Della bufala. Intesa come una delle belle arti

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Il Metodo Boffo, adesso in due eleganti confezioni : per uomo e per signora. Oggi ne viene fatto grazioso omaggio alla Prestigiacomo.

Posted by pocavista su 23 luglio 2011

A Firenze si svolgono celebri manifestazioni di moda, come Pitti-Uomo, Pitti-Donna e Pitti-Bimbo, note in tutto il mondo.

I gentiluomini de Il Giornale, di Libero e di RaiSet negli ultimi tempi hanno preferito lanciare nel mondo il Boffo-Uomo e il Boffo-Donna, prestigiose manifestazioni di affetto riservate a quei malcapitati che accennano a qualche timido dissenso nei confronti del Leader Supremo. Non ancora varato il Boffo-Bimbo, ma non disperiamo.

Boffo – uomo

Caratteristica comune del Metodo Boffo è quella di cercare di colpire soprattutto la vita privata del destinatario. Ai tapini di sesso maschile si rimprovera, di volta in volta, producendo documenti parziali o falsi, oppure alterandone il contesto :

  • di essere gay (l’ex-direttore dell’Avvenire, Boffo, accusato falsamente di “essere attenzionato dalla Questura”);
  • di andare in giro nudi (si pubblica una privatissima foto di un giovane Vendola – allora privato cittadino – in un campo di nudisti) e perciò indegni di fare la morale sul caso Ruby;
  • di essere dei traditori (Fini) che si fanno abbindolare dalla compagna di turno ;
  • di tramare con dei generici “poteri forti” (Tremonti, Montezemolo);
  • di essere degli imprenditori semifalliti, nonché ebrei e – come aggravante – residenti all’estero (De Benedetti);
  • di essere strambi perché dotati di calzini pervinca (il giudice Mesiano che ha condannato la Fininvest a risarcire la CIR per averle scippato la Mondadori comprando un giudice);

E l’elenco potrebbe continuare con i vari Follini, Woodcock, Di Pietro, Bocchino.

Feltri e Boffo

Boffo – donna

Alle donne “scomode”, o che potrebbero diventarlo, si rinfaccia invece di essere uterine, umorali, ingrate, succubi di partner inaffidabili e pericolosi. Talcolta di fa della pesante ironia su avversarie “più belle che intelligenti” (B. su Rosi Bindi).

Si comincia con Veronica Lario, colpevole di essersi stancata dei bunga bunga maritali con stuoli di giovanissime veline, e la si accusa di essere una “velina ingrata”: per meglio esporla al pubblico ludibrio, si pubblica una sua antica foto a seno nudo in prima pagina.

Poi si passa a Ilda Boccassini – PM del caso Ruby – cui si rinfaccia la “grave” colpa di aver baciato in pubblico, trenta anni fa, il suo fidanzato di allora, giornalista di sinistra, nei pressi del Palazzo di Giustizia : ciò avrebbe dovuto costituire la prova provata che Ilda Boccassini è “un magistrato rosso” e che non avrebbe i titoli morali per occuparsi del “caso Ruby”.

Successivamente tocca alla mitica Carfagna, che tempo fa aveva dato prova di  irrequietezza politica. Mara – promessa sposa del giovane imprenditore Mezzaroma e già chiacchierata per una presunta liason  con B. – viene subito cucinata a dovere, mettendo in piazza la sua love story con il “traditore” Italo Bocchino (un nome, una garanzia), che le avrebbe messo in testa strane idee. Episodio che si arricchisce, a margine, di scambi di insulti con la Mussolini (il celebre “vaiassa”!).

Oggi è il turno della Prestigiacomo, colpevole di avere avuto un atteggiamento autonomo rispetto al resto del PdL, sulla questione della “monnezza” di Napoli.

Infatti, puntuale come un orologio svizzero, Il Giornale ospita un articolo di Giancarlo Perna, dal titolo Il caso Prestigiacomo: la ministra inadeguata inamorata (sic) di De Magistris”. Il giornalista (e chiediamo scusa alla categoria dei giornalisti) denuncia “Le giravolte della titolare dell’Ambiente. L’ultima il “flirt” politico col sindaco Idv.”.

Boffo-donna : ora c’è la soap opera “Boffo Style”

Com’è noto, il ministro Prestigiacomo due giorni fa si era schierata con l’opposizione sul decreto rifiuti : ma poi PdL e Lega hanno votato contro il governo per fare dispetto a De Magistris.

Il Giornale come spiega l’atteggiamento del Ministro dell’Ambiente? Considerazioni tecniche e di merito? No : “La signora Prestigiacomo ha voluto compiacere Gigino de Magistris, notorio essendo il suo debole (politico, per l’amordiddio) per l’aitante guascone che guida Napoli”.

Poi rincara la dose : “Potenza del fascino «non solo politico» del bruno partenopeo”. Si chiarisce al lettore meno informato che il Ministro, chiamata da Perna prima Steffi e poi Presty, (nomi che rievocano Barbie, la bambola di plastica) “piange sempre quando è indispettita e il quando è in aumento”.

E perché piangerebbe la nostra bionda Ministra? Ce lo spiega Perna, che si improvvisa psicologo ministeriale : “Qui sta il problema. Presty non si sente più amata dal Berlusca. Alla sua quinta legislatura … ha perso il monopolio femminile dei primi anni. Quando conobbe il Cav a Siracusa, che poi la portò ad Arcore con altri giovani di Forza Italia, fu circondata dalle sue premure: «Come sei bella, come sei alta» e cose così. Ne era la pupilla ancora negli anni 2001-2006 quando la fece ministro – appena trentaquattrenne – delle Pari opportunità …”.

E allora, diranno i lettori de Il Giornale e i quattro lettori del nostro blog, esiste un lieto fine nella soap opera (Boffo style) sceneggiata dall’ineffabile Perna? “Oggi, la ribalta è delle Carfagna, Gelmini, Meloni. Di qui, l’inquietudine, il volersi mostrare a costo di andare contro. A ogni Consiglio dei ministri c’è l’attesa di scintille a causa di Stefania: un battibecco, un pianto dirotto, ecc.”.

Confronto di idee in Consiglio dei Ministri? No, dice Perna, scontri isterici tra primedonne. Adesso, che il Giornale ha rivelato chi ci governa, possiamo dormire sonni tranquilli.

Sallusti, Feltri e Belpietro uniti nella lotta. Nel fango.

