulla e dovrei pubblicare una smentita che per il Parlamento – di cui fa parte lo stesso Ghedini, oltre a S.B.  – sarebbe palesemente falsa. 

Inoltre, supponiamo che Ghedini mi mandi la smentita di proposito a Ferragosto o a Capodanno, quando le probabilità che io vada a controllare le mail sono minori : alte invece saranno le probabilità di pagare una multa salata che mi farà passare la voglia di esprimere le mie opinioni in rete. L’effetto intimidatorio è evidente, anche perché non mi potrò permettere di pagare un avvocato – all’altezza dell’on. Ghedini, che è già pagato da tutti noi contribuenti – per difendermi in un’eventuale causa che potrei intentare per evitare la multa.

Ruby, che Berlusconi credeva che fosse veramente la nipote di Mubarak (così ha votato la sua maggioranza di governo)

Inoltre dato che il processo Ruby non si concluderà prima di molti anni (se non andrà prima in prescrizione), non ci sarà una sentenza che “certifichi” come i fatti da me riportati siano “veri” : sarò quindi tenuto in continuazione a smentire e rettificare entro le 48 ore, indipendentemente dalla veridicità di quanto riportato nel mio blog e dalla fondatezza delle smentite. E se anche lo volessi fare, sarei costretto a considerare il mio blog non come un’attività cui mi dedico ogni tanto, nel tempo libero, ma come un lavoro a tempo pieno in cui non faccio altro che smentire e rettificare.

In effetti immaginiamo che qualcuno, diciamo vicino a S.B., organizzi una sorta di call center per chiedere ai blog migliaia di rettifiche per conto di personaggi legati a S.B. : nel mio piccolo, potrei ricevere continue richieste di rettifiche tipo “Emilio Fede smentisce di essere mai stato ad Arcore”, oppure “di avere mai fatto il giornalista” (smentita che molti sottoscriverebbero volentieri). O in alternativa mail della Minetti che smentisce di essere di “madrelingua e pertanto di non avere particolari meriti orali”, oppure di Cicchitto che dice di “essere stato iscritto alla P2, ma a sua insaputa” , o di Ferrara “che smentisce di essere sovrappeso”. 

Ferrara, lo smutandato di Collegno, già al Dal Verme di Milano con i "servi liberi" di Berlusconi per tessere le lodi della mutanda

Tenendo conto che il mio blog contiene centinaia di post, potrei essere costretto a passare la mia vita attaccato a Internet per pubblicare smentite e rettifiche anche se infondate: ma il bello è che la cosa avverrebbe“senza possibilità di replica” da parte mia. Forse potrei dire in un nuovo post che “Ferrara è diversamente magro”, ma mi esporrei al rischio di ulteriori rappresaglie rettificatorie.

Conclusione : la responsabilità dei blogger e la libertà di espressione. 

A questo punto si dovrebbe rinunciare a lavorare per curare un blog e, visto che la maggior parte dei blogger non lo può fare, si dovrebbe chiudere il blog. Ovvero i blogger devono rinunciare a esprimere liberamente le proprie opinioni, anche se non hanno mai offeso o denigrato qualcuno, riportando fatti falsi.  I blogger dovrebbero essere ritenuti responsabili unicamente se offendono o attribuiscono fatti falsi a qualcuno, e a tutelare l’onorabilità altrui ci deve pensare l’autorità giudiziaria, con un eventuale provvedimento: ma qui il Governo – preoccupato per la propria impunità e sopravvivenza – sta montando un meccanismo per limitare non solo le intercettazioni, ma per rendere di fatto impossibile l’espressione di libere opinioni da parte dei blogger.

Del resto questa è l’idea molto particolare di libertà del sedicente Popolo della Libertà e dell’Amore, di chi si è dichiarato “liberale” ed erede dei  Don Sturzo e De Gasperi. E di chi, fino ad ieri, ha strumentalmente esaltato il popolo dei social network e di Internet che ha innescato la primavera araba.

Esprimo quindi il mio sentito “ringraziamento” a tutti i “sinceri liberali” che hanno votato Berlusconi e che, magari turandosi il naso come fa Marcello Veneziani, continuano a sostenere un regime sempre più illiberale e parafascista. Pubblicherò volentieri una smentita di quanti nel PDL si sono sentiti offesi, perchè li ho definiti “liberali”. Oppure “sinceri”.

Il provvedimento “ammazzablog” è un ulteriore tassello nella costruzione della“democratura”, un regime che mantiene gli aspetti formali della democrazia, ma che in sostanza diviene sempre più una dittatura : meno diritti e più tasse per i “sudditi”, più impunità e privilegi per il “potere”. Meno la gente sa, meno può disturbare il manovratore.


Come in Cina, dove però c’è sviluppo economico e qualche corrotto viene avviato al patibolo. O per meglio dire : come nella Bielorussia di Lukashenko che, viste le condizioni della nostra economia e l’impunità di cui godono da noi corrotti e corruttori, è un paragone più calzante.

Pocavista


P.S. Se entrasse in vigore la norma ammazza blog : sarebbe interessante se ogni volta che un blog o un sito WEB di un giornale di destra parlasse male degli elettori di sinistra (definiti quotidianamente dai lettori del sito WEB de Il Giornale  “sinistrati” oppure “coglioni”), quelli che si sentissero chiamati in causa (e sono milioni) inviassero milioni di richieste di smentita e di rettifica entro le 48 ore, pena il pagamento di 12.000 euro a botta.  

Pocavista, 29 settembre 2011


Aggiunta del 5 ottobre : Si veda anche il gustoso post di Gilioli: GILIOLI

 

PER CHI NE VUOLE SAPERE DI PIU’ (BLOGGERS : FATE CIRCOLARE!)

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica (B. Saetta).

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Tutti lo cercano, ma nel posto sbagliato. Diabolico : ecco dove si sarebbe nascosto il clan di Gheddafi!

Posted by pocavista su 27 agosto 2011

Fonti ufficiali algerine hanno smentito la notizia – diffusa oggi dalla TV egiziana- che il clan Gheddafi si sarebbe rifugiato in Algeria a bordo di 6 Mercedes blindate. Altre voci segnalano che il Rais sarebbe fuggito su un barcone di rifugiati diretto a Lampedusa, travestito da scafista.

Il Rais potrebbe essere quello di spalle con il copricapo giallo.

Il Rais potrebbe essere quello di spalle con il copricapo giallo.

Appena giunto sull’isola, il Rais sarebbe stato prelevato da una motovedetta (con equipaggio esclusivamente femminile) della Guardia Costiera del Lesotho, con matricola limata, e portato verso una località sconosciuta della Costa Smeralda.

