Della bufala. Intesa come una delle belle arti

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Ieri Esaù contro Giacobbe. Oggi Calderoli contro Monti. Ovvero la politica della lenticchia.

Posted by pocavista su 11 gennaio 2012

E’ nota la vicenda biblica di Esaù che vendette la primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie. Salvo poi pentirsene.

Le bibliche lenticchie – per di più unite al cotechino – sembrano oggi scandalizzare il leghistissimo e cristianissimo Calderoli. Costui, contravvenendo alla logica e al buon gusto, siede in Parlamento, dove ha ricoperto la carica di Ministro alla Semplificazione Normativa e addirittura di vicepresidente del Senato. Che, per chi non lo sapesse, sarebbe come dire la quarta carica dello Stato.

La Quarta Carica, a tempo perso, si è messo anche a spargere urina di maiale per rendere impuro un luogo destinato alla costruzione di una moschea. Nemmeno Magdi “Cristiano” Allam sarebbe giunto a tanto. Quando si dice il rispetto per il diritto di culto.

La fondamentale preoccupazione del Sen.Calderoli

Ora il sen.Calderoli, cui il buon Dio ha dato inopinatamente il dono della parola ma ha negato quello della logica e della coerenza e spesso anche quello della grammatica, se la prende con Monti, del quale pretende le dimissioni perché l’ultimo dell’anno ha osato mangiare lenticchie e cotechino a Palazzo Chigi – udite udite – con i suoi stretti familiari.

Calderoli non solo parla, ma scrive : “Se corrispondesse al vero la notizia secondo cui la notte del 31 dicembre si sono tenuti festeggiamenti di natura privata per il nuovo anno a Palazzo Chigi, Monti dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere scusa al paese e ai cittadini“.

Calderoli vuole sapere se la festa avesse caratteristiche di natura privata, chi erano gli invitati, chi ne abbia sostenuto gli oneri. Inaspettatamente non ha chiesto la marca del cotechino e il tempo di cottura delle lenticchie. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe intaccare le già malconce riserve energetiche del Paese.

Il prof. Monti, la cui classe è distante anni luce da quella del suo predecessore, per non dire di quello del suo interrogante, ha risposto con una nota elegantissima :

…si è tenuta presso l’appartamento… di servizio del presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1 gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti…”.

“Gli acquisti … sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti“.

Come aggravante, la sig.ra Monti sembra che abbia preparato addirittura "lenticchie e cotechino in crosta". Ecco la foto che costituisce prova inequivocabile dei bagordi svoltisi a Palazzo Chigi e che, secondo Calderoli, dovrebbe costringere Monti alle dimissioni

La nota prosegue con la bellissima stoccata finale : “Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.”.

Grande Monti, la classe non è acqua! Lo “sciagurato” , cioè il Calderoli, “rispose”, insistendo nelle accuse, non rendendosi conto di coprirsi ulteriormente di ridicolo e di essere stato preso abbondantemente per i fondelli.

Fa tuttavia piacere constatare che l’autore del Porcellum, la “legge porcata”, abbia tanto a cuore le casse dello stato, da voler indagare se Monti – che notoriamente ha rinunciato a tutte le indennità relative alla sua carica e ritorna in treno a casa per i fine settimana – carichi di nascosto una razione di lenticchie sul bilancio dello stato che potrebbe affondare sotto il peso di un piatto che tutti sappiamo essere di difficile digestione.

Il mutante Calderoli, fondamentale contributo leghista alla biodiversità del genere umano.

Probabilmente la mutante sensibilità etica di Calderoli cambia con le mutazioni di governo : per esempio non ci risulta che il senatore – ai tempi in cui “la patonza doveva girare”, per dirla con Berlusconi – abbia mai fatto interrogazioni scritte per contestare :

