Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Posts Tagged ‘Ballarò’

Il Ministro Bernini a Ballarò non parlava a vanvera : ecco il nuovo prototipo del Ponte sullo Stretto di Messina

Posted by pocavista su 2 novembre 2011

Inaspettatamente, il Ministro Anna Maria Bernini ieri sera a Ballarò non parlava a vanvera. Ha spiegato ad un incredulo Rutelli e ad un allibito Abete che il Ponte sullo Stretto di Messina, nonostante la recente bocciatura del Parlamento, si farà. Lei ha sostenuto che l’Europa lo vuole perchè farebbe parte dell’asse attrezzato che da Danzica, passando per Varese (e dove altro, se no?) giungerà fino a Palermo.   

Anna Maria Bernini, Ministro del Governo Berlusconi

La Bernini sembra credere che le imprese private accorreranno in massa per investire alcuni miliardi di euro di tasca propria (sarebbe il famoso “project financing” del Ponte, che tradotto in italiano suonerebbe così : “lo stato caccerà i soldi, noi faremo i lavori guadagnandoci un sacco e poi intascheremo  anche i pedaggi per i prossimi trent’anni”) per  fare un piacere a Berlusconi.

Noi siamo sempre stati scettici sia sulla fattibilità economica ma soprattutto tecnica del Ponte(zona ad altissimo rischio sismico). Ma stavolta il “Governo del Fare”, di cui la Bernini è una delle colonne portanti,  ci ha spiazzato. Ha varato infatti un innovativo progetto a tecnologia soft e a basso costo. Dunque “ecosostenibile”.

Già iniziati i lavori. In anteprima alleghiamo la foto che smentisce le maligne denigrazioni della sinistra e testimonia che la Bernini, insieme alla coscia, ha anche  l’occhio lungo.

Ecco come si presentano i lavori del nuovo progetto "ecosostenibile" del Ponte sullo Stretto


Annunci

Posted in Popoli e politiche, Società e costume | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 7 Comments »

L’asino si è stufato. Ovvero asini, leghisti e altri ministri.