Una foto aerea di Villa Certosa

Non vogliamo insinuare niente : ma, dato che al fotografo Antonello Zappadu è stato inibita la diffusione di ulteriori foto all’interno di Villa Certosa, qui presentiamo una ricostruzione grafica dei più recenti lavori eseguiti all’interno della Villa, per i quali è stata chiesta la consulenza della locale sezione di Boy Scout. Attendiamo conferme.

PS – Sembra che – per non dare nell’occhio – sia stato installato un modello di tenda diverso da quello piantato l’anno scorso in un parco di Roma : si tratterebbe di una canadese.

Secondo indiscrezioni, sarebbe questa la nuova dimora del Rais in esilio

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Feltri, Tremonti e la Tammurriata Nera. Vi spieghiamo perchè l’economia italiana è sotto attacco : “‘e vvote basta sulo ‘na guardata”!

Posted by pocavista su 12 luglio 2011

Alchimisti d’oggi

Si prendano fini particelle di una sostanza solida, organica o inorganica a piacere, e si facciano disperdere in un liquido. Se la materia in sospensione ha una densità maggiore del liquido, nel tempo le particelle in sospensione si depositano sul fondo del contenitore. Il sedimento risultante si definisce fango. La parola sembra che risalga all’indoeuropeo “fani”, che indica la melma o la palude.

La produzione di fango, fenomeno estremamente diffuso in natura, rievoca antiche procedure latine utilizzate per condannare alla damnatio memoriae il potente decaduto o il nemico da castigare. Ricorda anche il particolare trattamento che durante il fascismo liquidava i gerarchi divenuti scomodi, accusati sistematicamente di “pederastia”.

La versione odierna della pratica per delegittimare e intimidire un avversario avviene per via mediatica (campagne di stampa e/o TV), con la diffusione di notizie e documenti compromettenti, riguardanti per lo più la vita privata : le informazioni sono spesso fornite in modo parziale e manipolato, e a volte completamente inventate. Anche se poi i fatti smentiranno le illazioni, qualche schizzo di fango rimarrà sul malcapitato di turno.

Questo modo di procedere è definito dagli anglosassoni “character assassination”. Da noi è conosciuto più modestamente come “metodo Boffo”, dal malcapitato direttore dell’Avvenire, costretto alle dimissioni da una campagna di stampa denigratoria condotta dall’ineffabile Vittorio Feltri. Il moderno alchimista del fango ha dovuto ammettere, in seguito, di avere usato anche una falsa velina della questura che accusava Boffo di essere un noto omosessuale attenzionato dalla Questura. 

Il metodo sembra particolarmente caro ai mezzi di comunicazione e ai “servi liberi”  vicini al presidente Berlusconi, che l’hanno usato o che hanno minacciato di usarlo anche con Follini, Fini, Marcegaglia, Montezemolo, Mesiano (ridicolizzato in TV per via dei calzini pervinca), Bocchino, la Bocassini, Di Pietro. I “servi liberi” di Berlusconi non hanno esitato poi a mostrare in prima pagina anche le nudità di un giovanissimo Nichi Vendola – “colpevole” di avere frequentato un campo nudisti – e di Veronica Lario, definita “velina ingrata”. 

Veronica Lario

Tremonti e Boffo uniti nella lotta

Eravamo stati facili profeti quando in un nostro post di un paio di mesi fa avevamo previsto che il prossimo bersaglio del “metodo Boffo” sarebbe stato Tremonti, vero e pericoloso concorrente interno di Berlusconi. Il quale si è affrettato a indicare come proprio delfino l’innocuo e servizievole Alfano.

Tremonti, fautore di una manovra economica lacrime e sangue, è inoltre il capro espiatorio ideale su cui scaricare lo scontento degli elettori di cdx anch’essi colpiti dalla Finanziaria in approvazione al Parlamento.

Lo stesso Tremonti, in un recente colloquio con B., avrebbe dichiarato di non essere disposto a subire passivamente il metodo Boffo, che i “servi liberi” di Berlusconi hanno cominciato impietosamente ad applicargli.

Aggiornamento del 13 luglio : oggi Alessandro Sallusti, facendo finta di cadere dal pero, spara un titolone in prima pagina : “Chi vuole incastrare il Ministro Tremonti?”. A destra ormai si gioca allo” schiaffo del soldato”. La situazione, da tragica, sta diventando comica.


Le misteriose leggi dell’economia, per la prima volta spiegate. Da Feltri

Molti dicono che l’Italia sta affondando, sommersa dai debiti e dai colpi della speculazione internazionale, dagli scandali, da una classe politica sempre più rapace, da una corruzione diffusa, dall’evasione fiscale, dalla monnezza.

Alcuni ingenui si chiederanno : ma la colpa di chi è? Forse dell’insipienza del governo di nani e ballerine che non governa e che tiene il Parlamento occupato a votare lodi Alfani, leggi salva Fininvest e trasferimenti di Ministeri a Monza?

Per fortuna che c’è Vittorio Feltri che ce lo spiega (vedi Il Giornale del 11.07.2011) : “Ecco chi rovina l’Italia: prima rema contro poi si mette a piangere”.

Ci riferiamo al mostruoso risarcimento che Silvio Berlusconi dovrà liquidare a Carlo De Benedetti per effetto di una sentenza emessa dal tribunale civile, relativa a un vecchio contenzioso riguardante la Mondadori. Una somma enorme (560 milioni di euro) che minaccia la salute della casa editrice, non solo le tasche del premier.

Feltri poi tocca vette surreali e non teme il ridicolo “Senza contare che un ribasso Mondadori (quasi certo), avvenendo in un momento di difficoltà del mercato, potrebbe provocare un crollo del nostro sistema e, quindi, incoraggiare gli speculatori ad attaccare i Bot”.

Noi poveri sprovveduti pensavamo che gli investitori internazionali guardassero alla montagna di debito pubblico (il terzo nel mondo) che sta strozzando l’Italia la cui economia è ferma da un decennio e all’insipienza di un governo che non governa e non mantiene le promesse (riforme istituzionali, costi della politica, abolizione delle province, riduzione del carico fiscale, lotta alla corruzione, Ponte sullo Stretto). 

Che inoltre costringe il Parlamento a votare sulla nipotina di Mubarak, sui lodi Alfano per mettere al riparo Berlusconi dai processi e a pronunciarsi su provvedimenti salva Fininvest. Che infine fa votare una manovra finanziaria che attribuisce ai governi futuri la responsabilità dei suoi effetti più indigesti.

Per fortuna c’è Feltri, travestito da economista, che ci spiega che la speculazione si starebbe accanendo su di noi : 

1 – a causa del risarcimento milionario che Berlusconi, definito “corruttore attivo” dai giudici (con Previti esecutore materiale della corruzione già condannato in via definitiva), dovrebbe dare a De Benedetti per averlo “scippato” venti anni fa della Mondadori. 

2 – a causa di politici incoscienti, allo scopo di dare addosso al governo, non esitano a descrivere il Paese come fosse sull’orlo del baratro, ridotto in miseria… un popolo allo sbando, soggiogato da un istrione disonesto, da una maggioranza degna di lui, da ministri inetti”.