Il senatore Calderoli, in un'impietosa caricatura che gira sul WEB

  • il pagamento  all’Unione Europea, da parte di tutti i contribuenti italiani, di una multa di diversi milioni di euro per le quote latte che poche centinaia di allevatori padani hanno sistematicamente sforato : le multe invece di pagarle loro i leghisti le hanno addossate al bilancio dello stato.
  • la talora disinvolta gestione di miliardi di euro da parte della Protezione Civile che sono finiti alla “cricca”.
  • che le frequenze per il digitale terrestre venissero affidate dallo stato con un beauty contest a titolo gratuito (ovvero ad aziendam – cioè Mediaset e RAI);
  • i fondi sprecati per tenere aperto l’aeroporto di Malpensa;
  • i 3 miliardi e mezzo di euro di debiti Alitalia appioppati a noi contribuenti;
  • che su aerei di stato c’erano altri presidenti del Consiglio che si portavano le “veline” e Apicella nella villa in Sardegna, oltre a Ministri del suo governo che li utilizzavano per andare a vedere le partite di calcio;
  • i fondi (misteriosi, ma non troppo) che sono serviti al salvataggio di Credieuronord, la banca leghista andata in bancarotta anche per avere fatto prestiti disinvolti a esponenti leghisti;
  • il grottesco e demagogico decentramento dei ministeri al Nord;
  • il costoso e inutile mantenimento delle province, alla cui abolizione il suo partito si oppone.
  • il nepotismo leghista che fa eleggere un ragazzo di venti anni pluribocciato alla maturità in Consiglio Regionale, solo perchè figlio del boss;
  • lo scudo fiscale per gli evasori che hanno portato fondi all’estero, condonati con una tassa di solo il 5%.

Si potrebbe continuare all’infinito, chiedendo conto al Sen.Calderoli anche di tutte le leggi ad personam da lui votate durante il vari governi Berlusconi, che hanno prodotto danni non solo alle casse dello stato, ma soprattutto all’etica pubblica.

Ma il mutante sen.Calderoli, mutatis mutandis – che lui probabilmente tradurrebbe come “cambiate le mutande” –  cioè cambiato il governo, è improvvisamente mutato anche lui: come Esaù, contesta addirittura delle misere lenticchie di fine d’anno all’austero prof.Monti.

I leghisti, si sa, cercano di distinguersi dagli altri politici. Si sentono geneticamente diversi. Contribuiscono in maniera singolare alla biodiversità del genere umano: il che, secondo i biologi, non sarebbe in fondo in fondo un male.

Forse Calderoli non voleva essere ricordato dai posteri solo per il “Maiale Day” e la “Legge Porcata”, ma anche per le lenticchie e il cotechino. Che ha sempre qualcosa a che fare con il maiale, e detto fra noi, è pure un piatto padano.

/p

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L’asino si è stufato. Ovvero asini, leghisti e altri ministri.