Questo è il giornalismo dei “servi liberi” di Berlusconi, che si commenta da solo. Sei un Ministro e cerchi di risolvere i problemi dell’Italia? No devi solo obbedire al Leader Supremo. O sei allineato e coperto, oppure vieni sputtanato col metodo Boffo. Per dei giornalisti sedicenti “liberi” e “liberali” non c’è male.

Riportiamo – per finire – due commenti dei lettori del sito WEB de Il Giornale :

#26 00ginetto (127), il 22.07.11 alle ore 11:47 scrive: “Ma si, dai, sbarazziamoci della Prestigiacomo. Il suo problema non è essere una incompetente nella materia di cui è ministro. Il problema vero è che non è neanche pregiudicata, e nelle file del pdl questo stona molto...”.

#52 buonanotteallitalia (463) il 22.07.11 alle ore 14:22 invece scrive: “A forza di dare l’ordine di attaccare tutti i propri amici e alleati, Berlusconi finirà per ritrovarsi solo con Sallusti per le sue seratine …”.

Non vogliamo essere così pessimisti : B. – costretto a privarsi anche di Lele Mora cui hanno messo le manette – potrà sempre contare su Apicella.

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Feltri, Tremonti e la Tammurriata Nera. Vi spieghiamo perchè l’economia italiana è sotto attacco : “‘e vvote basta sulo ‘na guardata”!

Posted by pocavista su 12 luglio 2011

Alchimisti d’oggi

Si prendano fini particelle di una sostanza solida, organica o inorganica a piacere, e si facciano disperdere in un liquido. Se la materia in sospensione ha una densità maggiore del liquido, nel tempo le particelle in sospensione si depositano sul fondo del contenitore. Il sedimento risultante si definisce fango. La parola sembra che risalga all’indoeuropeo “fani”, che indica la melma o la palude.

La produzione di fango, fenomeno estremamente diffuso in natura, rievoca antiche procedure latine utilizzate per condannare alla damnatio memoriae il potente decaduto o il nemico da castigare. Ricorda anche il particolare trattamento che durante il fascismo liquidava i gerarchi divenuti scomodi, accusati sistematicamente di “pederastia”.

La versione odierna della pratica per delegittimare e intimidire un avversario avviene per via mediatica (campagne di stampa e/o TV), con la diffusione di notizie e documenti compromettenti, riguardanti per lo più la vita privata : le informazioni sono spesso fornite in modo parziale e manipolato, e a volte completamente inventate. Anche se poi i fatti smentiranno le illazioni, qualche schizzo di fango rimarrà sul malcapitato di turno.

Questo modo di procedere è definito dagli anglosassoni “character assassination”. Da noi è conosciuto più modestamente come “metodo Boffo”, dal malcapitato direttore dell’Avvenire, costretto alle dimissioni da una campagna di stampa denigratoria condotta dall’ineffabile Vittorio Feltri. Il moderno alchimista del fango ha dovuto ammettere, in seguito, di avere usato anche una falsa velina della questura che accusava Boffo di essere un noto omosessuale attenzionato dalla Questura. 

Il metodo sembra particolarmente caro ai mezzi di comunicazione e ai “servi liberi”  vicini al presidente Berlusconi, che l’hanno usato o che hanno minacciato di usarlo anche con Follini, Fini, Marcegaglia, Montezemolo, Mesiano (ridicolizzato in TV per via dei calzini pervinca), Bocchino, la Bocassini, Di Pietro. I “servi liberi” di Berlusconi non hanno esitato poi a mostrare in prima pagina anche le nudità di un giovanissimo Nichi Vendola – “colpevole” di avere frequentato un campo nudisti – e di Veronica Lario, definita “velina ingrata”. 

Veronica Lario

Tremonti e Boffo uniti nella lotta

Eravamo stati facili profeti quando in un nostro post di un paio di mesi fa avevamo previsto che il prossimo bersaglio del “metodo Boffo” sarebbe stato Tremonti, vero e pericoloso concorrente interno di Berlusconi. Il quale si è affrettato a indicare come proprio delfino l’innocuo e servizievole Alfano.

Tremonti, fautore di una manovra economica lacrime e sangue, è inoltre il capro espiatorio ideale su cui scaricare lo scontento degli elettori di cdx anch’essi colpiti dalla Finanziaria in approvazione al Parlamento.

Lo stesso Tremonti, in un recente colloquio con B., avrebbe dichiarato di non essere disposto a subire passivamente il metodo Boffo, che i “servi liberi” di Berlusconi hanno cominciato impietosamente ad applicargli.

Aggiornamento del 13 luglio : oggi Alessandro Sallusti, facendo finta di cadere dal pero, spara un titolone in prima pagina : “Chi vuole incastrare il Ministro Tremonti?”. A destra ormai si gioca allo” schiaffo del soldato”. La situazione, da tragica, sta diventando comica.


Le misteriose leggi dell’economia, per la prima volta spiegate. Da Feltri

Molti dicono che l’Italia sta affondando, sommersa dai debiti e dai colpi della speculazione internazionale, dagli scandali, da una classe politica sempre più rapace, da una corruzione diffusa, dall’evasione fiscale, dalla monnezza.

Alcuni ingenui si chiederanno : ma la colpa di chi è? Forse dell’insipienza del governo di nani e ballerine che non governa e che tiene il Parlamento occupato a votare lodi Alfani, leggi salva Fininvest e trasferimenti di Ministeri a Monza?

Per fortuna che c’è Vittorio Feltri che ce lo spiega (vedi Il Giornale del 11.07.2011) : “Ecco chi rovina l’Italia: prima rema contro poi si mette a piangere”.

Ci riferiamo al mostruoso risarcimento che Silvio Berlusconi dovrà liquidare a Carlo De Benedetti per effetto di una sentenza emessa dal tribunale civile, relativa a un vecchio contenzioso riguardante la Mondadori. Una somma enorme (560 milioni di euro) che minaccia la salute della casa editrice, non solo le tasche del premier.

Feltri poi tocca vette surreali e non teme il ridicolo “Senza contare che un ribasso Mondadori (quasi certo), avvenendo in un momento di difficoltà del mercato, potrebbe provocare un crollo del nostro sistema e, quindi, incoraggiare gli speculatori ad attaccare i Bot”.

Noi poveri sprovveduti pensavamo che gli investitori internazionali guardassero alla montagna di debito pubblico (il terzo nel mondo) che sta strozzando l’Italia la cui economia è ferma da un decennio e all’insipienza di un governo che non governa e non mantiene le promesse (riforme istituzionali, costi della politica, abolizione delle province, riduzione del carico fiscale, lotta alla corruzione, Ponte sullo Stretto). 