E qui ritorna il fine economista Feltri : “D’altronde ,l’economia, la finanza, i mercati sono più sensibili alle impressioni che non ai dati di fatto.

Noi umili blogger, che l’economia l’abbiamo studiata e insegnata in aule universitarie, a questo punto rimpiangiamo il tempo sprecato a faticare su cose inutili come formule, grafici, econometria, moltiplicatori, utilità marginali, tassi di rendimento interno, ottimi paretiani, Keynes e Samuelson.

Feltri ci insegna invece che l’economia è tutta una questione di impressione (forse qualche volta ha sentito parlare di “sentiment index” e tanto gli basta, visto che i lettori de Il Giornale sembrano di bocca buona) e che basterebbe studiare la Tammurriata Nera :

Io nun capisco ‘e vvote che succede

e chello ca se vede nun se crede nun se crede …

‘e vvote basta sulo ‘na guardata,

e ‘a femmena è rimasta sott”a botta ‘mpressiunata”.

E si sa, l’economia è “femmena”! 

Quindi elementi come debito pubblico quasi fuori controllo, stagnazione economica, scarsa competitività delle aziende, riduzione del potere di acquisto, infrastrutture carenti, servizi inefficienti, corruzione galoppante e governo “ad personam” per Feltri non c’entrano. La colpa sarebbe solo della “mala guardata” di Bersani, Di Pietro e Santoro.

Ci permettiamo di dubitarne. Anche perché, approfondendo lo studio della bibliografia a Lui cara, leggiamo :


Seh ‘na guardata seh

seh ‘na ‘mprissione seh

va truvanno mò chi è stato

c’ha cugliuto buono ‘o tiro …

Addò pastin’ ‘o grano, ‘o grano cresce

riesce o nun riesce, semp’è grano chello ch’esce …

Non prendiamoci per i tornelli

Egregio direttore Feltri, riconosciamo che sua professionalità di delegittimatore sia fuori discussione, da vero padre nobile del Metodo Boffo : ma con l’economia forse sarebbe meglio lasciar spazio ad un ministro noto per la modestia e il basso profilo, come Brunetta che, se non avesse trascurato la carriera accademica per dedicarsi alla politica dei tornelli, avrebbe preso di sicuro  (sono parole sue)  il Nobel per l’economia. 

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Le gravi colpe di Pisapia per la prima volta svelate.

Posted by pocavista su 26 maggio 2011

Il Pisapia desnudo.

Dopo la campagna di delegittimazione di Pisapia da parte di Berlusconi e della Moratti, si sono scatenati migliaia di fans sulla pagina Facebook di Pisapia.

La creatività del popolo di Internet ha fornito migliaia di definizioni falsamente denigratorie e paradossali di Pisapia, che di fatto neutralizzano i tentativi goffi e affannati della destra di farne un “ladro d’auto”, complice e sodale di terroristi islamici, zingari e clandestini.

Nel frattempo la Moratti ha cercato di rifarsi il look per il ballottaggio : ma a questo punto, più che una nuova strategia di comunicazione, le sarebbe forse più utile il viaggio della speranza a Lourdes.

La Moratti cerca ora di farsi un nuovo look : ma forse le serve una vera magia o un miracolo


I cento volti di Pisapia, “Il Signore delle Moschee”

Ecco le migliori 100 definizioni di Pisapia (P##) che abbiamo selezionato da Facebook e dintorni