Posted by pocavista su 6 dicembre 2010

Anche al leghista Roberto Castelli, già Ministro della Repubblica, come già al suo collega Rotondi, senza dubbio non fa difetto il pensiero. Nonostante i tempi di crisi, in cui tutti tirano la cinghia, ne ha una riserva così abbondante da dispensarne a piene mani in ogni occasione.
Roberto Castelli, nell’ultima puntata di Annozero, per dimostrare gli sprechi esistenti nell’Università, forniva “Come prova schiacciante …, e non è la prima volta che lo fa, una ricerca costata decine di migliaia di euro per studiare un particolare tipo di Asino originario di una determinata regione d’Italia.”(dalla lettera di Marino Bertolino, pubblicata su “Il Fatto” quotidiano del 5 dicembre 2010 che ricordava le caratteristiche della ricerca citata da Castelli).
Segnaliamo un LIBRO che si è già occupato della questione in occasione delle dimenticabili performance televisive del duo Rotondi-Brunetta a Ballarò nel 2008. I due tiravano in ballo – forse senza sapere bene di cosa stavano parlando – la ricerca sull’Asino dell’Amiata. Bene : rifacciamo nomi, cognomi e indirizzi. Facoltà di Veterinaria dell’Università di Pisa. Responsabile della Ricerca : Prof. Camilli. Anno 2004. Finanziamento 55.000 euro. Una miseria. Almeno rispetto ai presunti 400.000 euro accollati al contribuente italiano per organizzare un premio cinematografico fasullo da attribuire ad un’attrice bulgara nelle grazie del premier. “A sua insaputa”.
Che cosa hanno fatto di male questi “spreconi dell’Università di Pisa”? Hanno studiato la mappatura genetica dell’animale e certe sue particolarità, come il fatto che sia immune a certe malattie, alcune delle quali mortali per l’uomo. Ricordiamo che l’Asino dell’Amiata è stata dichiarata una razza a rischio d’estinzione dalla Commissione responsabile delle Biodiversità del Parlamento europeo (NL 215/90), dalla FAO (FAO, 2000) e dal Monitoring Institute for Rare Breed and Seed in Europe (2001).
Due parole. Com’è noto l’asino, oltre che nel ramo dei trasporti, ha svolto mansioni lavorative anche in campo cosmeti­co, medico e alimentare. Quella di Poppea che faceva i bagni nel latte d’asina sembra sia una bufala. Sono veri invece gli usi medici e alimentari dell’asino. Già nella Francia del XVIII secolo furono istituite delle “lat­terie asinine” che dispensavano a puerpere e balie il prezios­o lat­te destinato a neonati cagionevoli. L’utilità del latte d’asina è oggi provata scientificamente come alternativa ai latti speciali per uso pe­diatrico. Il latte d’asina, essendo assai simile a quello umano, è attualmente rientrato nella dieta dei neonati allergici alle proteine del latte vaccino.
Castelli poi ha mai sentito parlare di onoterapia, l’uso di asini – assai più docili dei cavalli – per la terapia dei disabili?
Asino “sorcino crociato” dell’Amiata
A questo punto, caro Castelli, qualche malpensante potrebbe ricordarsi che lo stufato d’asino è un piatto tipico della Lombardia e fino a qualche anno fa si trovava comunemente nelle osterie padane. Tenendo conto che “si è ciò che si mangia”, c’è chi potrebbe concludere maliziosamente che chi mangia carne d’asino poi ha alte probabilità di diventare leghista. Qualcun altro potrebbe insinuare che un’analisi condotta a livello territoriale dimostrerebbe un’alta correlazione statistica tra il numero dei maiali presenti in loco e l’incidenza del voto leghista.
Precisiamo che l’assenza – finora – di un valido modello interpretativo zootecnico-sociologico non permetterebbe di tirare insinuanti  e definitive conclusioni. Ma, tenendo conto della singolare predilezione dimostrata in ogni occasione dal suo collega di partito Calderoli per il maiale, non vorremmo che un Di Pietro, Un Travaglio o un Vauro prendessero la cosa per buona e la sbandierassero a loro volta ad Annozero.
Un impietoso fotomontaggio ritrae Calderoli, autore della “legge porcata”, e fautore del “maiale Day”
In conclusione, il simpatico Castelli ci permetta un suggerimento : non parli di cose che conosce solo per sentito dire come la ricerca sull’asino amiatino. Ci parli invece di altri veri scandali dell’università, come le facoltà con pochi studenti, create ad hoc per soddisfare le richieste di qualche barone o politico locale. O dei 270 milioni di euro sottratti dal suo governo alla scuola pubblica per regalarli a quelle private e cattoliche in particolare, in modo tale che qualche vescovo “contestualizzi” i peccatucci del premier. Oppure della “parentopoli” che dilaga in alcune università italiane.
Castelli, a proposito di “parentopoli” che lei ha citato così bene ad Annozero, confessiamo che ci saremmo aspettati da parte sua, di cui è ben nota la coerenza, anche qualche accenno a Renzo Bossi. Il figlio del Senatur, in arte “il Trota, già pluribocciato all’esame di maturità, non si sa per quali meriti divenuto consigliere regionale della Lombardia. Non le risulta che il suo stipendio annuale, a carico del contribuente italiano, sia di molto superiore a quanto è costata la ricerca sull’asino?
Asino o trota lombarda sì, asino amiatino no?
PS – In un nostro precedente post riportavamo l’incipit di un capitolo del nostro libro “Di Uomini e di Animali” relativo alle esternazioni di Rotondi e Brunetta sull’asino dell’Amiata. Chi fosse interessato può cliccare su   ROTONDI , BRUNETTA E L\’ASINO
 