Che inoltre costringe il Parlamento a votare sulla nipotina di Mubarak, sui lodi Alfano per mettere al riparo Berlusconi dai processi e a pronunciarsi su provvedimenti salva Fininvest. Che infine fa votare una manovra finanziaria che attribuisce ai governi futuri la responsabilità dei suoi effetti più indigesti.

Per fortuna c’è Feltri, travestito da economista, che ci spiega che la speculazione si starebbe accanendo su di noi : 

1 – a causa del risarcimento milionario che Berlusconi, definito “corruttore attivo” dai giudici (con Previti esecutore materiale della corruzione già condannato in via definitiva), dovrebbe dare a De Benedetti per averlo “scippato” venti anni fa della Mondadori. 

2 – a causa di politici incoscienti, allo scopo di dare addosso al governo, non esitano a descrivere il Paese come fosse sull’orlo del baratro, ridotto in miseria… un popolo allo sbando, soggiogato da un istrione disonesto, da una maggioranza degna di lui, da ministri inetti”.

E qui ritorna il fine economista Feltri : “D’altronde ,l’economia, la finanza, i mercati sono più sensibili alle impressioni che non ai dati di fatto.

Noi umili blogger, che l’economia l’abbiamo studiata e insegnata in aule universitarie, a questo punto rimpiangiamo il tempo sprecato a faticare su cose inutili come formule, grafici, econometria, moltiplicatori, utilità marginali, tassi di rendimento interno, ottimi paretiani, Keynes e Samuelson.

Feltri ci insegna invece che l’economia è tutta una questione di impressione (forse qualche volta ha sentito parlare di “sentiment index” e tanto gli basta, visto che i lettori de Il Giornale sembrano di bocca buona) e che basterebbe studiare la Tammurriata Nera :

Io nun capisco ‘e vvote che succede

e chello ca se vede nun se crede nun se crede …

‘e vvote basta sulo ‘na guardata,

e ‘a femmena è rimasta sott”a botta ‘mpressiunata”.

E si sa, l’economia è “femmena”! 

Quindi elementi come debito pubblico quasi fuori controllo, stagnazione economica, scarsa competitività delle aziende, riduzione del potere di acquisto, infrastrutture carenti, servizi inefficienti, corruzione galoppante e governo “ad personam” per Feltri non c’entrano. La colpa sarebbe solo della “mala guardata” di Bersani, Di Pietro e Santoro.

Ci permettiamo di dubitarne. Anche perché, approfondendo lo studio della bibliografia a Lui cara, leggiamo :


Seh ‘na guardata seh

seh ‘na ‘mprissione seh

va truvanno mò chi è stato

c’ha cugliuto buono ‘o tiro …

Addò pastin’ ‘o grano, ‘o grano cresce

riesce o nun riesce, semp’è grano chello ch’esce …

Non prendiamoci per i tornelli

Egregio direttore Feltri, riconosciamo che sua professionalità di delegittimatore sia fuori discussione, da vero padre nobile del Metodo Boffo : ma con l’economia forse sarebbe meglio lasciar spazio ad un ministro noto per la modestia e il basso profilo, come Brunetta che, se non avesse trascurato la carriera accademica per dedicarsi alla politica dei tornelli, avrebbe preso di sicuro  (sono parole sue)  il Nobel per l’economia. 

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L’avreste mai detto? Sallusti è un guardone che si chiude in bagno con le foto della Santachè! Chi di Metodo Boffo colpisce, di Metodo Boffo perisce.

Posted by pocavista su 7 marzo 2011

Ormai l’allievo ha superato il maestro.

Sallusti, dopo aver aver fatto l’apprendista da Feltri, si è messo in proprio e ha dato nuovo vigore alla nobile arte del lancio del fango (il cosiddetto “Metodo Boffo”). Ciò in vista della riforma che il plurinquisito Berlusconi intende attuare sulla giustizia. Cose che succedono solo in Italia.

Dopo i calzini turchesi del giudice Mesiano, adesso i magistrati vengono fatti passare da Il Giornale per matti (ieri) e guardoni (oggi) : Sallusti sta preparando il terreno per il processo di Milano contro Berlusconi (caso Ruby) e per la riforma della giustizia, che dovrebbe sistemare una volta per tutte i conti con quella parte della magistratura che ancora si ostina a fare il proprio lavoro.

I metodi barbarici di Sallusti, Feltri, Brachino e company, ormai stanno trasformando il sistema dell’informazione in una vera e propria fabbrica del fango.

Marcello Veneziani, che all’inizio dell’anno su Il Giornale auspicava un diverso e più sereno uso dell’informazione, si è rifugiato nella sua rubrica del “Cucù” e ormai lascia il campo libero ai veri squadristi dell’informazione. Altro che libero confronto delle idee : ormai c’è solo fango e manganello. Lui, il Marcello, in fondo in fondo, è un fascista buono.

Applichiamo anche noi il “Metodo Boffo”

Cosa direbbero i “veri” liberali di destra se anche ai loro rappresentanti venisse applicato il “metodo Boffo”? La regola la conosciamo tutti : a brigante, brigante e mezzo.

Ecco la foto che, secondo alcune indiscrezioni non confermate, incastrerebbe Sallusti.   L’insospettabile voyeur sarebbe solito chiudersi in bagno con il suo smartphone, da cui potrebbe accedere a foto come quella che mostriamo.

La tonsilla siliconica della Santanchè avrebbe un particolare potere afrodisiaco sulla Redazione de Il GIornale

Quella che abbiamo dato è una pseudonotizia fangosa alla Feltri e Sallusti. Si usano condizionali, allusioni, indiscrezioni non confermate, per buttare melma sull’avversario di turno. Salvo poi smentire tutto : ma intanto qualche schizzo di m… rimane addosso al malcapitato. Prima Boffo, poi Don Sciortino, poi Mesiano, poi Fini, poi la Marcegaglia, poi Woodcock, poi Vendola, poi la Bocassini, poi di nuovo tutta la magistratura “rossa”.

Caro Sallusti, lo sappiamo che sei pagato per questo, ma smettila con il giornalismo “monnezza”: non vorremmo continuare a scendere sul tuo stesso piano.

I lettori di destra non si ribellano mai a questo modo distorto e calunnioso di fare informazione? Sono tutti dei criptofascisti o dei fascisti dichiarati?