  1. P## ha proposto la camera del buco. Ma è per l’ozono.
  1. P## è il vero autore de “Il Signore delle Moschee”
  2. P## da bimbo, per dispetto, faceva i tagli ai quadri di Fontana
  3. P## scrive messaggi porno nei cessi degli Autogrill, ma lascia il cellulare della Moratti
  4. Gli scheletri hanno P## nel proprio armadio
  5. P## sparse la voce che nel settore Z dell’Heysel davano birra gratis
  6. Il Mar Morto scoppiava di salute prima che arrivasse P##.
  7. P## ha insistito con Noè per caricare una coppia di zanzare sull’Arca
  8. Da quando c’è P## anche i continenti vanno alla deriva.
  9. P## è il chirurgo plastico della Santanchè
  10. P## è stato il maestro di recitazione di Nicoletta Braschi.
  11. Se la notte sei solo e hai tanto freddo, P## è quello che si sta facendo tua moglie.
  12. P## è l’unico che scambierebbe il suo fustino con due dei tuoi
  13. P## era il vero utilizzatore della carta di credito di Minzolini
  14. P## ha comprato di nascosto la casa a Scajola
  1. P## farà suonare “O mia bela Madunina” alla banda comunale con la vuvuzuela
  2. P## in realtà è la Moratti senza la parrucca
  3. P## era alla guida del motorino su cui è fuggito il Mullah Omar dall’Afganistan
  4. P## voterà P##. Pur conoscendone il programma.
  5. P## gestisce di nascosto uno spaccio di scilipoti.
  6. P## ha presentato Yoko Ono a John Lennon.
  1. P## ha portato Ruby ad Arcore, dicendo che era la nipote maggiorenne di Mubarak
  2. P## è il pusher di Don Seppia …e forse anche di La Russa
  3. P## guarda solo i c. d. Rom Zingarelli e ascolta esclusivamente “I Nomadi”.
  4. Quando il colonnello Kurtz di Apocalipse now dice “L’orrore..l’orrore” prima di morire è perché ha visto P##.
  5. P## cancellava col bianchetto i nomi dalla lista di Schindler.
  6. Sullo zerbino di casa P## c’è scritto: “hellcome”.
  7. Nel laboratorio segreto del suo castello, P## ha dato vita a un inquietante OGM di nome Ghedini
  8. P## organizza le code in modo che la tua sia sempre la più lenta.
  9. P## ha presentato Lele Mora a se stesso.
  10. P## fece un tuffo a bomba al largo di Fukushima, provocando qualche disagio al Giappone
  11. Quando P## pulisce casa, Milano si riempie di polveri sottili.
  12. Se ascolti un qualsiasi disco degli AC/DC al contrario, si sente la parola “P##”
  13. P## chiede sempre : “quando nascerà?”, alle donne grasse.
  14. In 16 anni P## non ha mai informato Fini di quello che Berlusconi faceva votare in Parlamento!
  15. Dopo accurate analisi, si è appurato che il calendario Maya coincide con l’agenda di P##.
  16. P## una volta ha suggerito a Vittorio De Sica : perché non fai un figlio?
  17. Per un fenomeno sconosciuto alla scienza, vicino a P## non c’è mai campo.
  18. P## è la vera “fidanzata segreta” di Berlusconi.
  19. P## lavorava all’anagrafe quando nacque Pippa Middleton.
  20. P## è talmente perfido che lascerà vincere la Moratti.
  21. P##, la notte di Natale, lascia acceso il camino.
  22. P## vendeva le enciclopedie per strada chiedendo: “Hai qualcosa contro i ragazzi che sono stati in comunità?”
  23. Al supermercato P## stacca i codici a barre dalle confezioni di mortadella e li attacca su quelle di salmone. Poi va alla cassa.
  24. Quando tu non sai la risposta, P## alza la mano.
  25. P## ti dice “state mansi raga, domani mi offro in mate”. E poi scompare per una settimana.
  1. P## ti sveglia la domenica mattina per regalarti La Torre di Guardia
  2. P## va a 90 all’ora in terza fila in autostrada. E ha pure il cappello.
  3. P## ha veramente rubato un’auto. Era una Duna.
  4. P## si salverà dall’Inferno, perché servirebbe un girone ad hoc e non ci sono i fondi.
  5. Senza P##, Eschilo avrebbe fondato la commedia, non la tragedia
  1. P## sventa furto d’auto di una signora; la Moratti: “Grazie, non so come avrei fatto senza la mia macchina del fango”
  1. P## come hobby attacca cartelli con la scritta “pelati di merda” alla schiena di quelli che stanno per passare davanti a un raduno di naziskin.
  1. P## l’anno scorso è andato al mare ad Avetrana.
  2. P## ga el suv, l’è un bauscia milanes …
  3. P## si faceva tenere fermi i chiodi da Padre Pio per attaccare i quadri.
  4. P## ha iscritto all’albo Sallusti e Belpietro.
  5. P## non fa sesso sicuro; la Moratti non fa sesso, sicuro!
  6. P## proporrà una revisione del Concordato. Per dare l’otto per mille solo ai preti pedofili
  7. P## ad Annozero interrompe il pubblico.
  8. P## fu il primo a scrivere “xkè” e “ti lovvo”.
  9. P## ha convertito Palpatine al lato oscuro della forza
  10. P## una volta ha chiesto una mano alla Venere di Milo.
  11. P## è stato l’istitutore delle buona maniere di Vittorio Sgarbi
  12. P## bussa sempre 2 volte.
  13. P## si tira le piste ciclabili.
  14. Il figlio di P## si chiama Nathan Falco.
  15. P## non va demonizzato, ma esorcizzato.
  1. P## ha messo due confezioni di Cialis nella doccia di Strauss Kahn. Poi si è travestito da cameriera.
  2. E’ stato P## a ridurre in quel modo Sallusti.
  3. P## era l’insegnante di italiano di Di Pietro.
  4. P## uccide a bastonate i cuccioli di foca. Non per la pelliccia: per hobby.
  5. P## si scaccola di nascosto. Nella stanza del muco.
  6. Con P## la Borsa sarà ribattezzata Suk
  7. P## istigherà i Rom a costruirsi delle case, così gli italiani potranno derubarle
  8. Con P## alla prima della Scala quest’anno canterà Khaled
  9. P## ha rubato la prima ragazza ad Hitler e poi gli ha detto che era ebreo.
  10. P## ha inventato il colesterolo cattivo per sconfiggere quello buono.
  11. P## ha suggerito a Bill Gates di lanciare Windows Vista.
  1. Se ascolti i comizi di P## al contrario, senti il manifesto delle Bestie di Satana.
  2. Picasso volle immortalare la natività di P## nel quadro “Guernica”.
  3. Gli attentatori delle torri gemelle si schiantarono gridando “P## Akbar
  4. P## è il ghost writer dei libri di Vespa e delle poesie di Sandro Bondi
  5. P## si accese una sigaretta alla stazione di Viareggio il 29 giugno 2009 alle ore 23:48.
  6. P## lancia bustine di eroina oltre la recinzione di S.Patrignano
  7. Quando chiamano Houston per un problema, quel problema è P##.
  8. P## è così cattivo, che è l’unico a cui Belpietro riesce simpatico.
  9. Se vince P##, i milanesi dovranno lavare i vetri alle auto dei rom.
  10. P## ha insegnato a sorridere all’avv.Previti.
  11. Due rette parallele non si incontrano mai perché P## ne ostacola l’amicizia.
  12. P## aiuta le vecchiette ad attraversare l’autostrada.
  13. P## vuole un solo naviglio a Milano: lo Stige.
  14. P## era invidioso del talento di Salieri.
  15. Se lecchi i volantini di P##, poi ti butti dalla finestra credendo di essere P##.
  16. P## è comunista, ma nel suo simbolo la falce è un’altra.
  17. Olindo e Rosa avevano il terrore di incrociare P## sul pianerottolo.
  18. P## non solo è favorevole al fine vita, se ne occupa direttamente.
  1. P## ama così tanto le tasse che ha chiamato sua figlia Iva.
  2. P## mette l’acido nelle acquasantiere delle chiese per far ustionare le dita ai fedeli
  3. Prima di incontrare P##, “L’Urlo” di Munch era “La Risata” di Munch.

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Svelato il mistero : la fidanzata di Berlusconi si chiama Susanna.

Posted by pocavista su 17 gennaio 2011

 

 

VAURO 2011

Cherchez la femme. Dopo le rivelazioni di Berlusconi che, seguendo i consigli di Libero e de Il Giornale, ha dichiarato di essersi fatto la fidanzata  (anche se le cronache suggeriscono che se ne sia fatta più d’una), siamo partiti alla ricerca.

Abbiamo scartato subito le quattordici ragazze cui è stato dato in comodato d’uso un condominio da cui potevano spostarsi comodamente ad Arcore, in caso di bisogno. Forse non all’altezza del ruolo. Abbiamo escluso anche Nicole Minetti, l’igienista dentale del premier  eletta consigliere regionale in Lombardia per meriti gengivali, più adatta a curare piorree e tartaro che a tessere rapporti internazionali come “prima dama”. Da scartare la Santanchè, per eccesso d’anni, di silicone e di testosterone.  Mara Carfagna? No, troppo chiacchierata per la sua subitanea ascesa ai ranghi di Ministro e ormai una signora con un nuovo look da Maria Goretti.  Qualcuno suggerisce Dacia Valent, la parlamentare di colore : ma poi chi glielo va a raccontare a Bossi e ai suoi? La Gelmini? troppo algida per la lap dance, ma forse più adatta a guepiéres di lattice.

Poi è emerso improvvisamente un cognome e un nome : Susanna, o per meglio dire Lacasta Susanna. La ragazza occupa un ruolo di tutto rispetto nella storia dell’arte e della religione e potrebbe portare nuovo prestigio al premier.

Un soggetto ricorrente nella pittura rinascimentale e barocca riguarda “Susanna e i vecchioni” . Guido Reni,  Tintoretto, Rubens, Allori, Rembrandt, Artemisia Gentileschi e molti altri pittori, fino al contemporaneo Botero, si sono cimentati sul tema. La storia è ripresa dal biblico libro XIII di Daniele, in cui alla tarda età non viene associata non tanto la saggezza, quanto il vizio.