Posted by pocavista su 6 dicembre 2010

Anche al leghista Roberto Castelli, già Ministro della Repubblica, come già al suo collega Rotondi, senza dubbio non fa difetto il pensiero. Nonostante i tempi di crisi, in cui tutti tirano la cinghia, ne ha una riserva così abbondante da dispensarne a piene mani in ogni occasione.
Roberto Castelli, nell’ultima puntata di Annozero, per dimostrare gli sprechi esistenti nell’Università, forniva “Come prova schiacciante …, e non è la prima volta che lo fa, una ricerca costata decine di migliaia di euro per studiare un particolare tipo di Asino originario di una determinata regione d’Italia.”(dalla lettera di Marino Bertolino, pubblicata su “Il Fatto” quotidiano del 5 dicembre 2010 che ricordava le caratteristiche della ricerca citata da Castelli).
Segnaliamo un LIBRO che si è già occupato della questione in occasione delle dimenticabili performance televisive del duo Rotondi-Brunetta a Ballarò nel 2008. I due tiravano in ballo – forse senza sapere bene di cosa stavano parlando – la ricerca sull’Asino dell’Amiata. Bene : rifacciamo nomi, cognomi e indirizzi. Facoltà di Veterinaria dell’Università di Pisa. Responsabile della Ricerca : Prof. Camilli. Anno 2004. Finanziamento 55.000 euro. Una miseria. Almeno rispetto ai presunti 400.000 euro accollati al contribuente italiano per organizzare un premio cinematografico fasullo da attribuire ad un’attrice bulgara nelle grazie del premier. “A sua insaputa”.
Che cosa hanno fatto di male questi “spreconi dell’Università di Pisa”? Hanno studiato la mappatura genetica dell’animale e certe sue particolarità, come il fatto che sia immune a certe malattie, alcune delle quali mortali per l’uomo. Ricordiamo che l’Asino dell’Amiata è stata dichiarata una razza a rischio d’estinzione dalla Commissione responsabile delle Biodiversità del Parlamento europeo (NL 215/90), dalla FAO (FAO, 2000) e dal Monitoring Institute for Rare Breed and Seed in Europe (2001).
Due parole. Com’è noto l’asino, oltre che nel ramo dei trasporti, ha svolto mansioni lavorative anche in campo cosmeti­co, medico e alimentare. Quella di Poppea che faceva i bagni nel latte d’asina sembra sia una bufala. Sono veri invece gli usi medici e alimentari dell’asino. Già nella Francia del XVIII secolo furono istituite delle “lat­terie asinine” che dispensavano a puerpere e balie il prezios­o lat­te destinato a neonati cagionevoli. L’utilità del latte d’asina è oggi provata scientificamente come alternativa ai latti speciali per uso pe­diatrico. Il latte d’asina, essendo assai simile a quello umano, è attualmente rientrato nella dieta dei neonati allergici alle proteine del latte vaccino.
Castelli poi ha mai sentito parlare di onoterapia, l’uso di asini – assai più docili dei cavalli – per la terapia dei disabili?
Asino “sorcino crociato” dell’Amiata
A questo punto, caro Castelli, qualche malpensante potrebbe ricordarsi che lo stufato d’asino è un piatto tipico della Lombardia e fino a qualche anno fa si trovava comunemente nelle osterie padane. Tenendo conto che “si è ciò che si mangia”, c’è chi potrebbe concludere maliziosamente che chi mangia carne d’asino poi ha alte probabilità di diventare leghista. Qualcun altro potrebbe insinuare che un’analisi condotta a livello territoriale dimostrerebbe un’alta correlazione statistica tra il numero dei maiali presenti in loco e l’incidenza del voto leghista.
Precisiamo che l’assenza – finora – di un valido modello interpretativo zootecnico-sociologico non permetterebbe di tirare insinuanti  e definitive conclusioni. Ma, tenendo conto della singolare predilezione dimostrata in ogni occasione dal suo collega di partito Calderoli per il maiale, non vorremmo che un Di Pietro, Un Travaglio o un Vauro prendessero la cosa per buona e la sbandierassero a loro volta ad Annozero.
Un impietoso fotomontaggio ritrae Calderoli, autore della “legge porcata”, e fautore del “maiale Day”
In conclusione, il simpatico Castelli ci permetta un suggerimento : non parli di cose che conosce solo per sentito dire come la ricerca sull’asino amiatino. Ci parli invece di altri veri scandali dell’università, come le facoltà con pochi studenti, create ad hoc per soddisfare le richieste di qualche barone o politico locale. O dei 270 milioni di euro sottratti dal suo governo alla scuola pubblica per regalarli a quelle private e cattoliche in particolare, in modo tale che qualche vescovo “contestualizzi” i peccatucci del premier. Oppure della “parentopoli” che dilaga in alcune università italiane.
Castelli, a proposito di “parentopoli” che lei ha citato così bene ad Annozero, confessiamo che ci saremmo aspettati da parte sua, di cui è ben nota la coerenza, anche qualche accenno a Renzo Bossi. Il figlio del Senatur, in arte “il Trota, già pluribocciato all’esame di maturità, non si sa per quali meriti divenuto consigliere regionale della Lombardia. Non le risulta che il suo stipendio annuale, a carico del contribuente italiano, sia di molto superiore a quanto è costata la ricerca sull’asino?
Asino o trota lombarda sì, asino amiatino no?
PS – In un nostro precedente post riportavamo l’incipit di un capitolo del nostro libro “Di Uomini e di Animali” relativo alle esternazioni di Rotondi e Brunetta sull’asino dell’Amiata. Chi fosse interessato può cliccare su   ROTONDI , BRUNETTA E L\’ASINO
 

 

Posted in Animali, Attualità, Popoli e politiche, Società e costume | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | 2 Comments »

Berlusconi e la telefonata a Ballarò : dalla dissonanza cognitiva al marketing virale.

Posted by pocavista su 24 novembre 2010

La telefonata di Berlusconi a Floris : infortunio o abilità comunicativa?