La democratura berlusconiana

Manca poco per il completamento della “democratura”, quella forma di dittatura sostanziale che mantiene solo alcuni aspetti formali della democrazia prevista dal programma della P2 dei Lucio Gelli, e dei piduisti Berlusconi e Cicchitto. La divisione e l’indipendenza dei poteri dello Stato e la libertà e il pluralismo dei mezzi di informazione – fondamenti di tutte le democrazie occidentali – vengono progressivamente cancellati e sottoposti al controllo del Potere esecutivo (Il Governo)

Potere Legislativo – Berlusconi e la Lega hanno ormai ridotto il Parlamento ad una dependance di nominati dall’alto, scelti per la loro fedeltà al capo, e ad un mercato di personaggi in vendita.

Informazione – Il predominio di Berlusconi sui mezzi di comunicazione TV è quasi assoluto, ma da destra si parla di RAI sotto il controllo della sinistra. Masi, il direttore della RAI, chi è, un bolscevico? I TG1, i TG2 , TG4, TG5 e TG di Italia 1 vanno in onda più volte al giorno e diffondono verità a senso unico, filoberlusca. Il filoberlusconiano Vespa va in onda 4 o 5 volte a settimana; il guastatore Sgarbi impazza ad ogni ora su ogni canale TV, insieme ai videomessaggi selvaggi di Berlusconi; l’ex-spia della CIA divenuto oggi lo “smutandato di Collegno”, Giuliano Ferrara, si prepara a fare la sua rubrica giornaliera su RAI 1 nell’ora di massimo ascolto. Per non parlare di Matrix, Paragone, Signorini che diffondono in vario modo il verbo berlusconiano.

In una situazione del genere, a destra si ha il coraggio di chiedere l’alternanza a Santoro e Floris (che vanno in onda una sera a settimana)! A parte Santoro che va su RAI2, Floris, Dandini e Fazio sono relegati sulla rete più piccola della Rai, RAI3 e si rivolgono ad un pubblico di nicchia : in soldoni, non spostano voti.

Altro capitolo, che tratteremo in un prossimo post, sono i vari programmi di intrattenimento che plasmano la cultura e indirettamente i comportamenti elettorali dei telespettatori più influenzabili, come casalinghe, anziani, adolescenti (dal Grande Fratello, Amici,Isola dei Famosi, Uomini e Donne, fino alla Fattoria). Molte mamme ormai incitano le figlie a darla al Premier …

Potere Giudiziario – Manca solo la terza gamba della democratura piduista: il controllo della magistratura. Nelle prossime settimane Berlusconi darà l’affondo definitivo con la sua riforma della giustizia, con la colpevole complicità della Lega, che ieri definiva Berlusconi “fascista e mafioso” e Roma “ladrona”.

Oggi la dirigenza della Lega ha cambiato idea: il potere – da quando mondo è mondo – corrompe chi ce l’ha e la base leghista non se n’è ancora accorta.

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Chi è “il burlesco inviso” che “bollisce insu’ rovi”? Chi “fu abile rotture?” La politica e la Pagina della Sfinge.

Posted by pocavista su 22 febbraio 2011

Nomen Homen : già gli antichi avevano intuito come un nome possa influire sul destino di una persona.

Anche se a volte il legame tra nome e destino di qualcuno non è così evidente. Ma, a ben scavare, il destino di un uomo emerge sempre tra le lettere del suo nome.

Ci siamo allora dilettati con anagrammi a frase, esercizio ben conosciuto da chi frequenti la Pagina della Sfinge della Settimana Enigmistica.

Ecco quello che abbiamo trovato:

PARTITI

Popolo Libertà : “popolo tribale”, “poi porto balle” (non un partito, ma una “Curva Sud”, imbonita a dovere dal suo proprietario)

Popolo della Libertà : “badate il pollo, prole” (figli che gestite il mio impero mediatico, fate buona guardia ai pollastri che mi danno il loro consenso)

Partito Lega Nord : “Partito del grano”, “grattando il pero”; “parandogli retto” (a Silvio), “lotto per randagi” (da fan di Mani pulite a partito della cadrega romana; dalle accuse al “mafioso di Arcore” all’accanimento terapeutico che tiene in vita Berlusconi, accogliendo parlamentari randagi meridionali); “parlando, rigetto” (i suoi militanti spesso vomitano insulti a Radio Padania).

Partito Democratico : “accreditato importo”(Fassino : abbiamo una banca!); “accade: mi porti torto!” (Il sistematico tiro al bersaglio sui propri leader)

Futuro e Libertà : “fu abile rotture”; ; “il tutore : bufera!”; “furberia tutelo”. (FLI ha rotto col Pdl; Fini viene accusato de essere il furbetto dell’appartamentino di Montecarlo e di aver traditogli elettori e le sue tradizioni di destra, cominciando con il suo viaggio in Israele: “Lui? frutto ebrea”).

Unione Democratica di Centro : “Te, odieremo, rincantucciando”, “temere odio, rincantucciando” (due versioni : una da alternativa di Terzo Polo, la seconda da inciucio con Berlusconi); “rincantucciando, odi meteore”(mentre cerchi una tua nicchia ecologia al centro dello schieramento politico, qualcuno ti rivolgerà un sonoro pernacchio).

Sinistra Ecologia Libertà : “Gioì’ scartabellare in sito” (il partito e i suoi militanti sono molto presenti in rete)

POLITICI

Giorgio Napolitano : “Aggiòrnati : lo opìno!” (Ha detto a Berlusconi che il sistema giudiziario italiano gli offre tutte le garanzie).

Silvio Berlusconi :” il burlesco inviso”, “su livori sbilenco”, “bollisce insu’ rovi!”; “bellicoso in virus”. Oggi la sua popolarità è in vistoso calo; da molti – specie all’estero – viene considerato una macchietta. Ultimamente è un po’ nervoso.

Il Cavaliere di Arcore : “li’ accadrà! leverei ori!” (le donazioni fatte ad Arcore alle sue amichette?)