Susanna era la sposa di Joachim, il ricco proprietario di un palazzo circondato da un parco dove indiva banchetti e feste per numerosi invitati. Tra costoro c’erano due anziani magistrati che guardavano la casta Susanna con occhio lubrico. Un caldo pomeriggio d’estate Susanna si spogliò nuda senza rendersi conto che occhi estranei la stavano spiando: i due vecchi si erano nascosti nel parco di Joachim ed insieme architettarono uno sporco ricatto: :“Concediti a noi, se no ti accuseremo di tradire tuo marito con un giovane”.

Susanna si mise allora a urlare per far accorrere i servi, ma i magistrati a loro volta gridarono accusandola di adulterio, reato che prevedeva la lapidazione. Quando tutto sembrava perduto, fu salvata dal giovane Daniele che chiese separatamente ai due anziani dove si fosse nascosto l’amante di Susanna. I due dettero risposte diverse, svelando la menzogna. Così i due vecchi vennero condannati e Susanna si salvò.

L’associazione viene spontanea : Noemi, le veline, le igieniste dentali, le escort, le calendariste e adesso le Ruby, che hanno animato le nostre cronache negli ultimi anni e i cui nomi sono stati spesso accomunati a quello del nostro Leader Supremo, ricordano un po’ Susanna e i vecchioni lussuriosi. Nell’ultimo episodio di cronaca che vede al centro Berlusconi, Fede e la minorenne marocchina Ruby, i senili arrapati non sono però magistrati. Inoltre le Susanne odierne tanto caste e irreprensibili non sono, ma usano il loro fascino per farsi una posizione, anche in Parlamento secondo quanto hanno denunciato recentemente la parlamentare Angela Napoli e il sen. Guzzanti, che ha parlato perfino di “mignottocrazia”.

Lo scoop di Svistasocialclub.wordpress.org – Versione originale di “Susanna e i Vecchioni” di Artemisia Gentileschi, dopo il restauro predisposto dal Ministro della Cultura Bondi

Potere e harem, vecchiaia che usa l’altrui giovinezza per sfuggire alla terza età. Una storia vecchia come il mondo. Anche il nostro anziano Leader Supremo, che non fa mistero di amare il bunga bunga con giovani signorine, ogni volta che viene accusato di avere messo le mani nella marmellata, nega e grida al complotto delle toghe rosse.

Si ricorderà che nel caso Marrazzo, Berlusconi consigliò – per pura e disinteressata solidarietà, s’intende – all’allora governatore del Lazio di pagare i propri ricattatori, perché togliessero di mezzo un video compromettente. Nel caso di Ruby, sembra – ma è un’ipotesi che la magistratura dovrà accertare – che la Presidenza del Consiglio fece pressioni per far rilasciare la giovane Ruby, arrestata per furto dalla questura di Milano. Ruby, minorenne marocchina fuggita da una casa-famiglia di Palermo e frequentatrice della reggia di Arcore, fu fatta passare addirittura per nipote del presidente egiziano Mubarak. (“Io aiuto sempre chi ha bisogno”, ha dichiarato il nostro Leader Supremo).

A destra come si vive la vicenda? Ecco alcuni istruttivi commenti dei lettori al sito WEB de Il Giornale :

#2 raffa62 (88) il 17.01.11 alle ore 8:51 scrive:

per prima cosa dobbiamo partire in “quarta”,cioè,fare tante manifestazioni,tutti i giorni,per 15 giorni,per difendere Silvio,la libertà di farci governare da chi diciamo noi…,e la immediata riforna sell giustizia!! poi,bisogna isolare IL traditore.Poi…,mandare ispezioni alla procura di milano…per controllare i soldi come si spendono e approvare subito la commissione d’inchiesta parlamentare per questi pseudo magistrati.

In particolare i commenti rivolgono alcune affettuose attenzioni a Fini, che ha suggerito a Berlusconi di difendersi non in TV ma di fronte ai giudici.

#40 nuvmar (11) il 17.01.11 alle ore 9:41 scrive:

ma fini chi è? -Ti pare giusto vedere una “alta” carica dello stato che va dai rossi a sparlare del presidente del consiglio o, comunque , di un parlamentare dello Stato e di cui dovrebbe essere garante?!! Cioè: -Dimentichiamo un poco chi lo votò (M. S. I. Fiamma tricolore ) tradito, e vediamo i fatti ————-,Nulla,proprio niente, solo azioni scomposte contro il nemico,a favore dei propri nemici, con la speranza di soddisfare le mire della tulliana,suppongo, ma è troppo anche questo per quello là!

#31 Michele Calò (405) – il 17.01.11 alle ore 8:50 scrive:

Voglio segnalare alla Treccani il termine “finiano” quale sinonimo di infame,maramaldesco,sciacallo,avvoltoio,vigliacco,traditore. Il fecaloma della Camera si sta mostrando in tutto il suo squallore di carta igienica della magistratura rossa e della sinistra forcaiola.Tant’è che è andato a prostituirsi da quel Fazio dalla faccia da fesso e con il portafoglio gonfio che di mestiere fa lo stuoino.E per dire cosa?Che Berlusconi deve andare dai PM di Milano a farsi massacrare?Lui che ha svenduto ogni dignità(se mai l’ha avuta!)per non farsi inquisire su MonteCarlo?O per non dovere rispondere sulla Tosi?Per non parlare dei suoi amichetti dei giochi informatici a cui Tremonti chiede di pagare 70 MILIARDI DI EURO?!?O vogliamo fare anche due chiacchiere su Lady ASL, le società della ex moglie e del suo segretario particolare fatto eleggere alla Camera per cautelarlo?E magari due chiacchiere sulle precedenti gite monegasche per “salutare” i bancari italiani che lavorano lì?Fini,nemmeno la Cloaca Massima è disposta ad accoglierti!

#18 gianfra.46 (44) – il 16.01.11 alle ore 23:59 scrive:

Questo viscido verme nauseabondo, questo voltagabbana da due soldi, questo vile traditore che farebbe impallidire Giuda e Badoglio questa persona, dicevo, ha l’ardire di insegnare agli altri su come comportarsi di fronte alla giustizia!!!! Che si vergogni; io non so chi lo potrà votare, comunque chi avrà lo stomaco di votarlo dovrà vergognarsi pure lui. Fini…fai schifo!!!!! Un ex ammiratore di questo omucolo.

Già in ottobre, alle prime avvisaglie dello scandalo Ruby, il “popolo dell’amore”  – preclaro esempio di carità cristiana e di tolleranza – aveva esercitato tutta la sua comprensione per le “debolezze” del premier.

