Della bufala. Intesa come una delle belle arti

I mezzadri di Capranica. Nuda proprietà e mezzadria nel PdL : la proposta dei “servi liberi” di Ferrara per salvare il soldato Silvio.

Posted by pocavista su 9 giugno 2011


I servi liberi e la mezzadria

Com’è noto, i “servi della gleba” erano i contadini – e le loro famiglie – obbligati alla coltivazione di un fondo agricolo vita natural durante. 

 I servi, in cambio di protezione giuridica e militare da parte del signore, dovevano prestargli anche servizi extra e pagargli le decime.

Sembra che sia stato per primo l’imperatore Diocleziano, per fronteggiare l’abbandono delle campagne da parte di un numero crescente di contadini che veniva a cercare fortuna nelle città, in particolare a Roma, ad emanare per primo un decreto che costringeva i coloni (da colere, coltivare) a rimanere nei campi e a tramandare il mestiere ai figli.

La servitù della gleba (della zolla) sopravvisse fino al XVI secolo. I primi “servi liberi” italiani furono quelli di Bologna nel 1257 : la città liberò, previo riscatto, quasi 6000 servi sottoposti a signori laici. I servi sottoposti agli ecclesiastici, grazie al vescovo Boncambio, furono liberati gratis. E poi c’è oggi qualche “servo libero” che parla male della Chiesa!

In Italia il superamento della servitù della gleba dette luogo a rapporti contrattuali come la mezzadria : la proprietà dei terreni rimaneva al Signore, il mezzadro ci metteva il lavoro e poi si faceva a metà.

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I Mezzadri di Capranica

 

I “servi liberi” convocati da Ferrara al Capranica, a Roma, ricordano un po’ i servi liberati a Bologna : questa volta la città che li ha liberati è la Milano di Pisapia. E un po’ anche la Napoli di De Magistris.

Dopo le batoste elettorali del Signore dei Pidielli, i “servi di Berlusconi”, come spesso sono stati bollati dagli oppositori, si sono sentiti più “liberi” di criticare il Monarca in crisi. Al Capranica, di fronte ad una platea di ultras (ultrasettantenni) sanfedisti, sono stati usati termini inconcepibili fino a poco fa : regicidio, disastro, funerali senza la salma, primarie.

Nel disperato tentativo di salvare “l’uomo solo al telecomando” e la “sua lucida follia”, e soprattutto se stessi dal probabile crollo del berlusconismo, gli aspiranti mezzadri si sono rimboccati le maniche (Bersani ci consenta questa espressione), con questa mission impossible: salvare il Re, per salvare l’Italia. Ferrara si inventa nientemeno che le “primarie”, rubando l’idea al centrosinistra, per scegliere il leader del centrodestra : le primarie dovrebbero dare una patina di democrazia a un partito (prima Forza Italia poi PDL) che “non è un partito, ma solo una proprietà” (così Giampiero Mughini alla radio qualche anno fa).

Ferrara e gli altri "servi liberi" del Capranica, ripresi in mezzo ad un Berlusconi di cartone ancora non trapiantato (Berlusconi, non il cartone)

Sallusti ha però obiettato a Ferrara che “Berlusconi è un monarca e il berlusconismo una monarchia: E se tu, Giuliano, vuoi sottrargli alcuni poteri metti a rischio la monarchia. E quindi meriti di essere punito con la pena di morte.” Sallusti ride della sua battuta finale, ma ha ragione : un monarca assoluto come B. non si accontenterebbe mai della “nuda proprietà” o di una “mezzadria” nel “suo” partito.

Un sovrano assoluto, che ritiene di essere al di sopra della legge, che dichiara di non avere mai potere a sufficienza, e a cui alcuni rimproverano anche una riedizione dello ius primae noctis (sesso in cambio di carriera politica o televisiva), può forse accettare una scelta che non sia “per acclamazione” o approvare delle primarie “non pilotate”?   Inutile ricordare che B. ha sempre emarginato chi lavorava per succedergli, accusandolo di mettergli i bastoni tra le ruote e che “non lo faceva lavorare”: prima Bossi, nel 94, poi Follini, poi Casini e infine Fini. 