Gianfranco Fini : “gran in officina”, “affari non cingi”; (Il Presidente della Camera non sembra raccogliere molto dal suo strappo con Berlusconi); “cigni fanfaroni” (alcuni suoi parlamentari stanno ritornando mestamente nel pollaio berlusconiano). “Con Farina, fingi!”(Renato Farina, vice di Feltri, spia dei Servizi Segreti sospeso dall’Albo dei Giornalisti; poi regolarmente premiato dal PdL con l’elezione alla Camera)

Pierferdinando Casini : “Decadrai! Non persi Fini!” (a Berlusconi : nonostante alcune defezioni rimane in piedi il progetto dell’alleanza con Fini per il Terzo Polo)

Pierluigi Bersani : “bagnerei, lui spiri!” (festeggerei a champagne nel caso che Silvio si levasse di mezzo); “insuperabile, giri!” (gira come una trottola, da Sanremo ai tetti delle Università occupate, con le maniche rimboccate).

Massimo D’Alema : “mossi male dama” (dai tempi della Bicamerale ne ha sbagliate di mosse!); “ma saldai somme” (riferimento all’appartamento in affitto da lui lasciato dopo denunce su affittopoli?).

Francesco Rutelli : “nel ficcare, lustro” (una decisa smentita all’impietosa satira rivoltagli da Vauro).

Nichi Vendola : chiavi nel Don” (forse ha in programma un viaggio in Russia); “donne valichi” (vai oltre le femmine). Nicola Vendola : “calando, lenivo” (forse si riferisce alle sue preferenze sessuali); “decollava inno” , “cadano novelli” (le sue qualità affabulatorie sembrano affascinare i più giovani); “l’ode non valica” (l’evocazione di modelli sociali alternativi è confinata a un ristretto pubblico di sinistra); “declinava nolo” (sono recenti le sue dichiarazioni contro l’amore mercenario emerso nel Rubygate);

Francesco Storace : “Te, consacra scrofe!” (Alcuni malopensanti – da cui ci dissociamo – ritengono che ciò si riferisca all’investitura di Daniela Santanchè come candidata de La Destra alle ultime elezioni politiche)

Daniele Capezzone : “capezzale dei neon” (il portavoce di B. sta volentieri sotto i riflettori per cantare le lodi di un berlusconismo agonizzante).

Alessandra Mussolini “munsi il re, salassando” (dopo i dissapori con Fini e Storace, blandì Berlusconi, fu eletta parlamentare, per il suo stipendio attingendo – come tutti i suoi colleghi – alle casse dello stato).

GIORNALI E GIORNALISTI

Il Giornale : “Ingollerai!” (inequivocabile riferimento al Metodo Boffo)

La Repubblica : “al pubblicare”, “a lebbra : pulci!” (fa le pulci al Cavaliere, che considera la peste del sistema Italia)

Famiglia Cristiana : “agli miri sfiancata”; “fanatica gli rimasi” (nonostante i duri attacchi de Il Giornale al direttore di F.C., Don Sciortino, la rivista ha mantenuto la propria linea editoriale di critica a B.).

Michele Santoro “lo schianteremo!”; “le amiche storno” (riferimento a Berlusconi e al Rubygate).

Marco Travaglio “Lo marcavi, grato” (Travaglio grazie alle sue severe critiche a Berlusconi è divenuto famoso)

Giovanni Floris : “in fango, risolvi” ; “sfilavi rognoni” (gentile e paziente, ma tenace, nel mettere in difficoltà i berluscones).

Concita de Gregorio : “accende grigio toro” (la bella direttrice dell’Unità fa arrabbiare l’anziano tombeur de femmes – prezzolate “a sua insaputa”-  di Arcore).

Alessandro Sallusti : “salassando, illustre!”; “dell’intruso, salassa!” (per la sua attività giornalistica e per il suo physique du role, molti lo ritengono una sorta di Nosferatu che succhia il sangue di ogni oppositore).

Vittorio Feltri : “torvi file, trito”; “irto vi rifletto”; “filetti ritrovo” (il maggiore esponente del “Metodo Boffo” mesta nel torbido, con dei dossier o dei files, per scorticare le tenere carni degli avversari veri o presunti di Berlusconi)

Vittorio Sgarbi : “irto, sbrigativo”; “ivi sbriga torto”; “sbigottirà rovi” (la virulenza di Sgarbi e la sua iracondia sono un suo tratto distintivo – del resto uno che si chiama Sgarbi…)

Giuliano Ferrara : “erro : lì naufragai” (i miserandi risultati elettorali del suo movimento No Aborto); “funeraria gloria” (dato che secondo alcuni porta male – se questo fosse confermato, ma io non ci credo – di fatto avrebbe recitato il Deprofundis a Berlusconi con la sua manifestazione “di sostegno” al Teatro Dal Verme a Milano)

Maurizio Belpietro : “permutabile, ori zio” (avanti e ‘ndrè tra Libero e il Giornale, gioielli di zio Silvio); “Tu rompi : belerai ozi” e “imputo liberare zio”(farai l’elogio del bunga bunga e ti batterai per il proscioglimento di B?)

Augusto Minzolini : “maligni ozi su Unto” (il suo TG riduce reati e critiche sull’Unto del Signore a semplice gossip); “ smunto, languii ozi” (il suo pallore è forse legato alla sua attività professionale?).

Marcello Veneziani : “caramelle ne’ novizi”, “cavaliere, non milze!” “venni macellare ozi” (a gennaio, Veneziani su Il Giornale auspicava toni più pacati nella linea editoriale. La nuova versione “alla vaselina” però è durata poco : Veneziani sta tuttavia mantenendo una sua linea più caramellosa, forse per non allontanare i “novizi” del PdL).

Nicola Porro : “Loro? Carponi!” (caso Marcegaglia?). Ma anche “Corna, piloro!” (colpire allo stomaco l’avversario, mettendo in piazza vicende amorose altrui).

Bruno Vespa : “bravo, punse!” (d’altra parte si tratta di un imenottero).

Franco Bechis : “finché sbraco” , “nocche sfibra” (sembra che batta i pugni sul tavolo), “finchè sbarco” (forse aspira ad un posto di maggiore rilievo nella compagine berlusconiana). Noi pensiamo sia più adatto “Confische bar”.

Piero Ostellino : “lenirei sto polo”, “lenirei lo posto” ( forse per un suo recente articolo sul Corriere molto tollerante col bunga bunga presidenziale). Troviamo più incisivo l’epitaffio: “ostinerei, pollo”.


Ci fermiamo qui. Fateci pervenire le vostre proposte.

Pocavista

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Veneziani, Il Giornale e il Sidol. Ovvero come lustrare il nuovo predellino di Berlusconi.

Posted by pocavista su 4 gennaio 2011

Dagli Zeloti agli Scilipoti.

