Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Lorenzo Raffi – Piccole bufale crescono

Posted by pocavista su 16 gennaio 2010

Una pantera al Parco

Roma. E’ sabato, siamo al tramonto e il Parco della Ma­donnetta è ancora pieno. Sto leggendo il giornale su una panchina : “Il Ministro la Russa ha tirato un respiro di sollievo … i nostri soldati stanno finalmente disarticolando la catena di comando del terrorismo in Afganistan…”. Ma c’è un capannello di gente che s’infitti­sce, i toni si fanno sempre più concitati. Mi accosto : “Era una grossa bestia tutta nera, nascosta proprio dietro la piscina. Quan­do mi sono avvicinata mi ha mostrato i denti ed è fuggita. Che spavento. Mia figlia ancora trema!”. “Non sarà la pantera vista a ottobre sui Monti della Tolfa?” “Perché qualcuno non chiama i carabinieri?”. “Io intanto porto via i miei figli, non voglio ri­schiare!”. Chiedo in giro e mi rispondono sottovoce : “Sembra che ci sia una pantera nel parco!”

La voce si diffonde come un virus, finché scatta il riflesso condi­zionato. “Matteo, Alice! Andiamo, è tardi, devi finire i compiti, andia­mo a fare la spesa prima che chiuda!”. Nel giro di dieci minuti il parco si svuota. Riprendo distrattamente la lettura dove l’avevo lasciata: “… La Russa ha tirato un respiro … finalmente la catena di comando … Afganistan”. Arriva trafelato un ragazzo che mi chiede se ho visto un cane terra­nova nero che si è perso. Lo mando a cercare nel retro della piscina, ingom­bro di macchine e materiali per i lavori ancora in corso, proprio dove è stata avvistata la “pantera”. Il pericoloso “felino”, non appena sente il richiamo del padrone, gli corre in­contro festoso e lo lecca da capo a piedi per la gioia.

gif-man_reading_newspaperTroppo tardi : ormai la “pantera della Madonnetta”, secondo un copione ormai troppo usato, è dive­nuta una nuova leggenda metropolitana. O, per dirla alla roma­na, l’ennesi­ma “bufala”. Riapro sempre più distratto il mio giornale: “La Russa ha tirato … finalmente la catena…”. Speriamo che almeno questa non sia una bufala.

 

Piccole bufale crescono

Ai tempi nostri, è difficile credere nel Minotauro o nel Liocorno, se prima Piero Angela o Licia Colò non ce li hanno mostrati in televi­sione. Anche se il Giacobbo di “Voyager” inve­ce cerca di scovare a tutti i costi esseri e fenomeni misteriosi, rimestando nel calderone di antiche leggende o di bufale odierne, come gli UFO e i cerchi nel grano. Oggi le antiche creature immaginarie si sono estinte, anche se alcune di esse sono tuttora ospiti del lin­guaggio contemporaneo con qualche aggiustamento semantico. Si pensi al centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo del mondo el­lenico-romano, che oggi ha perduto la par­te equina per saldare alla propria metà umana una rumorosa moto di grossa cilindrata. Oppure al cerbero, il cane a tre teste guardiano del­l’Ade, che ha assunto le lugubri e minacciose sembianze del ministro econo­mico di turno, guardiano di quel girone infernale che sono i no­stri conti pubblici, dotato di tre teste distinte : la prima azzanna le fi­nanze, la seconda divora il tesoro e la terza devasta il bilan­cio. A volte però il ministro difende davvero i conti pubblici e al­lora gli piovono addosso temibili sortilegi da ogni parte.

Attualmente la “bufala” riguardante gli animali assume le vesti di leggenda metropolitana o di disciplina pseudoscientifica, come quel certo filone di cripto-zoologia che propala notizie di improbabili ani­mali alieni o misteriosi, tipo il mostro di Loch Ness, il “chupacabras” o il fantomatico Mokele Mbembe delle foreste del Congo. O come lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi, che ogni tanto viene ancora avvi­stato in Tibet, complice la mancanza di ossigeno che affligge gli alpi­nisti alle alte quote. Niente a che fare con quella cripto-zoologia scien­tifica che cerca di rintracciare e studiare le innumerevoli specie ancora scono­sciute all’uomo, in particolare insetti e specie marine che si anni­dano nelle profondità delle foreste e degli oceani.