#32 TRIDENTINA AVANTI (664) il 30.10.10 alle ore 13:58 scrive:

Forza Cav tieni duro! Dillo Silvio ai kompagni di merende che le paghi le tasse e a milioni; dillo che non hai mai “lanciato molotov” contro le Forze dell’ordine; dillo che non sei mai andato a spasso “sottobraccio” con i terroristi; dillo che non fai pedofilia come certi ministri di un Famoso Credo religioso molto diffuso, il più diffuso, nel ns. Paese; dillo che non hai mai licenziato nessuno non come colui che, cacciato dagli Agnelli, acquisì quella famosa società di prodotti da ufficio (mobili, sistemi di calcolo, informatica, elettronica ecc.) di Ivrea, in ottima salute, la fece fallire e lasciò sulla strada più di 6000 persone; ma soprattutto dillo che a casa tua potresti fare tutto quel….. che vuoi!!! Ma forse tutto ciò accade per la famosa “invidia” infatti loro più di qualche riga di coca e qualche transessuale a pagamento….

#24 futuro libero (424) il 30.10.10 alle ore 12:33 scrive:

In Italia abbiamo solo due persone che hanno il coraggio di dichiarare: Berlusconi ama le donne, e Vendola ama gli uomini. Tutti gli altri stanno zitti, forse devono nascondere qualcosa? Vai Silvio li hai fatti impazzire tutti quanti non sanno più dove attaccarsi, o meglio magari lo sanno ma la moralità non consente.

#22 mala tempora currunt (30) il 30.10.10 alle ore 12:32 scrive:

non ci trovo nulla di male nel dire che uno ama le donne!!! chi di noi non lo ha mai detto? purtroppo dall’altra parte ci sono persone , es. Vendola, che hanno dei gusti molto poco ortrodossi… immaginate la novità: una checca presidente del consiglio…. tutto il parlamento in seta rosa e festini a luci rosse tre volte la settimana…anche una come la Bindi avrebbe una chance…per non parlare di chi, sempre “sinistro, abbordava i trans per strada….. che belle persone quelle!!!! allora meglio 1…100…1000 berlusconi!!!

#7 bruna.amorosi (1428) il 30.10.10 alle ore 10:51 scrive:

Ammazza quanto strillano questi sinistri , eppure il bunga bunga è il loro sport preferito vedi Vendola, Marrazzo e compagnia bella. Certo che il rossore sulla faccia proprio non lo conoscono . E allora meno male che almeno il capo del governo è un uomo normale. Bravo Berlusconi. Poi a Famiglia Cristiana ricordiamogli i preti pedofili e anche Boffo, che proprio puro non è…”

A nessuno di costoro purtroppo viene in mente che non si rinfacciano all’alto statista le sue preferenze sessuali (in PdL è o non è il partito dell’amore?),  quanto  l’eventuale interferenza sul funzionamento di un’altra istituzione dello stato come la polizia, per far rilasciare una sua amica (per di più minorenne) arrestata per furto, facendola passare come parente di un capo di stato straniero, rischiando un serio incidente diplomatico, e chiedendo che venisse affidata alla sua igienista dentale, ex-show girl, da lui fatta eleggere alla Regione Lombardia.  Ma a destra parlano invece di “ingerenza nella vita privata del premier” e  se la pigliano con Boffo e Marrazzo. I quali si sono dimessi da tempo, a differenza del loro amato Leader Supremo che dalla poltrona non si schioda.

Ma è questo che probabilmente Berlusconi e molti lettori de Il Giornale  intendono per “alto senso dello Stato”.

La politica ormai sembra divenuta una forma di perversione sessuale particolarmente adatta alle persone anziane.


Le Susanne e il vecchione.

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Totò o Nostradamus? Razzi, Scilipoti, Elio e le Storie Tese.

Posted by pocavista su 15 dicembre 2010

Il trio Scilipoti, Calearo, Cesario (© Mauro Scrobogna / LaPresse)

Gli ex-dipietristi Scilipoti e Razzi – insieme a Calearo. ex-PD, e Cesario, ex-PD e ex-API  – hanno votato la fiducia a Berlusconi per “senso di responsabilità'” (?!)

 

OGNI COMMENTO E’ SUPERFLUO

 

 

TOTO’ o NOSTRADAMUS?

SCILIPOTI

RAZZI

MA MI FACCIA IL PIACERE!

L’IMMAGINE DELL’ITALIA ALL’ESTERO

Scilipoti, colto in flagranza, mentre vota per un collega

 

ELIO E LE STORIE TESE  

 

Programma chiaro, massima trasparenza

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Tutto è relativo : non rimane che credere nell’happy hour (parte seconda)

Posted by pocavista su 10 dicembre 2010

Per quale motivo P.O. aveva scelto questo approccio molto provocatorio nel suo libro? Probabilmente per ragioni di marketing, come testimoniato dal successo del “Codice da Vinci” di Dan Brown : più la Chiesa lo attaccava per le sue tesi – facendo finta di dimenticare che si trattava pur sempre di una fiction letteraria – più la gente acquistava il libro per vedere che cosa ci fosse di tanto scandaloso. Più clamore, più soldi e più pubblicità alle proprie tesi.

Ricordiamo che P.O. aveva pubblicato in precedenza, nel 1999, “Il vangelo secondo la Scienza”. P.O. analizzava la struttura di varie religioni, utilizzando fisica quantistica, teoria dei sistemi, intelligenza artificiale, logica, filosofia, antropologia, teoria dei giochi. Tale libro era circolato però solo tra i pochi addetti ai lavori. In effetti non ci si poteva attendere che nell’ora di catechismo o nei sermoni domenicali si discutesse a cuor leggero se Dio fosse o meno ”l’osservatore quantistico dell’intero Universo”, fornendo così una spiegazione alla necessità che avvenga un “collasso della funzione d’onda” nel sistema cosmico. O che “la scienza sia un’equazione differenziale e la religione una condizione al contorno…” .

Stavolta, visto lo scandalo che ha provocato, P.O. stava raggiungendo il suo scopo.

Quali sono state le comuni reazioni al libro di Odifreddi? Vediamone alcune :

  • negazione di validità della fonte (P.O. avrebbe una reazione da “disilluso turlupinato da bambino”; “un laureato in matematica” che si pretende scienziato);
  • vittimismo (“la Chiesa ha avuto milioni di morti”; anche se il povero P.O. si limita a trucidare talvolta la sintassi);
  • negazione della tesi che solo i “poveri di spirito” hanno fede, elencando eminenti intellettuali cristiani. Nell’elenco talvolta si incorre in qualche infortunio, includendo Galileo

    Galileo Galilei

    (torturato e processato dalla Chiesa per avere affermato che la terra girava intorno al sole, smentendo le Scritture) e Caravaggio (pittore eccelso, ma che si macchiò di un omicidio e di turpitudini varie);

     

  • accuse di alimentare “il relativismo imperante”(si parla di “ideologica ostilità”, di “vero e proprio odio organizzato”, tipiche argomentazioni che non scendono nel merito dei problemi, ma utili per demonizzare l’avversario);
  • ricorso a controverse reliquie come la Sacra Sindone, o a fenomeni di psicosi collettiva,fatti passare per miracoli, come quelli di Medjugorie, che non si capisce cosa debbano confutare o provare.