Anno nuovo, veste nuova. Noi blogger, affezionati lettori di suoi editoriali (“Auspicio per il 2011: la stampa che vorrei”, su Il Giornale del 2.1.2011), abbiamo avuto il privilegio di ammirare il nuovo look indossato per l’occasione da Marcello Veneziani. Un rassicurante doppiopetto grigio da moderato di destra, ormai ex-fascista, se non da sincero liberaldemocratico. Sembra una mise più acconcia per cantare le sorti magnifiche et progressive della nuova creatura politica che Berlusconi si accinge a varare. Veneziani sta preparando il Sidol per lustrare il nuovo predellino di Silvio.

Lui, il Leader Supremo, però dice di non avere più l’età per i predellini. In effetti le cronache testimoniano che le sue residue energie senili si indirizzano più volentieri a giovani porcelline, forse “prezzolate a sua insaputa”, dato non può più premiarle con nuovi posti di governo, cui anelavano prima i più fedeli zeloti e che ora sono riservati alla tribù degli Scilipoti.

Prima un bel restyling del partito, secondo i dettami dei suoi esperti di marketing politico. Poi Silvio manderà in avanscoperta un giovane garzone di bottega, Alfano, per recuperare un po’ di elettori del Popolo dell’Amore in momentanea libera uscita. Forse anche Alfano sarà sottoposto ad accurato restyling, a cominciare da quella sua fronte inutilmente spaziosa (a fini elettorali, s’intende, non ce ne voglia il proprietario della fronte), cui potrebbero venire trapiantati nottetempo preziosi e catodici bulbi capillizi, nobilitati dai pregressi servigi resi al grande Leader

Lui, l’Uomo della Provvidenza in Bandana, il Signore dei Capelli, a cui la Storia riconoscerà pieno merito per aver fatto togliere il riporto al Senatore Schifani, intanto sta prenotando una tranquilla vecchiaia al Quirinale. Dove magari potrà ricevere le nipotine di Mubarak tra due ali di corrazzieri.

Mario Giordano

Veneziani, lo stilita.

Volete sapere quale sarà la futura linea editoriale de Il Giornale, secondo quanto potrebbero aver stabilito gli spin doctors berlusconiani che preparano la nuova campagna elettorale?

Senza andare lontano, ce la rivela Veneziani, il quale denuncia che “L’anno appena concluso ha visto infatti i giornali non semplici testimoni, ma protagonisti e ispiratori della lotta politica e della vita civile e incivile del nostro Paese. Veniamo da un anno di veleni a mezzo stampa. Veleni efficaci se si considerano gli effetti che hanno avuto sulla politica…”

Ma no, chi l’avrebbe mai detto. Non c’era anche Veneziani a manganellare “Gianfrego” Fini con la pagliuzza della casa di MonteCarlo, minimizzando la foresta di sequoia che staziona da decenni nell’occhio del Leader Supremo? E a parlare di puro gossip, di complotti mondiali contro Berlusconi, di toghe rosse scatenate, di traditori che vendono un casa al di sotto del proprio valore : “o non vale niente il bene e non vale niente lui. E la casa valeva…” (citiamo a memoria), chi c’era? Veneziani stava forse in ritiro con i monaci del Monte Athos, martoriandosi col cilicio e nutrendosi di radici ed erbe amare?

Il primo a sinistra non sarà Marcello Veneziani in versione "anacoreta barbuto"?

Il buon Marcello rileva che “ai giornali d’opposizione in tenuta da guerra, hanno risposto a tono i giornali filogovernativi, con titoli aggressivi e campagne di stampa di pari veemenza. La differenza è che i primi sono rimasti intoccabili e incensurati, i secondi sono stati sanzionati e denigrati come macchine del fango.”

Domanda ingenua : Veneziani ha mai sentito parlare del “Metodo Boffo”, che lui e suoi colleghi hanno applicato a Fini (dopo il suggerimento di Stracquadanio), all’autore di Gomorra, a Don Sciortino,il direttore di Famiglia Cristiana, e che minacciavano di applicare alla Marcegaglia colpevole di avere espresso velate critiche al governo? Forse i giornali di opposizione che denunciavano lo scandalo di un Presidente del Consiglio che interviene in una questura per far rilasciare un’amica minorenne accusata di furto facendola passare per nipote di Mubarak non hanno dovuto ricorrere ad una falsa velina della questura, come ha fatto Il Giornale nel caso Boffo. E nemmeno hanno dovuto inventarsi le cricche, le Noemi, le ragazze che arrivavano in branco nelle ville del Grande Capo scortate dai carabinieri, le decine di leggi ad personam, i Cosentino, i Dell’Utri, i Previti, gli Scaiola, i Razzi e gli Scilipoti. E nemmeno megabufale come lo scandalo Mitrokhin e Telekom Serbia, basate su documenti falsi malconfezionati a tavolino e testimonianze inattendibili (vi ricordate del fantomatico agente Scaramella e del sedicente conte Igor Marini, al secolo scaricatore al mercato ortofrutticolo di Brescia?).

Forse Veneziani ignora che Berlusconi, nella sua estrema generosità, fa di tutto pur di aiutare la stampa di opposizione, fornendole sempre nuovi argomenti. D’altro canto anche l’opposizione di sinistra ha sempre fatto di tutto per aiutare Berlusconi. Riuscendovi.

Veneziani infine ci informa che “Dopo un anno di esondazioni, il merdometro segna ora livelli di guardia”. Poi ci dice “ma le stagioni cambiano, urgono svolte e ritorni di stile… (un giornale) più sobrio e rigoroso nei toni … Si può essere decisi ma eleganti, e si può essere chiari senza essere rozzi… per concorrere a elevare la qualità di quel popolo, maggioritario nelle urne, minoritario nella lettura…”. Anche Veneziani finalmente deve ammettere che gran parte del popolo di destra compensa le poche letture con le molte certezze. Meglio se urlate con la bava alla bocca in TV dai LaRussa o dalle Santanchè di turno. E poi Marcello si lamenta per la supposta discriminazione della cultura di destra da parte di quella di sinistra.

I consiglieri di Berlusconi forse si sono accorti che il manganello mediatico non fa più effetto, è stato controproducente e ha provocato una reazione di rigetto. E adesso – abbandonato Feltri nelle accoglienti braccia di Belpietro che continuerà a seguire il “richiamo del sangue e della foresta” – si ricorre alla vaselina.