 

La tecnica del venditore di successo

Notoriamente in TV e in Internet si trova di tutto, c’è del buono e del meno buono. Molte informazioni vengono fatte cir­colare ad arte o senza i dovuti controlli e, purché siano vagament­e verosimili o prove­nienti da un fonte “autorevole”, molta gente finisce per crederci. Questo avviene soprattutto se queste informa­zioni contribuiscono a rafforzare gli stereotipi dello spettatore televi­sivo o del navigante computerizzato. Finito il clamore mediatico o lo stupore del momento, la cosa passa di norma nel dimentica­toio. Ne rimangono tuttavia vaghe tracce, pronte ad af­fiorare ed eventualmente a essere sfruttate alla prima occasione utile.

Ne sa qualcosa il nostro amato Leader Supremo, che in un comi­zio elettorale tirò fuori la “notizia” che i comunisti cinesi avevano eli­minato e bollito milioni di bambini per farne conci­me. Di fronte alle domande insistenti di quei pochi giornalisti che ancora fanno il loro mestiere, il Leader tagliò corto, parlan­do genericamente dell’esistenza di documenti inoppugnabili al ri­guardo. Si rischiò un serio incidente diplomatico con la Cina che protestò con veemenza. Quei documenti non sono mai venu­ti fuori e la notizia si è rivelata per quello che era : una bufala mo­struosa. Come al solito la colpa fu data ai giornalisti che ave­vano travisato tutto. Ennesimo infortunio del Grande Capo? Nemme­no per sogno, da grande comunicatore ha ripercorso il copione collauda­to di chi sa bene come funziona la psicolo­gia umana.

Le dichiarazioni apparentemente estemporanee e bislacche del nostro Leader Supremo sono ormai destinate a divenire argomento di divertita conversazione,dato che ormai non ci si scandalizza più; i suoi fan invece appaiono completamente im­permeabili a qualsiasi critica, come segnalava Umberto Eco in un suo articolo su “La Repubblica” del 29 settembre 2003. Non entriamo qui nel merito se nel nostro Paese si stia instaurando un regime, una democrazia autoritaria e populista o si stia proce­dendo invece ad una vera e propria modernizzazione. Ciò che ci interessa, in questa sede, sono alcuni aspetti delle complesse tec­niche comunicative con cui il Nostro riesce a ottenere un vasto consenso sociale.

Eco faceva l’esempio del venditore di automobili che, di fronte ad un trentenne dall’aspetto sportivo, inizialmente cerche­rà di esaltare gli aspetti tecnologici e le prestazioni di un’auto concepita per una guida sportiva. Non appena capito che il clien­te ha dei figli piccoli e una suocera da portare in giro, costui pas­serà a magnificare la capienza del bagagliaio, la sicurezza e i consumi contenuti della stessa auto. Eco ricordava inoltre quel Mendella che vendeva in TV prodotti finanziari a famiglie a red­dito medio-basso, promettendo interessi altissimi. Mendella si presentava dicendo che non aveva inte­ressi personali nella vi­cenda perché semplice portavoce di una grande azienda; dopo un po’, per convincere i più sospettosi, co­municava che vi aveva in­vestito tutti i propri risparmi, contraddicendo quello che aveva detto poc’anzi. Com’è noto, Mendella sarebbe poi fuggito con la cassa.

In effetti pochissimi clienti e elettori si accorgono della mancanza di coerenza del venditore o del politico di turno, per­ché la maggior parte focalizza l’attenzione solo sull’argomento che lo col­pisce di più, dimenticando gli altri. L’importante, per chi vende una macchina o un partito politico, è usare molti argo­menti an­che contraddittori. Lo slogan “vi abbasso le tasse e vi alzo le pensioni” alle orecchie del negoziante e dell’artigiano sarà un irresistibile canto delle sirene per l’accenno alla riduzio­ne delle tasse; la promessa di una pensione più alta otterrà il con­senso entusiasta del pensionato sociale. Ma l’incompatibilità tra le due proposte (con meno tasse, vista la situazione del nostro debito pubblico, non posso aumentare le pensioni e viceversa) non allarmerà né il bottegaio, né il pensionato.gif-uomo-con-tv-in-testa

Un messaggio contraddittorio in realtà può permettere di carpire la fiducia di categorie sociali assai diverse ed è questo a cui si ricorre assai spesso. Se poi si ha a disposizione una poten­za di fuoco mediatica che non ha uguali nel mondo occidentale per diffondere un certo messaggio, il gioco diventa relativamen­te fa­cile.

