Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Lettera aperta a Marcello Veneziani. Da parte di un “velenoso cretino”

Posted by pocavista su 6 dicembre 2010


Marcello Veneziani

Sul “Il Giornale” di ieri Veneziani scriveva che “c’è sempre il velenoso cretino di turno che scrive, su un blog, un sito, o altrove, che sei un servo pagato”. Questa vibrante denuncia mi costringe ad uscire allo scoperto e mi spinge a confessare in pubblico due, tra i molti peccati, di cui mi sono macchiato di recente.

Il primo, veniale, consiste nel cercare ogni giorno e leggere con attenzione il possibile editoriale di Veneziani. Per quale motivo? Forse perché un mio antico e timido compagno di banco delle scuole medie si chiamava anch’egli Marcello Veneziani, pugliese e probabilmente incolpevole omonimo dell’intellettuale di destra. Forse perché i suoi articoli, a volte molto eleganti, mi preparano spiritualmente alla lettura degli istruttivi commenti di molti lettori de “Il Giornale”, organo di stampa del Partito dell’Amore. Commenti, come si conviene a chi fa dell’amore per il prossimo il proprio credo, spesso pieni di feroci insulti, pressapochismo, di sentito dire, di pregiudizi razzisti, di accuse a tutti i non allineati di “essere dei comunisti”, degli “invidiosi” e dei “traditori”. Infine, sicuramente per la curiosità intellettuale di sapere cosa gira nella cultura di destra, liberale o post-fascista, che Veneziani rappresenta meglio dei Lando Buzzanca o dei Gasparri.

Lando Buzzanca

Il secondo peccato, stavolta mortale, consiste nell’avere ceduto alla tentazione di scrivere qualche post severo su alcuni editoriali del buon Marcello. Il mio blog non è così ben frequentato come il sito WEB de “Il Giornale”; i miei post vengono letti solo da uno sparuto gruppuscolo di carbonari di sinistra e da qualche malcapitato navigante di destra, approdato per caso sul mio blog.

Non credo di essere pertanto io la causa di questa crisi di identità che sembra affliggere Veneziani, che afferma “Da tempo mi piacerebbe non occuparmi più di Fini, di Berlusconi e della sinistra, e di tutto quel mondo che si agita intorno a loro”. In caso contrario mi sentirei troppo in colpa.

“Velenoso cretino”, dicevamo. Velenoso, io? Sì, come si conviene ad ogni buon toscano. Cretino, non posso escluderlo. Forse mi sentirei più a mio agio, tenendo conto anche della elegante definizione data dal Leader Supremo nei confronti di chi non lo vota, se venissi descritto invece come un “velenoso coglione” che alimenta lo spesso inutile mondo dei blog.

Chiarisco il mio pensiero. Veneziani “servo”? Mai detto, né pensato. Veneziani afferma di credere “all’onestà, non solo l’onestà intellettuale, come oggi si dice, ma l’onestà vera e totale, che passa per la mente, il cuore e le mani”. Dobbiamo credergli.

Ma ci consenta di criticarlo quando lui cerca di far passare una goffa applicazione del “Metodo Boffo” per minare la credibilità di Elizabeth Dibble, autrice dei rapporti americani su Berlusconi divulgati da Wikileaks. Veneziani bolla la Dibble, oggi responsabile diplomatica di tutte le ambasciate americane in Europa, come “una obesa signora americana”, “una patatona”, riducendo poi tutto a gossip per minimizzare i giudizi tranchant della diplomazia americana sul nostro premier.

Ma anche di criticarlo quando, dopo aver negato l’esistenza di un complotto, ritira invece in ballo “i poteri forti”, “le toghe rosse”, avallando le tesi paranoideo-propagandistiche del Leader Supremo. In caso di difficoltà, la colpa si dà sempre agli altri, che tramerebbero nell’ombra.

