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Da Quarto a Pechino. Ovvero la spedizione dei Mille e la finanza globale

Posted by pocavista su 12 luglio 2017

I PARTE – Qualche osservazione sull’articolo di Gianluca Ferrara, “l 1000 fantasmi che governano il mondo”, sul Fatto Quotidiano del 9 luglio 2017.

Gianluca Ferrara, direttore editoriale di Dissensi editore, dichiara una laurea in scienze politiche e di occuparsi di politica internazionale. Tra i suoi maestri, cita ambientalisti come Vandana Shiva e Paul Connett. Ma afferma di trarre ispirazione  anche dalle illustri tonache del missionario terzomondista Alex Zanotelli, del prete anarco-cristiano Don Gallo e del “francescano” Beppe Grillo, elogiante la povertà (altrui) ad Assisi e anacoreta penitente nell’eremo di Briatore a Malindi.

Ferrara raccatta qua e là fatti, cifre e opinioni che lui accosta in modo approssimativo.

E poi si lancia in affermazioni definitive: “sono soltanto in Mille coloro che esercitano il potere su uomini, animali e vegetazione”. Chi sarebbero questi “moderni faraoni del mondo”? Secondo il Nostro, “I primi 500 sono gli amministratori delegati delle multinazionali inserite nella lista di Fortune 500, le 500 maggiori imprese del mondo”. Costoro costituirebbero “una rete solida nella quale tengono imprigionati 7 miliardi di individui. Questi 500 controllano la produzione di cibo, armamenti, energia, acqua e informazione. Ma soprattutto controllano la politica diventata damigella dell’economia e della sua degenerazione finanziaria.” Ma chi sono gli altri 500?

Per Ferrara sono le big five della finanza: Bank of America, J.P. Morgan, Goldman Sachs, Citybank e Hsbc Usa; e le big five del credito: Deutsche Bank, Credit SuisseUbsCitycorp-Merill Linch e Bnp-Paribas.

Ferrara parte da un fenomeno ormai acclarato (la concentrazione di potere delle grosse corporation transnazionali e della finanza globalizzata), per sparare cifre ad effetto ad uso del popolo del web, per riproporre il complotto dell’internazionale demo-pluto-giudaico-massonica, che avrebbe organizzato “una rete solida nella quale sono imprigionati 7 miliardi di individui”.

Qualcuno potrebbe obbiettare che esistono non solo gli AD, ma anche gli azionisti, i megafondi pensione, i fondi sovrani, i petrodollari, i proventi del riciclaggio e dell’evasione, le mafie, i governi. I quali, invece di essere tutti d’accordo sul come fregare i 7 miliardi di essere umani come sostiene Ferrara, lottano tra di loro a suon di soldi e talvolta con le bombe per allargare la propria fetta di mercato, i profitti, o la loro sfera di influenza territoriale. Non è un complotto, ma un conflitto permanente tra potenze ostili, che possono trovare momentanei interessi convergenti.

Per Ferrara la rete che ci imprigiona è anche il “cibo spazzatura” che ha reso “più di 2 miliardi di persone in sovrappeso, delle quali più di mezzo miliardo obeso”. “Sull’altro lato della medaglia ci sono i volti di quel quasi miliardo di uomini donne e bambini che vivono nell’indigenza, e sono malnutriti.” Lasciamo per il momento da parte la questione del “cibo spazzatura” e parliamo della fame.

Chi sono i colpevoli? Naturalmente i Mille (i 500+500 di cui sopra). A questo punto Ferrara, che dice di occuparsi di questioni internazionali, la spara veramente grossa : “nei paesi definiti ipocritamente poveri, in realtà ricchi di risorse, fino a 40 anni fa, prima che il regno dei 1000 cominciasse la sua politica egemonica, non c’era malnutrizione.!!! Confesso che quando ho letto questa frase sono saltato sulla sedia. Il sottoscritto ha insegnato per molti anni economia in una università di un paese africano e ha lavorato per trenta anni in decine di paesi in via di sviluppo: sulla fame e sul sottosviluppo ne ho sentiti di tutti i colori, ma ciò che scrive Ferrara è demenziale.

Mi sono chiesto chi gli ha concesso una laurea in scienze politiche. E se legge qualcosa oltre a ciò che scrive: che per un direttore editoriale come lui dovrebbe essere un obbligo.

Ma non dobbiamo meravigliarci troppo : oggi in economia e in politica, e adesso in medicina con le istanze antivax, si va “per sentito dire”, “per letto e condiviso sui social”. Per ottenere consenso, l’importante è essere “contro”, delegittimare ogni autorità e ogni autorevolezza, di politici, imprenditori, scienziati, alimentando le teorie del complotto ordito dai Mille e dai loro “lacchè politici” ai danni del popolo.