 

3-anni
da “Il Fatto”

La dissonanza cognitiva. Chi era costei?

Questo meccanismo agisce non solo a livello degli interes­si immediati delle persone, ma anche per quello che riguarda la loro generale interpretazione delle cose del mondo.

Tornando ai bambini cinesi bolliti in pentola di cui abbia­mo parlato prima, la curva sud degli ultras del Leader conclude­rà che qualche cosa di vero ci sarà senz’altro. In questo caso l’u­nione di due stereotipi forti (pericolo rosso più pericolo giallo) non fa che rafforzare un altro stereotipo forte da sfruttare alla prima occasio­ne. Parlo di quello relativo ai “diversi”, per et­nia, colore della pelle, ideologia o collocazione politi­ca, che rappres­enterebbero una minaccia per la nostra identità. L’aggiunta di particolari (come “li hanno fatti bollire per farne fertilizzanti”) serve solo a conferire maggiore verosimiglianza alla bufala).

Per non andare troppo sul complicato, diciamo che ognuno di noi ha una propria visione del mondo e che tende a comunicare in mille modi agli altri. Per non vederla andare in frantumi e fare la figura del pirla di fronte a se stesso e al prossimo, nella vita di tutti i giorni l’individuo tende a prendere per buone e incamerare prevalentemente, se non unicamente, quelle informazioni che rafforzano le sue opi­nioni. Al contrario, tende a eli­minare o mi­nimizzare quelle che gliele confutano. E’ quello che gli psicologi chiamano (e questa ve la potete rivendere) “minimizzazione del­la dissonanza cognitiva”.

Si tratta di un processo che serve a risparmiare all’indivi­duo un faticoso e angoscioso lavoro di ricostruzione della pro­pria identità. Processo che si renderebbe necessario invece quan­do uno si convertisse da una religione all’altra o da uno schieramento politico all’altro, non per conve­nienza, ma per inti­ma scelta. Confermando che gli umani, nel quotidiano, sono es­seri “a razionalità molto limitata”, come san­no bene gli esperti di marketing, i preti e i venditori di auto. O qualunque parrucchiere per signora.

Come disse Indro Montanelli qualche anno fa : “Strano paese il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo”.

 

L’hamburger di vera bufala

Cosa c’entra tutto questo con le bufale riguardanti gli ani­mali? Ebbene la propaganda politica o il marketing sfruttano in molti casi gli stes­si meccani­smi psicologici e sociologici che portano alla diffusio­ne di miti, leggende, dicerie e superstizioni. Ve­diamone alcune leggende metropolitane che hanno gli animali come protagonisti.

Cominciamo da una recente leggenda metropolitana che coinvol­ge Mc Donald’s, la nota catena di fast food americana, sovente al cen­tro di leggende metropolitane non meno della Coca Cola. Questa cla­morosa bufala, che ha alcuni elementi in comune con quella del gatto bonsai imbottigliato (e di cui riferi­sco nel capitolo riguardante la reli­gione “gattolica”), viene ripor­tata su Altermedia, sito specializzato in leggende metropolitane. Di seguito, tra virgolette, espongo gli ele­menti principali della leggenda, che viene diffusa tramite una delle classiche ca­tene di S. Antonio; in parentesi quadra c’è invece un mio commento.

… Quello … che leggerete è un allarme proveniente dal Brasile, per la precisione da fonti dell’università di agraria di San Paolo…”. [Si parte citando un istituto universitario per dare maggiore credibilità alla cosa. Naturalmente non si specificano quali siano queste fonti, così nessuno può verificare. Si ricorre alla parola “allarme” che già di per sé aumenta il grado di atten­zione e l’ansia nel lettore]

Parrebbe folle, ma forse il fatto che tanti assidui consu­matori di hamburger yankee si siano ammalati di toxoplasmosi e tubercolosi ce­rebrale rende tutto molto più verosimile…”. [Non ci sono dati che di­mostrano l’esistenza di una relazione tra que­ste due malattie e il consumo degli hamburger di Mc Donald’s. La toxoplasmosi si prende dai gatti o dall’ingestione di alimenti infetti e poco cotti. Questo non sembra pro­prio il caso di Mc Do­nald’s, i cui hamburger vengono cotti seguendo procedure igieni­che rigorose e, se non sono consumati entro poche decine di mi­nuti, vengono distrutti. Si noti la parola “yankee”, che ha conno­tazioni dispregiative, per evocare gli stereotipi antiamericani for­temente diffusi in varie parti del mondo].gif-hamburger

“… Secondo fonti autorizzate dell’Università Statale del Michi­gan, si è scoperto recentemente che la carne utilizzata da Mc Donald’s per i suoi hamburgers, proviene da “autentici” vi­telli senza gambe e senza corna, che sono alimentati per mezzo di tubi legati allo stomaco, che di fatto non hanno ossa, ma solo un po’ di cartilagine che impedi­sce alle loro membra di disfarsi. … Questi esseri rimangono immobili tutta la vita, non hanno oc­chi, né coda e praticamente non hanno pelo; di fatto la loro testa é delle dimensioni di una palla da tennis… La ma­nipolazione ge­netica offre questi risultati, trasforma in viventi cose inanima­te con un aspetto gelatinoso orribile.”. [Si citano fonti autorizza­te (quali e da chi non è dato sapere) di un’università USA per dare maggiore credibilità alla bufala. Questa riprende alcuni ele­menti dell’altra megabufala creata da studenti del MIT re­lativa al “gat­to bonsai”, come l’alimentazione forzata attraver­so un tubo le­gato allo stomaco e le ossa ridotte a pura cartilagine].

Quando il governo brasiliano cercò di obbligare Mc Do­nald’s a modificare le sue etichette, dove si legge che gli ham­burger contengo­no carne di “reses” (ovvero: cose), essi rispose­ro che in latino “res” si­gnifica cosa, e pertanto potevano dire che quella era carne di res. Per questo motivo, la Mc Donald’s si è permessa di annunciare che la composizione dei suoi hamburger è al 100% carne di res, o carne di cosa, senza dire che queste “cose” crescono attraverso procedimenti di dubbia etica.” [In realtà qui si gioca bassamente sull’ignoranza linguistica propria e del pros­simo : sia in spagnolo, che nella variante brasiliana del portoghese, la parola “res” non significa “cosa” come in latino. “Carne de res” è la carne rossa, di bue o di manzo. Inoltre in la­tino la parola cosa, sia al singolare che al plurale, si dice sempre “res” e non “reses”. E’ inva­riante sia al nominativo che all’accu­sativo].

Ma la cosa peggiore è che questa carne produce effetti se­condari alla salute. Le sostanze tossiche che nutrono le cose che Mc Donald’s crea, producono col passare del tempo danni irre­versibili. … Anche se per ora non esiste un grande numero di persone colpite, sappiate che in Canada, Australia e ovviamente negli Usa, gruppi scientifici specializzati in materia alimentare, hanno messo in relazione il consu­mo di hamburger di Mc Do­nald’s con la comparsa della sindrome di Alzheimer…Per favore, fate circolare questo messaggio al maggior nu­mero di persone”. [Ancora una volta ci si guarda bene dal dire quali siano “i gruppi scientifici specializzati” che hanno diffuso la notizia. Il consumo di hamburger e l’Alzheimer vengono messi in relazione sen­za chiarire se esistono studi che lo provano. Dato che molti di noi conoscono persone anziane che non hanno mai visto un hambur­ger, che non sanno nemmeno cosa sia Mc Donald’s e che mal­grado ciò hanno l’Alzheimer, prima di credere a quanto afferma­to dagli incolti “bufalari” vorremmo avere al­meno uno straccio di prova.

Dell’arte di cucinar la bufala

…CONTINUA…

Questo post gode dei diritti d’autore e NON può essere copiato nè riprodotto parzialmente

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POST TRATTO DAL LIBRO

LORENZO RAFFI – DI UOMINI E DI ANIMALI

Ovvero della bufala intesa come una delle belle arti

pg.252

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In vendita presso le Librerie Feltrinelli oppure online su LAFELTRINELLI

 

 

 

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