Adesso il nuovo temibile concorrente, che starebbe tramando contro il sovrano per prenderne il posto, è Giulio Tremonti. Il monarca in declino si è affrettato infatti a indicare come suo delfino l’uomo dallo sguardo perennemente corrucciato e dalla fronte inutilmente spaziosa, ma che non rappresenta un vero pericolo per lui : Alfano, il Ministro – con licenza parlando – della Giustizia.

Angelino Alfano

Sospettiamo che Sallusti e Belpietro, subito dopo il referendum, metteranno in atto il metodo Boffo per stroncare sul nascere la candidatura alla leadership di Tremonti, che sarà additato al pubblico ludibrio. Si potrà accusare Tremonti di  a) connivenza con i fantomatici “poteri forti”; b) di essere al soldo di Bossi e del leghismo secessionista; c) di essere un ragioniere e non un economista; d) di costituire un ostacolo alla ripresa economica del Paese; e) di essere “un comunista” travestito da socialista a sua volta travestito da pidiellino. 

La cosa non deve sorprendere : sul sito WEB de Il Giornale qualche lettore già gli dà del “comunista”. Manca ancora qualcuno che lo definisca “toga rossa al soldo della Procura di Milano”, ma non disperiamo.

 

Commento finale : Ferrara e il ginocchio della lavandaia

Riportiamo il lucido commento di 46 Lincol Rafel (24) n merito alla rimpatriata dei “servi liberi” ,che scrive, il 08.06.11 alle ore 16:38, sul sito WEB de Il Giornale :

Al Capranica sembrava di stare in una camera ardente. C’era anche il morto. Ammazzato dai servi, ai quali l’accostamento di ‘liberi’ non è riuscito a dare dignità. Il berlusconismo è finito. Lo dico senza disprezzo … Ancora una volta, a riconoscersi pregi e difetti si sono ritrovati gli stessi interessati, con la pretesa di essere obiettivi. Il dramma della caduta ha solo un nome: credibilità. Volutamente smarrita da lui e dai suoi servi (lasciamo perdere ‘liberi’).

La sottomissione ha dettato i modi e i tempi del perdono degli eccessi, la negazione dell’evidenza, la giustificazione facile delle debolezze senili, la liceità di leggi ad personam, utilizzate con arroganza per vantare una fedina penale pulita.

Se qualcuno dei presenti avesse avuto l’onestà di aiutarlo, richiamandolo con una critica non servile alle sue responsabilità, forse non sarebbe stata neppure allestita la camera ardente.

Forse per la mezzadria propugnata da Ferrara nel PdL, d’altra parte già abolita nelle campagne con una legge dell’83, è un po’ tardi e suona male alle orecchie del padrone. Il quale si starà chiedendo : ma che si sono messi in testa ‘sti “servi”, che spesso ho pagato, protetto e promosso, di essere anche “liberi”?  E poi : o sei un servo o sei libero. “Servo libero” è solo un ossimoro dietro cui si nascondono coloro che hanno la vocazione del servo, ma non lo vogliono ammettere per pudore. Un po’ di coerenza, per favore.

Forse Ferrara farebbe meglio a continuare a lavare le mutande di Berlusconi, come al Dal Verme a Milano. Rischierebbe solo il ginocchio della lavandaia, non la decapitazione come gli ha ricordato – ridendo, ma non troppo –  Sallusti.

Una Risposta to “I mezzadri di Capranica. Nuda proprietà e mezzadria nel PdL : la proposta dei “servi liberi” di Ferrara per salvare il soldato Silvio.”

  1. […] https://svistasocialclub.wordpress.com/2011/06/09/3337/ […]

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