Ferrara afferma che 40 anni fa non c’era malnutrizione nei paesi in via di sviluppo (PVS): poi cosa sarebbe successo? “Con la distruzione delle economie di sussistenza, l’abbattimento delle barriere doganali e l’imposizione di monoculture per produrre mangime finalizzato alle mandrie bovine, si è rotto un equilibrio millenario”. Ferrara dimostra ancora una volta di non sapere di cosa parla e che non basta accostare a caso qualcosa raccolta qua e la’ sul WEB per fare un discorso di senso compiuto.

Andiamo con ordine per confutare le boiate che spara Ferrara:

1 – “40 anni fa non c’era malnutrizione nei PVS”? In realtà oltre un terzo (34% ) della popolazione mondiale di allora soffriva la fame o era malnutrita. 25 anni fa la popolazione malnutrita scendeva al 23%; oggi è il 12.9% della popolazione mondiale (dati FAO). Sempre troppi, ma il fenomeno è assai meno grave di prima. Inoltre nel 1981 (quasi quarant’anni fa), il 52% della popolazione mondiale viveva in estrema povertà. Oggi è meno del 21%. 

2 – la malnutrizione è stata causata dalla “distruzione delle economie di sussistenza”? L’economia di sussistenza, che caratterizza molti PVS, è prevalentemente agricola: si produce poco, non si accumulano risorse e non si investe, non c’è sviluppo né innovazione, si ha bisogno di superfici da coltivare sempre più vaste (con deforestazione crescente e desertificazione) per alimentare una popolazione in forte crescita demografica. Alla prima crisi – climatica, economica, bellica – si muore di fame o ci si imbarca sui barconi. Nella migliore delle ipotesi, Ferrara fa confusione tra agricoltura di sussistenza e agricoltura sostenibile, che sono due cose diverse. Ma da lui non possiamo pretendere troppo.

3 – la malnutrizione è stata causata dall’“abbattimento delle barriere doganali”? Ma quando mai? In molti casi sono stati proprio i PVS a chiedere di abbattere le barriere doganali per esportare le materie prime o i propri manufatti nei paesi sviluppati (recente è il caso della riduzione delle barriere doganali chiesto da Tunisia – con turismo azzerato dopo gli attentati del Bardo – per l’olio d’oliva : “aiutiamoli a casa loro”, poi quando qualcuno lo fa, la Lega e i 5 Stelle organizzano le barricate, anche se l’Italia consuma molto più olio di oliva di quanto ne produciamo). Inoltre con l’abbattimento di molte barriere doganali e la globalizzazione, molti paesi come Cina, India, Thailandia, Indonesia, Pakistan e Vietnam hanno ridotto drasticamente gli indici di malnutrizione e di povertà. Questi paesi rappresentano da soli circa la metà della popolazione mondiale.

4 – malnutrizione a causa “dell’imposizione di monoculture per l’allevamento bovino”? I mangimi per l’allevamento bovino utilizzano mais, soia e altri pannelli oleosi. Principali produttori di materie prime per mangimi sono USA, Canada e Brasile, paesi “nutriti” anche troppo. Questo fatto può causare la malnutrizione esistente in Burkina Faso, Ciad o Bangladesh? Al massimo si potrebbe dire che invece di dare la soia e il mais ai bovini (ci vogliono 10 kg di mais per produrre un kg di carne bovina), potremmo regalarli ai paesi più poveri. Facile a dirsi, difficile a farsi. Problema diverso sarebbe dire che l’allevamento bovino contribuisce fortemente all’effetto serra e che dobbiamo cambiare modelli di alimentazione perché insalubri e non sostenibili. Ferrara è non solo no vax, ma anche no bov. Ma troppo impegnato a essere contro qualcosa, fa un po’ di confusione tra i vari concetti, tanto i suoi lettori sono di bocca buona.

Poi Ferrara, abituato a non guardare troppo per il sottile, si allarga ancora :” i capi di governo dei Paesi che aderiscono all’Ocse sono dei dipendenti di questi 1000 individui. Sono succubi (ma anche complici) di un progetto di colonizzazione delle coscienze perfettamente realizzato.”

I Mille avrebbero poi imposto “un paradigma economico che è una mutazione neoliberista, dato che poi sono gli Stati a pagare le conseguenze delle turbolenze finanziarie …”: Inutile far osservare a Ferrara che non c’è relazione tra la prima e la seconda parte di questa frase.