 

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Elogio del Porco – Una risposta all’SPQR di Bossi e all’abbuffata con Alemanno e Polverini

Posted by pocavista su 4 ottobre 2010

Dopo che Umberto Bossi ha dato del porco al popolo romano (Sono Porci Questi Romani), si sono levate numerose proteste. Molti si sono sentiti offesi da quella citazione sbagliata di Bossi. Asterix in realtà diceva : Sono Pazzi Questi Romani. Il Senatur, esposto per anni ai vapori insalubri emanati da celtiche ampolle contenenti le minacciose acque del Po, probabilmente comincia ad accusare il colpo.

Alemanno, Polverini, Bossi e Cota si ritrovano a Roma per un pranzo di riconciliazione.  L’abbuffata dovrebbe servire per ricompattare gli elettori sudisti del PdL, offesi dal suol principale alleato. Ennesimo teatrino ad uso mediatico, che lascia il tempo che trova, effettuato il Piazza Montecitorio a base di polenta e pajata. Pantomima tuttavia controproducente a livello mediatico : troppo facile la battuta che quando si tratta di mangiare …

Non sappiamo se Bossi senior intendesse offendere i romani (dopo si è scusato). Dorma pure sonni tranquilli: non c’è riuscito. E come potrebbero essersi offesi i Romani, paragonati a un nobilissimo e virilissimo animale come il maiale?

Al riguardo voglio riportare alcuni passi del capitolo Splendori e miserie di Monsieur Maiale di un mio recente volume, Di Uomini e di Animali, Vedi.

157846_copertina_frontcover_icon-nuova Per saperne di più clicca qui : LIBRO

Auguro al Senatur, a tutti quei leghisti che compensano le poche letture con le molte certezze, e soprattutto al piccolo Trota, incolpevole esempio di familismo amorale leghista, buona lettura. LR

I cani ci guardano dal basso. I gatti dall’alto. I maiali ci trattano da loro pari (W.Churchill)

Smentite le tesi Darwin a favore di quelle di Lamarck? Se­condo alcuni, l’evoluzione di una specie non dipenderebbe da mutazioni ca­suali che fanno emergere i geni più idonei ad affront­are le condi­zioni ambientali, come sosteneva Darwin. Re­centi ricerche con­fermerebbero invece un’evoluzione di tipo la­marckiano : le con­dizioni sociali influirebbero sulla specie uma­na al punto da mo­dificarne perfino l’anatomia. … Al ri­guardo, segnaliamo la nota ricerca che ha appurato che “Operai e impiegati preferiscono il calcio, professionisti e appartenenti alla classe media il tennis, dirigenti e imprenditori il golf. Da cui si desume che mentre avanzi nella scala sociale le tue palle assu­meranno dimensioni via via minori”.

Bossi mostra l'accurato lavoro di una manicure padana

Bossi mostra l'accurato lavoro di una manicure padana

Per coerenza ne seguirebbe che sovrani come Carlo d’In­ghilterra, mega imprenditori come Rupert Murdock e Bill Gates e, nel suo pic­colo, anche il nostro amato e ricco premier, dovreb­bero avere attributi microscopici. Nel caso del principe, ciò for­nirebbe una spiegazione plausibile delle sue tragiche vi­cende sentimentali. … Per tutti costo­ro, i VIP intendo dire, poi si porrebbe il problema se siano in grado di ri­prodursi normalmente, oppure debbano farlo per partenoge­nesi o gem­mazione. Partendo da qui, vari studiosi sono giunti a ipo­tizzare che “l’invidia del pene”, resa celebre da Freud, spie­gherebbe alcuni dei loro comporta­menti altrimenti incomprensi­bili : progre­dendo nella scala socia­le, i VIP sottopor­rebbero i propri dipen­denti o il proprio paese a pratiche che – se non altro per ra­gioni anatomiche – non sarebbe­ro più in grado di esercitare con le pro­prie consorti o fidanzate. Deve essere per questo che il nostro amato Leader Supre­mo, avendo appreso che il codice fi­scale migliora la funzionalità del fisco e quello postale della po­sta, appena giunto al potere si è preoccupato di mettere su­bito in cantiere la rifor­ma del codice penale. E i primi risultati, almeno a giudicare dalle sue frequentazioni con giovani donne, prezzolate o meno, sono quanto mai incoraggiant­i. Ipotesi che darebbe ragio­ne all’acuta osservazione di Franco Bardi.