    Sacra Sindone

Sono tutte argomentazioni che non entrano nel merito delle analisi di P.O., ma sono sintomatiche di una reazione di autodifesa.

Vorrei però soffermarmi sull’accusa di “relativismo”, arma spesso usata da quei “teo-con” che si fanno portatori di un neo-fondamentalismo cattolico.

Costoro affermano, in soldoni, che :

  • Dio esiste, è quello del Vecchio e Nuovo Testamento.
  • Le eventuali contraddizioni storiche e logiche esistenti nelle Scritture fanno parte del Disegno di Dio, non comprensibile dall’uomo.
  • La Chiesa cattolica è unica depositaria delle verità rivelate e l’unica entità autorizzata a interpretare presunte “leggi naturali”. Esse avrebbero validità universale, in ogni tempo ed ogni luogo; tutti sono tenuti a rispettarle, credenti e non.

Anselmo d'Aosta

Insomma i neo-fondamentalisti ritornano al “credo per capire” di Anselmo di Aosta, XI secolo.

Per reazione, si sta radicalizzando un razionalismo ateo, un po’ alla P.O., in base al quale si ritiene che :

  • Dio non esiste.
  • Nessuno è depositario di verità rivelate e interprete unico di “leggi naturali”. Specie se, come la Chiesa cattolica, in passato ha promosso sanguinose crociate, persecuzioni religiose, con l’Inquisizione ha torturato e messo al rogo migliaia di eretici e di streghe, ha giustificato colonialismo e schiavismo, ha dichiarato che tra modernizzazione e religione c’è incompatibilità (Sillabo di Pio IX), ha ostacolato la libertà di pensiero, per esempio creando l’Indice dei libri proibiti. Oggi su alcuni di tali temi la Chiesa ha cambiato posizione : è contraria alle guerre, al colonialismo, allo schiavismo, non contesta più che la terra giri intorno al Sole come con Galileo, promuove il dialogo tra religioni diverse. Dove stanno dunque “quei principi immutabili e quelle leggi naturali” di cui la Chiesa si erge a interprete universale?
  • Secondo i razionalisti atei l’unica fonte di conoscenza e guida del comportamento sarebbe perciò la ragione umana e quindi la scienza.

Qui siamo invece al “non capisco e quindi non credo”. Per la serie : “Dio è morto! E nemmeno io mi sento tanto bene!” (W.Allen).

Ma i bistrattati “relativisti”? Nel loro piccolo, si pongono invece domande scomode come :

  • un cattolico è “meglio” di un ateo, un buddista di un taoista, un islamico di un ebreo, un Sikh di un boscimano animista? Un Borghezio di un Capezzone?

    Mario Borghezio, uno dei più prestigiosi teorici della Lega Nord

     

  • è utile contrapporre al fondamentalismo che alligna in molti strati delle società islamiche, ed alla secolarizzazione delle società occidentali, un fondamentalismo cristiano? Si vuole ritornare alle crociate, cristiani contro saraceni, guelfi contro ghibellini, “Curva Sud Occidente Cristiano” contro “Curva Sud Resto del Mondo”? Senza dimenticarci che la squadra “Resto del Mondo” sarà presto composta prevalentemente da giocatori cinesi e indiani, mentre quelli islamici – finito il petrolio – saranno relegati in panchina.
  • esistono “leggi naturali” e codici etici, identificabili con precisione e validi in tutte le culture ed in ogni epoca?
  • c’è qualcuno che si può ergere a interprete universale di tali “leggi”, dato che costumi e valori si evolvono, assumendo significati diversi secondo i contesti di riferimento?

A questo domande i relativisti rispondono : non lo sappiamo.

Allora come se ne esce? Una via da percorrere, anche se molto ardua, sarebbe il dialogo con altre religioni e culture; un confronto nel rispetto reciproco, senza pretese di superiorità. Perciò massimo rispetto per i credenti cattolici. Ma anche per i non credenti, i laici o i credenti di una fede diversa.

E qui saremmo al “cerco di capire, ed alla fine capisco che c’è ancora molto da capire”.

 

Mi si permetta una battuta finale : non abbiamo elementi definitivi per provare se Dio esista oppure no. Siamo costretti, dalle nostre limitazioni, a sospendere ogni conclusione al riguardo.

Anche se qualcuno potrebbe concludere che, a giudicare da quello che si vede in giro, il buon Dio – se non ci fosse – ci farebbe una figura migliore.

Figura sicuramente migliore di quella che faranno molti nostri parlamentari il 14 dicembre. Non ci rimane che sperare nell’happy hour.


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Il “Governo del fare, a sua insaputa”. Veneziani, Wikileaks e il complotto mondiale.

Posted by pocavista su 1 dicembre 2010

(da Inserto Satirico)

Non abbiamo amico migliore di Silvio Berlusconi che ha sostenuto sempre con la stessa coerenza le Amministrazioni Clinton, Bush e Obama“: così il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, a margine del vertice dell’Osce ad Astana, in Kazakhstan.

L'opinione del martin pescatore

 

Subito Daniele Capezzone, portavoce del PdL, noto nel mondo perché si imbatte per strada in misteriosi cazzotti che invece di lasciare tracce sul suo volto le lasciano inspiegabilmente sul quello di Putin, non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione. “Ora la sinistra chieda scusa. Dopo le parole chiarissime, gli elogi pieni e incondizionati, il riconoscimento caloroso e assolutamente inconsueto che va ben al di là di qualunque liturgia diplomatica, che Hillary Clinton ha indirizzato a Silvio Berlusconi, l’opposizione, Pd in testa, farebbe bene a scusarsi con il Premier. Se fossero persone serie, ammetterebbero di avere sbagliato“. (Per i curiosi, un ritratto interessante di El Cabezon è tratteggiato su il post CAPEZZONE)

A parte il giovane Capezzone e il pallido Bondi, tutti sanno che l’abile Hillary Clinton, abbandonato diplomaticamente il suo Bill troppo impegnato in impegnativi esami orali sotto qualche tavolo ovale, ha cercato solo di salvare la faccia alla sua Amministrazione sputtanata da Wikileaks con qualche frase di circostanza. Cosa pretendeva, Capezzone, che Hillary dicesse pubblicamente : “Egregio signore, lei è un brutto porco come mio marito e racconta barzellette orribili!”? Oppure “La nostra Amministrazione ritiene che lei abbia troppo cerone e troppa moquette in testa, meglio la bandana pervinca!”. Sarebbe come se Frattini in visita ufficiale a Tripoli dicesse a Gheddafi “Lei è un dittatore eccentrico e inaffidabile e si fa troppo Botox. Però ci dia il gas, che ne abbiamo tanto bisogno!”.