Alla fine Ferrara si sbilancia, rivelando a noi comuni mortali l’esistenza della Spectre di bondiana memoria: “Questa super élite è un governo mondiale ombra che semina consenso elargendo piccole e grandi posizioni di potere e persino premi… Giornalisti, docenti universitari, economisti, politici tutti caduti in questa prigione intellettuale che difendono persino con ardore.” Per fortuna c’è Ferrara che si è salvato non si sa come dalla “colonizzazione delle coscienze”, e che ci mette in guardia dal cadere “in questa prigione intellettuale” gestita dal Lato Oscuro Della Forza.

Poi c’è la chicca finale: Ferrara sembra collocare tra gli eroi che si ribellano all’ordine costituito dei Mille,  quei personaggi “emarginati, resi inoffensivi e persino eliminati (si pensi a Saddam e Gheddafi)”, come i nostri “Enrico Mattei e Aldo Moro”. Certo, un Aldo Moro paragonato a Gheddafi e Saddam fa un po’ impressione.  Ma i lettori del FQ, ormai sono abituati a ben altro e vogliono roba forte.

L’articolo di Ferrara, che mescola fenomeni veri a fattoidi e dati falsi, sembra raggiungere il proprio scopo: riporto solo un esemplare commento – da complottista tutto di un pezzo – a firma di Nino Faroli, sul FQ in calce all’articolo.

...e’ un nuovo ordine mondiale dove dei mille soprannominati che ci mettono la faccia ed alle volte anche il deretano, ne rimane una cerchia di circa 200 persone sparse per tutti i continenti ma collegate tra loro da vincoli di sangue e dal vero potere oscuro messo in atto da generazioni, che come in una sorta di cupola mafiosa decidono guerre, pace,morte o risurrezioni di Stati e di governi , passaggi di fortune o perdite per intere categorie umane , controllano l’acqua ed il clima ,decidono dove desertificare per poi prendere il tutto senza colpo ferire mettendo simulacri di governi plasmabili secondo il loro volere , decidono le economie mondiali dove devono andare ed a volte ne programmano le crisi pilotandole da dietro le quinte, pilotano emergenze e pandemie con relative vaccinazione a livello globale, decidono a tavolino chi deve mangiare o no,…per loro non esistono confini, razze o religioni anzi sono concetti di cui si servono per meglio mantenerne il potere”.

Caro Ferrara, i tuoi Mille garibaldini della finanza globale fanno una figura fantozziana in confronto al vero potere di queste poche famiglie, “legate da vincoli di sangue e dal vero potere oscuro da generazioni” (ebrei? Aridaje coi Protocolli dei Savi di Sion della Russia zarista), che “controllano l’acqua e il clima (minchia!)”, “decidono dove desertificare” e “pilotano emergenze e pandemie con relative vaccinazioni a livello globale” .

Ultima osservazione. Ferrara denunciava prima che siamo tutti immersi “in una sorta di Truman Show” permanente : gli è mai sorto il dubbio che lui stesso ne contribuisca alla sceneggiatura? O forse qualche dubbio ce l’ha, ma cerca di avere tutte le carte in regola (fa l’ambientalista all’ingrosso strizzando l’occhio ai vegani, dichiara di avere preti no global e il “poverello di Assisi” Grillo come riferimenti spirituali, dichiara di lottare contro un generico “pensiero unico dominante”, alimenta un facile complottismo, combatte il “fascismo sanitario” di chi vuole i vaccini infantili obbligatori) per candidarsi alle prossime parlamentarie a 5 stelle. In bocca al lupo.

II PARTE. Globalizzazione, capitale finanziario e concentrazione economica.

Lasciamo ora da parte questo complottismo un po’ naif.

Ferrara pone anche questioni serie. Le grandi corporation transnazionali ormai sfuggono alla regolamentazione e alle leggi degli stati, influenzando in molti casi le decisioni dei governi. Inoltre “la finanza, un tempo a servizio dell’economia, è cresciuta fino a diventare 13, 14 volte maggiore dell’economia reale”. Questi sono problemi reali che pongono ai popoli e ai governi delle sfide difficili.

II.1 -A questo punto mi sia consentita qualche riflessione sul dibattito odierno sui costi/benefici della globalizzazione dell’economia e del potere del capitale finanziario.1 C’è chi ne evidenzia le ricadute negative, chi i benefici. Non c’è dubbio che il fenomeno della globalizzazione, sotto i colpi delle ondate migratorie, dell’impoverimento di alcuni strati della popolazione dei paesi sviluppati, delle difficoltà occupazionali e della scarsa crescita, goda di cattiva stampa.