Da un versante opposto, ulteriore conferme verrebbero dal fatto che il maiale, ani­male nobilissimo, ma relegato dai suoi de­trattori ai livelli più in­fimi della società, è dotato invece di attri­buti di tutto rispetto. Animale considerato – a torto – sporco e stupido, pura carne da macello, ancorché conosciuto – a ragione – per prestazioni ama­torie superlative. gif-maiale-21Com’è noto, invidiosi alle­vatori ormai privano i suini dei piaceri della carne, affidando la riproduzione di questa specie ad asettiche fecondazioni artificia­li, in cui di erotico è ri­masta solo la lubrica mano del veteri­nario. Ma non è stato sem­pre così; vediamo dunque come sono andate le cose nella storia suina.

Maiale con tetto, cinese perfetto

Sembra che il maiale abbia cominciato la sua love story con l’uomo nell’area compresa tra la Mesopotamia e il Mediterraneo orientale: il ri­trovamento più antico, nella Turchia sud-orientale, la fa risalire all’ottavo millennio A.C. Dopo il cane, fu dunque il maiale il più antico amico dell’uomo, ben prima di pecore e capre. … Per quale motivo cinesi, greci, egizi e romani hanno tenuto in grande considerazione il maiale? … Il successo del maiale nelle società agricole stanziali sembra legato alla sua estrema prolificità e alla resa in carne elevata rispetto al suo consumo calorico. Se alleva­to allo stato brado, mangia prodotti come ghiande e tuberi non consumati da altri erbivori. La tenera bestiola è onnivora e non fa concorrenza all’uomo, se non marginalmente, nel consumo di alimenti. Se invece viene stabulato, il maiale poteva consumare gli scarti alimentari e quelli agricoli.

Grazie al maiale, una società agricola tradizionale riusciva a produrre carne senza consumare al tal scopo preziose risorse agricole. Gli altri animali da allevamento riuscivano a utilizzare zone di pascolo diverse da quelle frequen­tate dai suini e svolgevano funzioni complementari a quelle pu­ramente alimentari del maiale : gli ovini davano lana e latte, i bo­vini fornivano la forza motrice per i lavori pesanti, i cavalli con­sentivano la mobilità necessaria in guerra e per i trasporti. Nelle società agricole tradizionali gli animali potevano dunque fare buon gioco di squadra : all’agricoltura veniva affidata difesa e centrocampo, il porco agiva da centravanti di sfondamento, men­tre gli altri animali lavoravano sulle fasce.

Il maiale era ed è dunque uno dei migliori amici dell’uomo. Ammesso e non concesso che l’interessato possa nutrire genuini sentimenti di amicizia per colui che è sempre stato il suo vero boia. L’importanza del maiale nella maggiore società agri­cola del mondo antico, la Cina, era tale da influenzarne anche la scrit­tura : l’ideogramma della parola “casa” è composto dall’u­nione di due distinti ideogrammi, uno che significa “tetto” e l’al­tro che vuol dire “maiale”.

L’allevamento del porcello era fondamentale anche per i Greci … e per gli Etruschi, che for­se ne iniziarono la pratica quando si espansero nella Pianura Pa­dana, attorno al VII secolo A.C.

Nel mondo romano, maiale e cinghiale venivano addirittu­ra accostati anche a divinità italiche o latine. … Maialis sembra pren­dere il nome da Maia, dea della fecondità e del risveglio della na­tura in primavera. A Cerere, dea italica della Terra, patrona della fe­condità agraria e protettrice dei morti, e a Tellus, divinità ro­mana della Terra, veniva sacrificata una scrofa. Ciò avveniva prima della mietitura per propiziare un buon raccolto e per espia­re le eventuali trasgressioni delle pratiche rituali dovute ai defunt­i. La terra rende possibile la vita, fornendo acqua e cibo : la vita poi torna alla terra, con la sepoltura dei morti.