Chissà come se la caverà Veneziani con la vaselina, materia più complicata e scivolosa da trattare del frettoloso e contundente manganello. Lo seguiremo con attenzione.

Auguri, dal suo affezionatissimo “blogger velenoso e cretino”,

pocavista

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METODO BOFFO VS METODO WOODCOCK. Da De Coubertin a Stracquadanio

Posted by pocavista su 16 ottobre 2010

Il Metodo Boffo

“L’importante è partecipare”. Fin qui il barone de Coubertin.

Il Barone Pierre de Coubertin

Il Barone Pierre de Coubertin

Nel tempo il “partecipare” è stato relegato in panchina e sostituito dal verbo “vincere”. In Italia, da sempre avanguardia creativa nell’etica pubblica, il motto poi è diventato “l’importante è screditare”. Anche usando dossier falsi o falsificando platealmente i fatti. La ricetta è stata definita dal parlamentare PdL Stracquadanio “Metodo Boffo”. Cerchiamo dunque di ricostruire la ricetta di un piatto che sembra assai gradito al nostro Leader Supremo.  gif-padella

Ingredienti di base. Si prenda un politico di maggioranza dissenziente. In mancanza di meglio, si può utilizzare anche un oppositore, un giornalista, un conduttore televisivo, un magistrato, un imprenditore, purché “scomodo”. 

Lardellatura. Si dia un certo spazio mediatico all’operato del soggetto di cui sopra, per risvegliare su di lui l’attenzione del pubblico. Qualora i soggetti da cucinare appartengano ad una stessa categoria professionale (come alcuni giornalisti o magistrati), si cominci a “fare di ogni erba un fascio”, pardon “ di ogni erba un comunista”. Varianti ammesse per definire l’erba cattiva: PCI-DS-PD, cattocomunista, sinistroide radical-chic o toga rossa. Lo si descriva come soggetto invidioso del successo del Leader Supremo, o come professionista della calunnia che complotta per sovvertire “il libero voto della maggioranza degli italiani”.

Fiammeggiatura. Si pubblichi qualche violento titolo a tutta pagina de Il Giornale, di Libero e/o del Il Tempo in cui si getti discredito sul personaggio di cui sopra.

Farcitura. Si preparino in atmosfera protetta e si diano alle stampe fotocopie di documenti verosimili o inventati di sana pianta, che dovrebbero costituire la “prova provata” dei titoli di cui sopra (dossier, testimonianze più o meno attendibili di faccendieri, vicini di casa e ignari passanti, piantine, cucine Scavolini, e-mail, veline di questura).gif-cuoco-barbecue-3d

Brasatura. Si faccia riprendere questi titoli da varie trasmissioni TV e notiziari “amici”, cercando di avvalorare le tesi dei giornali che hanno iniziato la campagna denigratoria. Si deve dedicare un tempo adeguato alla brasatura, utilizzando attrezzatura varia da cucina, come trasmissioni generaliste, il soap opera time, domeniche in, giornali di gossip, oltre ai TG amici. L’importante è mirare al bersaglio grosso del pubblico meno politicizzato e più influenzabile (casalinghe, anziani, strati meno acculturati della popolazione).gif-cuoco-3d

Rifinitura finale. Si dia molto spazio alle dichiarazioni degli esponenti PdL che esprimono certezze sulla colpevolezza del soggetto sottoposto a “Metodo Boffo” . Si dia invece un ruolo marginale a chi esprime un’opinione contraria. Si rendano note eventuali disavventure economiche o amorose del malcapitato per metterne in cattiva luce anche gli aspetti più privati (metodo Boffo “olistico”). 

Tempi di cottura. Se non si ottengono risultati immediati (cottura al sangue), si faccia brasare il tutto per un mese o due, usando un grosso volume di fuoco mediatico, alimentato da giornalisti “embedded” muniti di schidioni da grigliata e di uno spesso strato di pelo sullo stomaco a mo’ da giubbotto antiproiettile.

Presentazione in tavola. Infine si servano al Leader Supremo, su un piatto di portata d’argento, le dimissioni del malcapitato di turno. In caso di mancate dimissioni, quando il soggetto presenti carni troppo tigliose che mal si prestano a cottura mediatica, rimarranno pur sempre tracce di bruciatura. La ricetta del metodo Boffo è già stata utilizzata per :

  • Di Pietro, accusato falsamente da Feltri di avere ricevuto soldi da Pacini Battaglia (episodio per il quale “Il Giornale” ha dovuto corrispondere varie centinaia di milioni di lire a Di Pietro, perché ritirasse le querele, e Feltri si è dovuto scusare dalle stesse colonne de “Il Giornale”);
  • il Caso Telekom Serbia, con bufale presentate dallo pseudo conte Igor Marini, scaricatore del mercato ortofrutticolo di Brescia, poi condannato per falso,
  • il caso Mitrokhin, con bufale fornite dallo spione Scaramella, poi condannato per falsa testimonianza;
  • il governatore del Lazio Marrazzo, vittima di un oscuro ricatto ordito da “mele marce” dell’Arma dei CC, con la vicenda dei trans, in cui in realtà è solo parte lesa. Si ricorderà che il filmato compromettente che ritraeva Marrazzo coi trans, chissà perché, era finito sulla scrivania di Berlusconi, il quale aveva “consigliato” Marrazzo di pagare, invece di denunciare il ricatto alla magistratura. Per un uomo di Stato qual è il nostro Leader Supremo non c’è male! Nella vicenda intanto ci sono alcune morti misteriose di un pusher e di alcuni trans.
  • il direttore dell’Avvenire, Boffo, con regolare bufala predisposta dal quotidiano diretto da Littorio Feltri, usando una velina falsa;
  • Don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, fatto passare dai soliti noti per pseudo prete cattocomunista;
  • Fini, con la vicenda della casa di Montecarlo montata da “Il Giornale” , da “Libero” e da “Il Tempo”(storia che presenta già molte crepe e che è stata momentaneamente abbandonata in attesa che Fini e i suoi votassero la riedizione del Lodo Alfano);
  • il presunto tentativo di ricatto ai danni della Marcegaglia, la leader di Confindustria che si era azzardata a criticare il governo.