C’è chi come Richard Baldwin, nel suo recente saggio “The Great Convergence: information technology and the new globalization “(Belknap), afferma che la globalizzazione sta sfuggendo al controllo del mondo occidentale. Questa si è affermata più che con le merci, con il trasferimento di know-how tecnologico. Ciò è avvenuto in una sola direzione, dai G7 ai paesi emergenti (in particolare a Cina, India, Indonesia, Pakistan, Corea, Polonia e Thailandia), che lo hanno combinato con i loro bassi salari. Ciò ha creato una situazione di concorrenza sul mercato globale che molti settori dei paesi sviluppati non sono stati in grado di sostenere.

In questi paesi emergenti vive circa metà degli abitanti della Terra, con una forte domanda interna che ha permesso il decollo delle loro economie e delle loro capacità produttive. Al contrario, nelle economie occidentali questo fenomeno si è ripercosso sui livelli di occupazione e sui salari dei lavoratori. Ciò viene aggravato da informatizzazione e robotizzazione di vaste branche dell’economia, che espellono i lavoratori dal sistema produttivo.

Mentre un tempo la competizione avveniva sostanzialmente tra le industrie nazionali, oggi la concorrenza avviene tra multinazionali che catturano i massimi vantaggi ovunque li trovino. Apple, progetta nella Silicon Valley, si fa elaborare il software in Pakistan, costruisce i componenti elettronici in Cina. Infine prende sede fiscale in paesi come l’Irlanda, con cui ha concordato un livello di tassazione risibile.

Le multinazionali si avvantaggiano sempre più, spiazzando i concorrenti che non riesco a raggiungere i loro livelli dimensionali e di innovazione. Ciò si traduce in un crescente accumulo di ricchezza nelle mani di pochi imprenditori globali e un impoverimento relativo dei lavoratori e delle classi medie dei paesi occidentali. Inoltre il crescente invecchiamento della popolazione e la diminuzione della sua componente attiva ne aggravano la situazione.

II.2 – Nel processo di globalizzazione dell’economia, il capitalismo finanziario va assumendo un ruolo sempre più rilevante.

All’inizio degli anni ’80 alcuni economisti teorizzarono il superamento dell’intervento degli Stati nell’economia. Margaret Thatcher, in Gran Bretagna e Ronald Reagan, negli Stati Uniti , lanciarono per primi una nuova politica economica liberista, la “reagonomics”. Il libero mercato avrebbe dovuto rimettere le cose a posto, premiando il merito, l’efficienza, la trasparenza. L’apertura ai mercati globali e la finanziarizzazione dell’economia avrebbero dovuto consentire di passare da un’economia basata sulla fabbrica e sul territorio a una economia basata sulla conoscenza, cioè su innovazione e dematerializzazione.

Lo strumento di questo nuovo approccio fu rappresentato da una nuova politica monetaria. Il principale fautore della teoria monetarista, Milton Friedman, sosteneva da tempo che la politica monetaria costituiva “di per sé” la migliore politica economica possibile. Secondo tale approccio, le politiche monetarie mirate alla stabilità dei prezzi favorirebbero le dinamiche dei mercati. Diventava fondamentale dunque l’indipendenza delle banche centrali dagli organi politici e il contenimento dell’inflazione e dei deficit pubblici.

II.3 – Negli anni ’80 gli Stati dettero vita a un gran numero di organizzazioni internazionali, ciascuna con uno specifico mandato. Nel 1995 nasce la World Trade Organization, con l’obiettivo di liberalizzare i commerci mondiali: WTO componeva, con FMI e World Bank, la Trimurti del neo-liberismo. In tale contesto il mercato globale veniva concepito come una sorta di strumento di pace internazionale, che avrebbe messo in secondo piano gli aspetti strategici e militari.

II.4 – La liberalizzazione finanziaria avrebbe creato un mare magnum di capitali, nel quale tutti avrebbero potuto navigare col vento in poppa.

La finanza, da tradizionale strumento necessario alla vita delle imprese e dell’economia in generale,  però ha acquisito progressivamente un ruolo autonomo, che produce nuovi rischi e poche opportunità di crescita dell’economia reale. Adesso sono le holding finanziarie a fornire nuove direttive strategiche alle imprese. Si persegue la massimizzazione del valore a breve/medio delle azioni, non tanto la massimizzazione del fatturato, il mantenimento dell’occupazione, il livello degli investimenti in Ricerca e Sviluppo.