Simbolicamente il maiale rappresentava per i popoli italici una bestia innocente attraverso la quale gli dei mandavano mes­saggi agli uomini. Presso gli Etruschi era comune la predizione del futuro tramite aruspici che leggevano il fegato di maiale. Le novelle spose latine invece strofinavano del grasso di maiale, simbolo di fertilità, sugli stipiti della porta della nuova casa in segno di buon augurio. Si ricorderà poi l’episodio descritto da Virgilio nel quale una candida scrofa segnala ad Enea, transfuga da Troia caduta in mano ai greci, il luogo di sbarco nel Lazio.gif-maiale-3

...nella Gallia Cisalpina l’allevamento dei porci era un elemento fondamentale dell’economia locale, che poteva sfrutta­re risorse naturali favorevoli come i vasti boschi e l’abbond­anza delle acque. Le popolazioni cisalpine erano “assai abili nell’alle­vamento del maiale”, secondo quanto ci testimonia lo storico greco Polibio che percorse in lungo e in largo la Gallia padana.

Glandaticum padanorum

Con il declino dell’impero romano e la crisi dell’agricoltu­ra basata sulle fattorie, progressivamente declinò anche l’alleva­mento del maiale, in particolare nell’Italia centrale e meridiona­le… Al contrario in Pianura Padana, anche dopo le invasioni barbariche, si mantenne l’allevamento del maiale. Sia i Longo­bardi che i Franchi, entrambi di cultura suinofila, non fecero che rafforzare la precedente tradizione ci­salpina di produzione suini­cola. Si ebbe perciò una Longobardia al nord che allevava suini e una Romanìa bizantina al centro sud che basava gli allevamen­ti su ovini e caprini. Ciò avvenne sia per le condizioni naturali particolarmente favorevoli della Pada­nia, che per la presenza nel diritto germanico di consuetudini come il glandaticum, il libero pascolo nei querceti. Il querceto era la silva fructuosa per eccel­lenza, la cui estensione per con­venzione si calcolava non in ettar­i, ma in numero di maiali che era in grado di alimentare. Querceti e faggete costituivano fino al medioevo dunque le sil­vae ad incrassandum porcos.

Oggigiorno tali silvae, ormai abbattute per far posto a col­ture agricole e case, sembrano essere state sostituite degnamen­te dall’apparato dello stato, in cui molti solerti amministratori pub­blici praticano il glandaticum in piena autonomia.

Gli attuali servi della gleba ormai non conoscono il latino, anche se vantano grande consuetudine con modelli di solida va­lenza linguistica e culturale, come “Il Grande Fratello”, ” L’Isola dei Famosi” e “Amici”. Poco avvezzi all’evanescente linguaggio giuridico (tipo “dazione ambientale”), sono soliti definire tale pratica con il termine di “mazzetta”. Se dotati di maggiori cono­scenze trigonometriche, possono adoperare la parola “tangente”. La quale, dai tempi di Euclide, abbandonati i prece­denti inutili scopi geometrici, da retta che era è divenuta esem­pio di poca ret­titudine. La suddetta assolve ormai la preclara e nobilissima fun­zione sociale “de ugne le ròte”, come viene defi­nita nel forbito lessico dei più esclusivi college di Eton. Un tem­po per lubrifica­re le ruote bastava un po’ di grasso di maiale, mentre oggi serve contante. E’ il progresso.

Un doveroso accenno alla decima porcorum, la decima do­vuta un tempo ai conventi anche per l’allevamento dei maiali : ai nostri giorni ne sopravvivono versioni rivedute e corrette, che nel linguaggio contemporaneo si chiamerebbero “8 per mille”, oppure “stralcio di 120 milioni di euro” a favore delle scuole cat­toliche, in deroga ai tagli di spesa subiti interamente dalla scuola pubblica. Cambiano i tempi, ma in Italia, terra vaticana, le deci­me sopravvivono indomite.