Il Metodo Woodcock

John Woodcock

Alcuni giornali vicini al Leader Supremo hanno invece posto l’attenzione sul “Metodo Woodcock”. Woodcock è il magistrato già salito alla ribalta per varie inchieste che hanno toccato alcuni potenti e che ha fatto rivelare il presunto tentativo di ricatto operato dal vicedirettore de “Il Giornale” nei confronti della Marcegaglia. Il cosidetto Metodo Woodcock consisterebbe nell’alzare un polverone giudiziario, gettando fango su alcuni potenti attraverso inchieste che poi si risolverebbero in nulla. Al riguardo il Consigliere leghista al CSM, Matteo Brigandi (un cognome, un destino) ha proposto provvedimenti disciplinari contro Woodcock, il cui operato getterebbe discredito sulla magistratura. Ma è proprio vero che Woodcock, per mania di protagonismo, infanga politici e imprenditori immacolati con inchieste campate in aria? Alcune inchieste avviate da Woodcock, come quella definita “Savoiagate” e che portò all’arresto anche di Vittorio Emanuele di Savoia, e quella detta “VIPgate”

Vittorio Emanuele di Savoia

Vittorio Emanuele di Savoia

sono poi finite effettivamente in una bolla di sapone, dato che i tribunali non hanno rilevato fatti di rilevanza penale.

Singolare è il caso di Vittorio Emanuele di Savoia che, in carcere a Potenza, cadde una notte dal letto “a castello”. Tragicomica nemesi per un sedicente sovrano che ai castelli invece dovrebbe esserci abituato.

Altre inchieste si sono arenate sotto montagne di sabbia scaricate sui procedimenti da avvocati, politici e magistrati. Tuttavia qualcosina Woodcock ha messo in cascina.  Per esempio Woodcock ha fatto condannare in vari gradi (e quindi i vari collegi giudicanti hanno ravvisato riscontri oggettivi) :

  • il cancelliere del Tribunale Fallimentare di Potenza, perchè vendeva per proprio conto gli immobili derivanti da fallimento;
  • il direttore e il presidente del collegio sindacale Inail, per corruzione. Entrambi hanno dovuto risarcire milioni di euro;
  • l’ambasciatore Vattani (che faceva pagare a noi contribuenti decine di migliaia di euro di telefonate private con la sua ganza) e il portavoce finiano Sottile (che aveva appuntamenti galanti con signorine negli stessi uffici del Ministero) per peculato;
  • gli imprenditori Roberto e Claudio Petrassi, per corruzione, insieme all’assessore laziale e, ahimè nostro vicino di casa, Gargano;
  • una dirigente dell’Agenzia delle Entrate, per corruzione;
  • un avvocato potentino, Piervito Bardi, per favoreggiamento;
  • il noto paparazzo dei Vip Fabrizio Corona e altri, per estorsioni e corruzione.

Su “il Fatto” quotidiano viene poi riportato che Woodcock ha fatto rinviare a giudizio il magistrato Vincenzo Barbieri (già dirigente al ministero della Giustizia, attualmente a capo della procura di Avezzano) per falso, truffa e peculato, e che un’altra mega-inchiesta ancora in corso, sulle tangenti Total Italia per le estrazioni petrolifere, ha avuto varie conferme fino in Cassazione. Qualche anno fa il ministro leghista della Giustizia Castelli sottopose a inchiesta disciplinare Woodcock, che poi su prosciolto dal CSM e Castelli condannato a pagare le spese processuali. Certo i più affezionati lettori de “Il Giornale” potrebbero obiettare che Woodcock potrebbe godere della complicità di “toghe rosse che gli reggono il sacco”. Ma avete mai sentito un colletto bianco o un politico che – beccati con le mani nella marmellata – non si dichiari vittima del fumus persecutionis della magistratura? Atteggiamento ormai diventato largamente di moda tra gli imputati da quando il nostro Leader Supremo è sceso in campo. Il fumus, il legittimo sospetto, le toghe rosse, i complotti ormai si sprecano.

Spiace dirlo, ma l’unico politico di rango che ha ammesso pubblicamente le proprie malefatte tangentizie, sfidando gli altri politici tangentizzati di tutti i partiti a fare altrettanto, è stato Bettino Craxi. Però lo ha fatto dopo avere inizialmente cercato di minimizzare, scaricando il “mariuolo” Mario Chiesa beccato in flagrante, come se fosse una mela marcia isolata, e aver minacciato Antonio Di Pietro con dei documenti fasulli (“abbiamo un poker d’assi” contro Di Pietro, dichiarò).Poi Craxi fu costretto, secondo la vulgata dei suoi fedelissimi saliti in tutta fretta sul carro del nuovo vincitore from Arcore, “all’ esilio” dalle “toghe rosse” di Mani Pulite. In realtà scelse la latitanza all’estero per evitare il carcere, essendo stata abolita nel frattempo l’immunità parlamentare. Ma era ancora Prima Repubblica. Oggi la situazione invece è tutta rose e fiori, a “parte qualche mela marcia isolata”. (?!)

Ormai siamo nella Seconda Repubblica

Seconda Repubblica

Conclusione

Tutto lascia supporre che il Metodo Boffo tornerà ad essere applicato in grande stile dai mezzi di comunicazione vicini al Leader Supremo, specialmente in vista della prossima tornata elettorale di primavera. Riteniamo che, in lista di attesa, siano stati inseriti – per meriti speciali – Montezemolo, Vendola, Bersani, Santoro, Mentana, Draghi, Napolitano. Incerta la presenza di Soru, che è già stato cucinato da una variante del Metodo Boffo, in occasione delle ultime elezioni regionali per la Sardegna.  Candidati di riserva i sindaci PD Renzi e Chiamparino. Quasi sicura l’aggiunta alla lista di Woodcock, già sottoposto in passato a violenti attacchi da parte di Vittorio Feltri.

PS – Per chi non lo sapesse, il 2 giugno 2002 Vittorio Feltri aveva pubblicato su “Il Foglio” un violento editoriale contro Woodcock. Feltri viene poi condannato per diffamazione il 13 febbraio 2005 con atto del Tribunale di Monza. Il buon Littorio perde il pelo, ma non il vizio.

Ricordiamo che VittorioEmanuele di Savoia, finito in carcere a Potenza, cadde una notte dal letto “a castello”. Tragica nemesi per un sovrano o sedicente tale che ai castelli ci dovrebbe essere abituato. Altre inchieste si sono arenate sotto montagne di sabbia scaricate sui procedimenti giudiziari da avvocati, politici e magistrati. Tuttavia qualcosina Woodcock ha portato in cascina. Solo per menzionare i casi più noti, Woodcock ha fatto condannare in vari gradi (e quindi i vari collegi giudicanti hanno ravvisato riscontri oggettivi) :

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