La delocalizzazione degli impianti produttivi, per sfruttare i bassi salari dei paesi poveri, e il trasferimento delle sedi offshore, in paesi a fiscalità vantaggiosa, sono i risultati di questo nuovo approccio.

II.5 – Da tempo le acquisizioni di imprese concorrenti di successo non avvengono solo per aumentare le proprie quote di mercato, ma anche per eliminare concorrenti pericolosi e godere di posizioni di quasi monopolio. Il libero mercato (in questo caso dei capitali finanziari), che avrebbe dovuto garantire efficienza dei mercati e massima utilità per i consumatori, in realtà tende a produrre distorsioni macroscopiche. Le grandi imprese sono sempre più attive nei mercati speculativi, che sovente sono ben più remunerativi della produzione di beni e servizi.

Il grosso problema è che nell’oceano dei capitali quelli che non sanno nuotare bene o che maneggiano strumenti finanziari pericolosi, come i derivati, annegano miseramente, portando a fondo molti compagni di navigazione e non solo. Prima è venuto il default dell’Argentina, poi si sono succeduti via via altri collassi finanziari, fino alla grande crisi del 2008. E queste crisi sembrano non avere insegnato molto.

Oggi assistiamo a due effetti paradossali: il primo è che si è avuta un’espansione della massa monetaria nonostante le teorie monetariste. Il secondo è che quelle banche centrali, che dovevano controllare l’espansione della moneta, hanno contribuito a espanderla. Le banche centrali negli ultimi anni hanno adottato armi non convenzionali, come il “quantitative easing”. La Banca Centrale del Giappone, la Federal Reserve statunitense e la BCE – dopo aver effettuato un replenishment monetario di molte loro banche che rischiavano il fallimento per la crisi del 2008 – hanno comprato e continuano a comprare obbligazioni governative per molte centinaia di miliardi di dollari. E c’è oggi chi protesta perché l’Italia sta cercando di salvare alcune sue banche, e con esse milioni di correntisti, per non precipitare nel caos finanziario e nella corsa generalizzata a ritirare i risparmi (vedi Grecia).

II.6 Non solo ombre, ma anche luci: il nuovo ordine mondiale, che non è solo finanziarizzazione dell’economia, ma anche globalizzazione dei mercati, ha consentito a un miliardo di persone di uscire dalla fame e dalla povertà come in Cina e in India. Ha beneficiato anche i consumatori occidentali con prodotti importati a basso costo. Ma ciò non deve far dimenticare i pericoli di una situazione potenzialmente esplosiva di cui la crisi del 2008, seppur grave, rischia di apparire un episodio marginale. L’Unione Europea ha imposto alcune regole agli Stati-membri più a rischio”, sostenute dai rigoristi del deficit. Tuttavia, per minimizzare i rischi legati all’inflazione, le politiche europee hanno indotto stagnazione economica, disoccupazione e pericolose tendenze deflattive. Senza risolvere i rischi legati alla finanza. Negli ultimi tempi per fortuna si assiste ad una lenta ripresa economica (anche in Italia), dell’inflazione e dell’occupazione. Ma la precarizzazione del lavoro è un fenomeno crescente, che anche le misure “di sinistra” come l’eventuale abolizione del jobs act non riuscirebbero a contrastare.

Accanto ai benefici della globalizzazione, alcuni obiettivi promessi dalla liberalizzazione finanziaria e dei mercati sono stati disattesi: sono aumentati i trust e gli oligopoli, con conseguenti rendite di posizione per le imprese e di perdita di efficienza per i consumatori; si è demonizzato il debito pubblico, riducendo i livelli di welfare precedenti.

Infine si sta acuendo la disuguaglianza sociale: la ricchezza prodotta non scivola verso il basso della scala sociale, ma vince ogni legge di gravità e si accumula in alto, nelle mani di un numero sempre più ristretto di attori.

E ciò è una delle principali cause della crisi economico-sociale e della rappresentanza politica dei paesi industriali avanzati. Crisi che pone sfide assai complicate. Che il “sovranismo economico” basato sulla chiusura dei mercati, sostenuti dai movimenti “populisti” di casa nostra che guardano a Trump e a Putin, rischia di aggravare.

1 In questa seconda parte, sintetizzo alcuni commenti contenuti della recensione di L.Raffi al volume di Maria Rosaria Ferrarese – “Promesse mancate – Dove ci ha portato il capitalismo finanziario”, Il Mulino, 2017, apparsa su “Pandora, Rivista di teoria e politica”, marzo 2017

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