Con la decadenza del sistema economico legata alle inva­sioni barbariche, le cose per il porco si misero maluccio. Non solo per la diminuzione degli allevamenti, ma an­che sul piano simbolico. La Chiesa di Roma, fino a tutto il Me­dioevo, tentò di combattere tutti quei simboli legati alla reli­gione pagana, cioè del pagus, che caratterizzava il popolino più incolto. Il maiale quindi condivise dei brutti momenti con stre­ghe, eretici e gatti neri, divenendo creatura negativa, simbolo della lussuria e del peccato. Dante, per esempio, giunse a collo­care i falsari nell’In­ferno (XXX Canto)gif-diavoletto-simpa, i quali per passare il tempo dovevano az­zannarsi tra di loro: “mordendo correvan di quel modo che ‘l porco quando del porcil si schiude”. Poi, cam­biati i tempi, il maiale venne riscoperto e nuova­mente allevato come fondamentale produttore di carne e di gras­so da cuocere.

In Europa, poco a poco, si affinarono le tecniche di alleva­mento e vennero create nuove razze con incroci sempre più se­lettivi. Risorgendo da secoli di pregiudizi, si registrò la diffusio­ne di un un fervore suinofilo. Fenomeno testimoniato anche dal­l’apparire di una vera letteratura sul porco : uno dei classici testi di riferi­mento è “L’eccellenza et il trionfo del porco”, pubblicato nel 1594 ad opera di quel Sallustio Miranda che fu autore, sta­volta con il suo vero nome di Giulio Cesare Croce, anche di “Bertoldo e Bertoldino”.

L’escalation culturale del maiale proseguirà con Vincenzo Tanara che editerà “L’economia del cittadino in villa” nel 1644. Si tratta di un testo di cucina ed economia domestica in cui si de­scrivono i metodi di cottura del maiale in “centodieci maniere di farne vivande”. Infine, nel secolo successivo, l’Abate Giusep­pe Ferrari da Castelvetro, Accademico Ducale de’ Dissonanti di Modena darà alle stampe un poema in rime intitolato “Gli elogi del Porco”, cui annette un ricettario per cucinare le carni del medesimo. L’abate, forse vergognandosi di avere affrontato un argomento poco confacente al suo abito talare, si firmerà con il clamoroso quanto improbabile pseudonimo di Tigrinto Bisto­nio.

Oggi grandi concentrazioni di suini si registrano in Veneto, Lombardia, Friuli ed Emilia. La provincia di Mantova vanta la presenza più elevata di suini con quattro maiali per abitante…”

Commento Finale

Allora Senatur come la mettiamo? L’allevamento del maiale – animale nobile e sensibile – è stato introdotto dagli Etruschi e sviluppato dai Celti e dai Longobardi in Padania. Ancora oggi è fortemente praticato nelle terre padane.

gif-pecorelle-danzantiAl Sud c’era la pastorizia. Perciò non avremmo difficoltà ad accettare la seguente versione di SPQR : Sono Pastori Questi Romani. I porci vivono un po’ più a nord. La prossima volta, Senatur, si informi meglio. E non si fidi troppo di quel Calderoli, con i suoi “Maiale Day”, che se ne va in giro a spargere urina di maiale per impedire ai musulmani di costruire le loro chiese. Essere razzisti non è una bella cosa. Ignoranti, ancor meno. Poi se uno è anche ministro …

Calderoli che dà sfoggio di eleganza padana

Calderoli che dà sfoggio di eleganza padana

PS – Se­gnaliamo, a chi volesse approfondire il singolare feno­meno, che un’analisi statistica condotta su base provinciale forni­rebbe una forte correlazione positiva tra la concentrazione della popolazio­ne suina e il voto leghista. Manca per ora un valido modello interpretativo di tipo zootecnico-sociologico : questo, finora, non consente a noi sudisti di tirare maliziose e insinuanti conclu­sioni. Ma ci stiamo lavorando.