Ieri sera a Ballarò Berlusconi si è esibito in una telefonate delle sue. Repertorio collaudato : servizio mistificatorio, fate parlare i vostri poi cambiate argomento, io non ho detto quello che ho detto nel filmato, tutta colpa della sinistra, click e fine della telefonata. Domande accettate? Nessuna. Alla faccia del contraddittorio da lui sempre richiesto a trasmissioni “scomode”. Video BERLUSCONI VS FLORIS

Giovanni Floris

Maleducazione? Forse. Tentativo maldestro di negare quanto appena mostrato da un filmato che demolisce sue precedenti affermazioni propagandistiche? No. Grande abilità nella comunicazione da parte di Berlusconi? Certamente.

Il vero obbiettivo del Leader Supremo non era quello di convincere la platea degli avversari politici, quanto quello di ricompattare la curva sud dei propri tifosi. L’uomo di Arcore ha di nuovo messo al lavoro la dissonanza cognitiva di quei pochi del Popolo dell’Amore che, invece di seguire il Grande Fratello, guardano Floris. (Sul concetto di dissonanza cognitiva si veda il precedente post La pancia di Severgnini).

Costoro – probabilmente scossi dall’immagine dei cumuli della monnezza napoletana che contrastano con le dichiarazioni del Leader Supremo (metteremo le cose a posto in tre giorni, poi in dieci giorni; invece è passato più di un mese e stiamo peggio di prima) – prenderanno per buona la versione del Premier. E concluderanno con grande sollievo “meno male che Silvio c’è”.

Dicevamo nel post prima citato che la minimizzazione della dissonanza cognitiva produce una sorta di “cecità localizzata” in molte persone. Questa è una delle chiavi del successo elettorale di Berlusconi e che Severgnini, nel suo recente volume su “La pancia degli italiani”, a nostro avviso non ha sufficientemente chiarito.

Vorremmo mettere in evidenza un’altra tecnica usata dal Nostro per catturare il consenso politico, legata all’uso del “marketing” virale, una tecnica comunicativa sofisticata sempre più utilizzata nelle campagne pubblicitarie.

Dalle leggende metropolitane al marketing virale

  • Partiamo dalle leggende metropolitane. Le odierne leggende metropolitane, analogamente a quelle che animavano ieri il mondo mitologico e religioso, presentano come reali alcuni “fatti” che passano di bocca in bocca. O di computer in computer. In molti casi si tratta di episodi “FOAF” (“a Friend of a Friend says”), cioè riferiti da un amico di un ami­co in “viva voce” o tramite catene di S. Antonio via e-mail.
  • Sovente queste leggende sono scandalose oppure divertenti e ciò ne facilita la diffusione, dato che molte persone vogliono sorprendere, inorridire o divertire i propri conoscenti, come suc­cede con la notizia di episodi tragici o con le barzellette. Chi si fa veicolo di una leggenda metropolitana non è necessariamente in malafede, ma è spesso inconsapevole vittima della leggenda che contribuisce a diffondere.
  • Del resto queste storie hanno un certo margine di verosimiglianza e vengono arricchite di partico­lari per aumentarne la credibilità. Dettagli tuttavia che si accom­pagnano sovente a fonti e dati generici.
  • Molte di queste leggende sono innocue, altre volte provo­cano seri danni economici, vedi quelle relative a Mc Donald’s e Coca Cola, o alimentano stereotipi sociali negativi, come la dicer­ia che narra che i Rom segnalerebbero con particolari codici le abitazioni da svaligiare.
    In altri casi, leggende metropolitane e dicerie vengono usa­te come sotterranei strumenti di lotta politica. Per esempio qual­che anno fa Rutelli, allora sindaco di Roma, aveva introdotto il pagamento della sosta per limitare il traffico urbano, suscitando malumori presso alcune categorie di cittadini. Subito aveva pre­so piede la diceria che Barbara Palombelli, la consorte di Rutelli, era la proprietaria della società che gestiva i parcheggi a paga­mento. Il particolare che tendeva a dare veridicità alla cosa era il supposto coinvolgimento di Maria de Filippi, la conduttrice di “Amici”, che avrebbe agito in combutta con la sindachessa.
  • La diceria ha continuato a circolare per molto tempo, nonostante le smentite e le querele presentate in tribunale dalla Palombelli contro ignoti. D’altro canto la STA, la società romana di gestione dei parcheg­gi, è interamente di proprietà comunale e non può fare capo a privati. Questo particolare veniva però completamen­te taciuto dalla diceria, che ne avrebbe rivelato la natura di pura “bufala”. Al contrario, la diceria è stata opportu­namente riesu­mata in oc­casione delle elezioni 2008 per il sinda­co di Roma, quando Ru­telli è stato sconfitto da Gianni Aleman­no.