L'evoluzione della specie

Berlusconi ed i suoi periodicamente cercano di riaccendere i riflessi condizionati di un certo popolo di destra, in cui riaffiorano i vaghi ricordi sulle forze demo-pluto-giudaiche e massoniche sempre all’opera per mettere i bastoni tra le ruote di un Duce “che ha sempre ragione”. Non lo sa Veneziani che da Predappio ad Arcore ci sono pochi chilometri?

Veneziani non me ne vorrà quando critico anche un suo editoriale strappacore e autobiografico sul ragazzo di destra, che si levava il pane di bocca per sostenere la sezione dell’allora MSI. Quel ragazzo che vede i suoi sogni giovanili infranti da Fini per la vicenda della casa di Montecarlo. La vista acutissima dell’onesto Veneziani inquadra e si scandalizza – giustamente – per la pagliuzza nell’occhio di Fini: strano che non scorga invece la foresta di sequoia che alberga in quello di Berlusconi e concluda che, comunque, è molto peggio la pagliuzza.

Se Fini avesse continuato ad appoggiare tutte le leggi ad personam e giustificato tutte le gaffe del grande capo, come ha fatto in tutti questi anni, presumibilmente a molti intellettuali di destra la casetta di Montecarlo non avrebbe fatto né caldo né freddo. In un paese in cui Berlusconi non ha voluto vendere l’Alitalia ad Air France, che si sarebbe accollata anche tutti i suoi debiti pregressi, ma l’ha praticamente regalata ad una cordata di amici suoi, scaricando su noi contribuenti 3 miliardi e mezzo di euro di debiti della “bad company”, cosa vuoi che siano i 55 metri quadri di un appartamentino da restaurare, oltretutto di proprietà di un partito e non dello stato? Probabilmente Veneziani, Feltri, Sallusti e Belpietro si sarebbero messi l’anima in pace e avrebbero bollato come “demagogici” gli eventuali attacchi a Fini del Travaglio o della Gabanelli di turno.

Veneziani ha mai sentito parlare di quel fenomeno psicologico chiamato “minimizzazione della dissonanza cognitiva” che produce dei fenomeni di “cecità localizzata”? (vedi l’altro nostro post DISSONANZA COGNITIVA ). A questo fenomeno sembrano soggetti inconsapevolmente molti “popolani dell’amore”, privi di strumenti culturali adeguati, che devono supplire alle scarse letture con le molte certezze e che giustificano – a prescindere, come direbbe Totò –  tutto ciò che fa il Leader Supremo. Ma Veneziani no, lui fa l’intellettuale, certi fenomeni dovrebbe conoscerli bene e dovrebbe saperli gestire.

Caro Veneziani mi rendo conto che lei nutre gratitudine per un personaggio come Berlusconi che ha “sdoganato” la destra e i suoi intellettuali, e che ha permesso in passato a Marcello Veneziani di fare anche il consigliere di amministrazione della RAI. E magari per aver fermato nel ’94 la “gioiosa macchina da guerra” (si fa per dire) di Occhetto e company. Ma questa riconoscenza fin dove deve arrivare? Si deve permettere a Berlusconi di tutto e di più, relegandosi nel ruolo di intellettuale “embedded” o ci sono dei limiti che un uomo di cultura di destra, che rivendica quell’onestà “che passa per la mente, il cuore e le mani” come fa lei, non può superare? Quando è il momento di pronunciare la parola basta e dire pane al pane e vino al vino?

Annunci recentemente affissi sui muri di Roma

Ci faccia sapere, Veneziani, noi la seguiamo con attenzione e con il rispetto che si merita.

Buon lavoro dal suo affezionato lettore, un blogger “velenoso e cretino” che corrisponde al nome di

Pocavista

Pocavista

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Una Risposta to “Lettera aperta a Marcello Veneziani. Da parte di un “velenoso cretino””

  1. […] recente. Il primo, veniale, consiste nel cercare ogni giorno e leggere … Read more Della bufala. Intesa come una delle belle arti Post Published: 06 dicembre 2010 Author: aggregatore Found in section: Politica e […]

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