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DALLA LIBERTA’ DIGITALE AL DIGITALE DELLA LIBERTA’

Posted by pocavista su 16 settembre 2010

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Dopo le recenti sentenze del TAR e il parere di AGCOM contrari alla sospensione dei talk show televisivi in occasione delle elezioni, vogliamo esprimere il nostro appoggio a trasmissioni scomode come Ballarò e Annozero, che il PDL  cerca di ostacolare in ogni modo. Queste – insieme al TG3 – sono ormai le uniche voci dissonanti nel palinsesto televisivo infestato da 5 TG filogovernativi, dalle Radio Londra,  dai Grandi Fratelli, dai Matrix, dalle Isole dei Famosi, dalle Rita Dalla Chiesa con le sue bufale su L’Aquila, dalle telenovelas.

Non a caso l’Italia si trova agli ultimi posti in occidente in merito alla libertà e pluralità d’informazione.  E manca ancora il progetto di legge governativo per limitare la libertà dei blogger e di Internet.

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A proposito di comunicazione : stiamo passando dalla “Libertà digitale al Digitale della libertà”.

L’Italia sta assistendo ad una vorticosa trasformazione del sistema delle comunicazioni. Arretrata in altri campi (libertà di informazione, Internet, pluralismo), l’Italia è invece ai primi posti nel mondo nel “Digitale Terrestre” e nella “Banda Larga” .

Il digitale terrestre italiano si presente nelle due varianti principali : “digitale padano”, diffuso nelle regioni del Nord, e “digitale della libertà”, presente a macchia di leopardo in tutto il territorio e talvolta all’estero.

DIGITALE PADANO

Bossi, il colto, Lega Nord

Il tipico understatement britannico di Bossi, Lega Nord, che mostra l'accurato lavoro di una manicure padana.

SOTTO : Il sofisticato esteta Calderoli, già terza carica dello Stato, cerca di incarnare l'italiano medio. Avendo grosse difficoltà con l'italiano, per prudenza esibisce solo il medio

SOTTO : Il sofisticato esteta Calderoli cerca di incarnare l'italiano medio. Avendo grosse difficoltà con l'italiano, per prudenza esibisce solo il medio

Renzo Bossi, in arte "Il Trota", con i lauti emolumenti da Consigliere Reginale Lombardo, si è comprato una elegante T-shirt per sentirsi all'altezza del suo nuovo ruolo istituzionale

Renzo Bossi, in arte "Il Trota", con i lauti emolumenti da Consigliere Regionale Lombardo, si è comprato una elegante T-shirt per sentirsi all'altezza del suo nuovo ruolo istituzionale

DIGITALE DELLA LIBERTA’

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Digitale di lotta e di Governo. Il Leader Supremo anticipa gli sviluppi tecnologici della comunicazione governativa

 

Il raffinato Leader Supremo come sempre dà sfoggio di grande classe

Il raffinato Leader Supremo non perde occasione per dare sfoggio di grande classe. La bionda candidata ride, pensando forse ai numerosi siti surfati dal minaccioso digitale del Leader.

 

Capezzone, da poco nel PdL e quindi ancora poco allenato, sta scaldando il dito medio in una pausa dei lavori parlamentari.

L'ancora inesperto Capezzone, da poco nel PdL e quindi bisognoso di allenamento, sta scaldando il dito medio in una pausa dei lavori parlamentari.

Daniela Santanchè, sottosegretario, con la raffinata cifra stilistica che la distingue

Daniela Santanchè, sottosegretario, con la raffinata cifra stilistica che ormai contraddistingue molti esponenti della destra. Santa 'n chè?

Digitale a doppia banda

Digitale a doppia banda, particolarmente adatto per la "Mondovisione"

BANDA LARGA

Con il Governo Berlusconi, la Banda – per unanime consenso – si è allargata. Forse oltre ogni ragionevole aspettativa.

Una delle molteplici formazioni della Banda Larga

Una delle molteplici formazioni della Banda Larga

Per chi vuole sapere di più sulla Banda Larga

Chi vuole sapere di più sulla Banda Larga legga il libro di Sergio Rizzo

Altan, da L'Espresso

Altan, da L'Espresso

vedi anche I MOLTI VOLTI DEL POTERE

PS – L’esilarante volume di Lorenzo Raffi, “Di uomini e di animali”  è adesso disponibile

presso le Librerie Feltrinelli

157846_copertina_frontcover_icon-nuova Per saperne di più clicca qui : LIBRO

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