Non sappiamo se nei prossimi giorni – se il sito di Wikileaks non verrà chiuso (ieri è stato sottoposto ad un attacco massiccio da parte degli hacker che ne ha impedito il funzionamento per molte ore) e se Assange non verrà “neutralizzato” con arresti o sparizioni (la CIA usa il termine “rendition”) – verranno fuori altre cosucce meno gossipare sul nostro Leader Supremo. Magari relative a suoi proclami : “Ho evitato la guerra Russia-Georgia”, “Ho fatto firmare il trattato a Obama e Putin”, “Ho dato istruzioni a Obama su come fare con la crisi finanziaria mondiale”, “Sconfiggeremo il cancro in tre anni”. Lo statista di Arcore dimostra capacità incredibili, risolvendo la crisi finanziaria mondiale e convincendo Obama e Putin a firmare trattati che mai avrebbero firmato : ma come non riesca tuttora a risolvere il più semplice e casareccio problema della monnezza a Napoli rimane un mistero.

Dopo che l’opposizione ha suonato le sue trombe, amplificando le prime rivelazioni di Wikileaks , anche Il Giornale berlusconiano – spronato dai Capezzone in servizio permanente effettivo – suona le proprie campane.

Risponde alla cartolina precetto anche Marcello Veneziani, un intellettuale che – quando ci si mette – scrive benino. Il Nietzsche del Tavoliere dà alle stampe il 30 novembre su Il Giornale un articolo intitolato “Macché 11 settembre, è il 1° aprile della diplomazia”. Marcello però deve essere stato buttato giù dal letto nottetempo per stilare l’articolo, dato che non trova di meglio che scrivere : “... una obesa signora americana, come purtroppo ce ne sono tante negli States, Elizabeth Dibble, trincia un giudizio su Berlusconi dandogli dell’incapace e del vanitoso, e poi riferisce di feste selvagge… I giudizi della signora in sovrappeso (disturbi ormonali e ghiandolari?, dovremmo chiederci stando ai criteri usati per redigere questi compitini) sembrano solo il frutto di una sommaria lettura dei titoli dei giornali … Ma pensate che il compitino di una grassa patatona americana (sia)…così determinante per influenzare l’azione politica di Obama?”. Manca solo che Veneziani rinfacci alla Dibble di portare dei calzini turchesi, come il giudice Mesiano, e poi siamo al completo.

Marcello Veneziani

Dopo questo grossolano tentativo di demolizione della figura della diplomatica americana, ci si aspetterebbe che Veneziani concludesse che “è più bella che intelligente”, secondo l’elegante definizione data da Berlusconi in diretta a Rosi Bindi. Viene da chiedersi : se al posto della diplomatica americana in sovrappeso ci fosse stata la bellissima Ruby o la Minetti, l’avvenente soubrette e igienista dentale del premier approdata al Consiglio Regionale della Lombardia per meriti gengivali, le sue dichiarazioni sarebbero state più attendibili?

A questo Veneziani, in versione embedded, rispondono con entusiasmo alcuni commentatori del Popolo dell’Amore, come #32 Edmond Dantes (598), che il 30.11.10 alle ore 14:49 scrive con accenti lombrosiani:

… Veneziani non se la prende con gli obesi ma solo con gli imbecilli, che nel caso sono anche obesi. E l’obesità, a volte, é conseguenza di patologie organiche che possono avere anche riflessi sulle funzioni cognitive. Non é una colpa l’imbecillità, ma neppure un titolo per la carriera diplomatica. Che per tutti gli antiberlusconiani rappresenti invece una medaglia al valore non stupisce più di tanto.”

Un probabile infiltrato da sinistra, #42 Pietro Valdo (261), il 30.11.10 alle ore 17:48 invece chiosa :

#32 Edmond Dantes, la ringrazio sinceramente per il conforto che dà a noi tutti. Vedendo Borghezio e Calderoli chissà quanti pensavano che “l’obesità…é conseguenza di patologie organiche che possono avere anche riflessi sulle funzioni cognitive” ma non osavano dirlo.

Poi Veneziani – che passa per essere una delle migliori penne della destra, il che è tutto dire – si supera. Prima dichiara che “.…non c’è da indignarsi e gridare al complotto”. Poi invece parla di “suggeritori internazionali che si servono magari di toghe avvelenate, ma anche di scatole vuote nostrane per riempirle di tritolo e far esplodere il governo in carica. Quello è il pericolo reale, oltre la bufala. Vedrete, non si fermeranno lì…”.

Il buon Marcello rispolvera la vulgata paranoidea del complotto demo-pluto-giudaico-massonico di mussoliniana memoria, che nella versione contemporanea dell’amato Leader diventa il complotto perpetrato dai giornali di sinistra, dalle toghe rosse e dai “poteri forti”. Tutti quelli che non cantano nel coro diventano automaticamente “comunisti, sinistrati invidiosi che sanno solo odiare”. Non si salvano nemmeno personaggi culturalmente di destra come Fini, Di Pietro, Travaglio, Luca Telese e il compianto Montanelli. Anche Obama viene definito da qualcuno “un mezzo socialista”. Si vedano i commenti di molti lettori de “Il Giornale” . Mentre tutti dimenticano che Putin, definito dal nostro premier “un dono di Dio”, è pur sempre un ex-colonnello del KGB sovietico che ha una singolare idea della libertà di stampa.

Il nostro premier, in Russia, mima il gesto del mitra ad una giornalista che aveva posto una domanda scomoda a Putin

Ecco per esempio la concezione della libertà di opinione che circola anche all’interno del Popolo della Libertà : #114 anbie (130) il 29.11.10 alle ore 15:19 scrive: “Io attendo di vedere stasera Fazio e Saviano cosa avranno il coraggio di dire. Una cosa è certa, se si attaccheranno a Wikileaks spero che qualcuno abbia la cognizione di far interrompere immediatamente la trasmissione e di far arrestare quei due deficienti progressivi. In casi come questo ci vuole il pugno di ferro.”

La teoria del complotto funziona sempre perché mette in funzione quel meccanismo di “minimizzazione della dissonanza cognitiva” di cui abbiamo parlato in un altro post (vedi il post “DISSONANZA COGNITIVA“) Berlusconi da sempre ha alimentato l’ipotesi del complotto: ieri ha chiesto pubblicamente chi è che paga queste ragazze che affermano di fare le prostitute e che entrano a casa sua.

A Scaiola qualcuno paga la casa e a Berlusconi le ragazze, “a sua insaputa”. Poi magari “se le fa” lo stesso, “a sua insaputa”, se no sembra brutto. Conclusione : questo è “il governo del fare”. Sì, ma “ a sua insaputa”.

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