Barbara Palombelli e Francesco Rutelli messi a nudo

Il marketing virale come strumento di consenso politico


  • Dicerie e leggende metropolitane usano gli stessi principi del “marketing virale”. Questo affianca alla tradizionale comuni­cazione su TV o su carta stampata, quella ancor più convincente della “testimonianza” di un amico o di un conoscente, che si pro­paga di bocca in bocca come un virus influenzale.
  • Un efficace spot in TV potrebbe farti apprezzare un’automobile; ma se te la consiglia il tuo meccanico o il tuo vicino di casa che ti dice di averla provata, anche se non è vero, è molto probabile che tu fi­nisca per acquistare proprio quella.
    In politica, se dichiaro che “evadere le tasse gravose è giu­sto” fornisco un comodo alibi morale a determinati gruppi so­ciali e alla loro infedeltà fi­scale. Otterrò in cambio non solo il loro consenso elettorale, ma anche un efficace comportamento “propagandistico” nei miei confronti.
  • In fin dei conti, come ci ri­cordava Marcello Marchesi, per­ché si dovrebbe denunciare il reddito dopo tutto il bene che ci ha fatto?
  • Otterrò consenso politico, anche appoggiando le posizioni di una potente confes­sione religio­sa, come per esempio quella cattolica, e le concedo magari privilegi economici (no a eutanasia, fecondazione assisti­ta, pillola del giorno dopo, da un lato; otto per mille, finanzia­mento alle scuole cattoliche, nulla osta della curia vescovile cat­tolica per i docenti di religione, dall’altro). Se poi frequento escort e minorenni, e bestemmio, troverò sempre un vescovo come monsignor Fisichella che invita a “contestualizzare”. E poi c’è sempre la confessione che risolve tutto di fronte a Dio e agli uomini.
  • Significativa la battuta di Corrado Guzzanti all’ultima trasmissione “Vieni Via Con Me” : dopo la concessione da parte del Governo di 240 milioni di euro alle scuole privata (quasi tutte cattoliche) sottraendoli alla scuola pubblica, la Chiesa ha dato al Premier un bonus di tre scandali a fondo sessuale e bestemmia libera fino al 2012.
  • Corrado Guzzanti

  • In parole povere : se ho l’ac­cortezza di farmi “amiche” le categorie che han­no molti con­tatti sociali (tassisti, bottegai, baristi, artigiani, far­macisti, preti e suo­re) queste si faranno promotrici, interessate o inconsapevoli, del­le dicerie e degli stereotipi culturali che mi fa­voriscono. Ciò si tradurrà in un vantaggio consistente sui miei avversari politici.
  • Mettendo in giro di proposito alcune dicerie si cerca di alter­are le regole del gioco, sul piano politico oppure su quello economico, per ottenere vantaggi o penalizzare la concorrenza.
  • Le dicerie fatte volutamente circolare da una parte e dall’altra, durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda, faceva­no parte di quella guerra psicologica che poteva fornire vantaggi importanti ai contendenti. In passato, per contrastare le eresie, anche la Chiesa Cattolica ha fatto circolare dicerie, per esempio contro i Catari, che venivano fatti passare per adoratori del de­monio sot­to le spoglie di un gatto nero.
  • In conclusione, al di là degli usi più o meno leciti o stru­mentali cui possono prestarsi, le leggende e le dicerie moderne riflettono ancora una volta la propensione dell’uomo a produrre, credere e diffondere creazioni fantastiche per soddisfare suoi bi­sogni e interessi più o meno inconsci, per esorcizzare le proprie ansie o per confermare degli stereotipi. Il tutto in coerenza con quel principio di “minimizzazione della dissonanza cognitiva” di cui parlavamo sopra e che, alla prima occasione, viene sfruttato dai venditori di fumo della pubblicità e della politica.
    E in questo tipo di “marketing virale” Berlusconi non ha rivali in Italia.

Posted in Attualità, Popoli e politiche, Società e costume | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 1 Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: