Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Lorenzo Raffi, Cavalli, cavilli e cavalieri

Posted by pocavista su 13 maggio 2009

IL POST CONTIENE UNA SINTESI DI QUANTO E’ IN CORSO DI PUBBLICAZIONE NEL VOLUME

LORENZO RAFFI – D’UOMINI E D’ANIMALI

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Cavalli, cavilli e cavalieri

« I miei tesori non luccicano né tintinnano, ma brillano nel sole e nitriscono nella notte » (proverbio gitano)

C’è quello donato, di Troia e dei pantaloni. E poi c’è Pegaso, Bucefalo, Ribot, Varenne, il palio di Siena, piazza di Siena, i cow-boy e i butteri, i mongoli, i cavalieri crociati, la cavalleria rusticana, la cavallina storna, le statue equestri, il pezzo degli scacchi. Se ci lasciamo andare a libere associazioni mentali di fronte alla parola “cavallo” non la finiamo più, tanto la storia umana è intrecciata con le vicende del cavallo.

Si pensa che il progenitore dell’ equus caballus sia l’ Hyracotherium, un piccolo mammifero onnivoro che viveva sulla Terra circa 50 milioni di anni fa. Adattandosi alla vita delle grandi pianure, progressivamente la selezione naturale produsse un animale dagli arti lunghi, erbivoro, con un solo dito, il medio che sorregge lo zoccolo.

Mentre nelle Americhe i progenitori del cavallo si estinsero in epoca preistorica, invece nelle pianure dell’est Europa e dell’Asia centrale sopravvivevano l’equus przewalski e il tarpan (equus ferus) che venivano addomesticati, sembra verso il 5000 A.C., dalle popolazioni nomadi di stirpe mongola. Il tarpan, che ha dato origine al cavallo odierno, si è poi estinto verso gli anni venti del secolo scorso. Si sta oggi cercando di farlo rinascere per ricoprire una nicchia ecologica scoperta, facendo incrociare alcuni piccoli cavalli, come il konik polacco nei Paesi Bassi, il sorraia in Portogallo e l’ huçul, che vive nei Carpazi.

Il cavallo è il risultato di un’ evoluzione che lo ha perfettamente adattato alla vita delle grandi praterie : grande, veloce e forte per resistere ai predatori, in particolare ai lupi, si adatta all’alimentazione con erbe fibrose, foglie, radici e cortecce.

Storicamente l’uomo ha adoperato il cavallo come animale da carne, da sella e da tiro. E’ l’animale “nobile” per eccellenza presso molti popoli e verso il quale sono stati elaborati molteplici riferimenti simbolici. Spesso il suo destino viene visto in stretta simbiosi con quello degli uomini : presso alcune popolazioni europee, come Vichinghi, Germani e Galli, o asiatiche di etnia mongola, iranica e tartara, era costume seppellire insieme padrone e cavallo, a testimonianza di un legame che nemmeno la morte avrebbe potuto sciogliere.

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Il presagio va a cavallo

Del resto è la stessa indole del cavallo, nervoso, impulsivo ed energico, insieme al suo importante ruolo economico e bellico nelle società di epoca classica, a favorire l’identificazione culturale tra il cavallo e le componenti istintive degli umani. Come per altri animali, l’uomo ha proiettato anche sul cavallo le proprie ambivalenze psicologiche e culturali, facendo di tale animale uno dei più importanti archetipi di riferimento della nostra cultura.

Nella cultura di molti popoli l’animale è connesso anche alle pratiche magiche. In alcuni riti dionisiaci greci e del Vicino Oriente, il medium in trance diventava esso stesso cavallo, tramite un processo psichico di identificazione. Inoltre nelle cerimonie iniziatiche, i neofiti erano persino definiti “puledri” e gli sciamani “allevatori”.

Un certo filone psicanalitico in effetti ritiene che questo animale simboleggi la manifestazione delle più profonde pulsioni irrazionali ed emotive del l’uomo. Il cavallo di colore bianco, già protagonista di fiabe e leggende, che lo vedono compagno dell’eroe o del santo di turno (come S. Michele che sconfigge il drago), rappresenterebbe invece l’istinto umano sotto controllo delle cultura, indirizzato sulla “retta via”.

Il cavallo sarebbe anche portatore di fertilità, perché legato anche a thalassa, il mare, l’acqua che dona la vita. Ma, in quanto espressione del mondo ctonio, perché emerso dal fuoco emanato dalle viscere della terra, sarebbe nel contempo foriero di morte.

Una tradizione giunta fino al medioevo, commistione di mitologie greco-latine e nordiche (si va da Diana a Odino), indicava che di notte avvenivano cacce selvagge, in cui demoni a cavallo cercavano di predare le anime dei vivi per gettarle negli inferi. La stessa iconografia medioevale cristiana rappresenta spesso la morte come uno scheletro, in groppa ad un cavallo nero al galoppo, e che impugna una falce pronta a mietere la vita della vittima designata.gif-grim_reaper_slashing

In alcune culture classiche, il cavallo sarebbe poi a conoscenza delle cose dell’altro mondo e avrebbe la capacità di vedere ciò che l’uomo non è in grado di scorgere. Tale cognizione gli deriverebbe dal fatto che, come molti impiegati statali, svolge un doppio lavoro : come conduttore del carro del sole, durante i suoi trasferimenti notturni, e come psicopompo, una sorta di impiegato di pompe funebri che accompagnerebbe gli umani nel loro viaggio nell’oltretomba. Tema ripreso dalla mitologia nordica, in cui è il cavallo a condurre le anime degli eroi nel Wahallah ed è cavalcatura prediletta delle Valchirie.

Tra uomo e cavallo si realizzerebbe un’alternanza di ruoli, come una coppia di camionisti che si diano il cambio alla guida di un autoarticolato, rispettando fedelmente il codice della strada. Di giorno alla guida c’è l’uomo, che conduce l’animale per le strade della vita reale. “A fari spenti nella notte”, come diceva Lucio Battisti in una canzone non a caso intitolata “Emozioni”, al contrario è il cavallo a guidare il proprio cavaliere attraverso i misteri dell’inconoscibile e dell’irrazionale.

Almeno fino al IV secolo A.C, per tali motivi in medio oriente ebbe un certa diffusione l’ippomanzia, la preveggenza basata sull’osservazione del comportamento equino, quale forma di espressione della divinità.

Il cavallo può dunque presagire fortune, ma anche sciagure. Il libro dell’Apocalisse afferma, per esempio, che il colore del mantello di un equino di passaggio permetterebbe di identificare con esattezza il tipo di sfiga in arrivo : se bianco, ci sarà un’invasione di nemici; la guerra vera e propria sarebbe connessa al passaggio di un cavallo fulvo, mentre la carestia di uno nero. Le pestilenze dovrebbe essere rarissime, dato che sono legate alla comparsa di un cavallo di un colore molto particolare. Non si affannino gli scienziati a trovare nei laboratori la causa delle nuove epidemie come l’AIDS, la SARS e l’influenza suina : il responsabile sarebbe un cavallo verde che appare sempre quando meno te lo aspetti.

Dai Teti ai Pentacosiomedimni

Presso gli antichi Greci, i cavalli non veniva usati per lavorare la terra, né ci si poteva alimentare della loro carne a differenza di quanto avveniva nei popoli Sciti. Questi animali erano adibiti invece ad usi religiosi (facendo tirare loro i carri sacri o sacrificandoli agli dei), a quelli bellici e venatori.

Di solito i nobili incaricavano esperti hippodamoi della selezione e dell’addestramento dei migliori cavalli. Di fatto nella Grecia classica il possesso di cavalli divenne un requisito per entrare a far parte delle classi di governo delle città. Si ricorderà che Solone aveva diviso la società ateniese del VI secolo A.C. in quattro classi di reddito. Le classi più povere, zeugiti e teti, furono a lungo escluse dal potere politico, fino all’avvento delle riforme democratiche avvenute molti anni dopo. Alla classe degli Hippeis, i cavalieri, appartenevano coloro che possedevano almeno 300 medimni di reddito, ovvero la quantità di grano che consentiva di mantenere anche un cavallo a servizio della polis in guerra. In un certo senso gli hippeis possono esser paragonati agli equites romani e ai cavalieri medioevali. Costoro potevano accedere alle magistrature inferiori della città.

Tuttavia solo i pentacosiomedimni, che avevano cioè un reddito annuo equivalente ad almeno 500 medimni di grano, tale da consentire di mantenere almeno due cavalli e uno scudiero a fini bellici, potevano aspirare all’arconato e alle altre magistrature superiori, come l’Aeropago, e quindi all’effettivo comando della polis.

Com’è noto, in seguito alle riforme e allo sviluppo dell’agricoltura e del commercio, il potere degli hippeis declinò ad Atene e a Sparta, mentre continuò per molto tempo in Tessaglia, Beozia, Magna Grecia e Sicilia. La cavalleria riacquistò importanza solo in età ellenistica, con Filippo II il Macedone e con Alessandro Magno, che istituirono un corpo di cavalleria pesante. In particolare quest’ultimo sfruttò a pieno le potenzialità militari della cavalleria pesante, creando una nuova specialità, quella dei catafratti, con funzioni di sfondamento del fronte nemico, mentre alla cavalleria leggera erano riservati i compiti della ricognizione e dell’inseguimento.

Alessandro Magno rese famoso anche il proprio cavallo, cui aveva attribuito il nome di Bucefalo, da boos (bue) e kephalé (testa), per le sue dimensioni gigantesche. Dotato di una particolare estetica, un occhio azzurro e uno marrone, un mantello nero con stella bianca in fronte, aveva tutti i crismi per passare alla storia. La leggenda racconta che Alessandro fu il solo capace di domarlo e di montarlo : Bucefalo accompagnò il grande condottiero nel circa vent’anni nella sue campagne militari e venne infine sepolto con tutti gli onori militari.

Il cavallo, la moto e la bici

gif-unicorno-equi311In tale contesto, vista l’importanza del cavallo come simbolo e strumento di accesso al potere e di conquista, è naturale che la mitologia greca dedicasse innumerevoli i riferimenti a divinità, popoli e personaggi che avrebbero avuto a che fare con questo animale.

Apollo, il dio dell’Olimpo secondo per importanza solo a Zeus, quindi una sorta di vicepremier dell’epoca, veniva raffigurato al volante di un carro trainato da quattro cavalli che portavano a spasso il Sole per le vie celesti.

Bellerofonte era invece il fortunato proprietario di Pegaso, un cavallo alato, nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo. Com’è noto, i cavalli alati sono un’innovazione zoologica messa a punto dai popoli della Mesopotamia, dai tempi di Sargon, come testimoniato dai reperti esposti al Louvre e al British Museum. I cavalli alati sono notoriamente poco inclini alla doma e Bellerofonte si trovò più volte col culo per terra. Ma la compassionevole Atena gli mostrò un prototipo segreto, una briglia d’oro non ancora in commercio. In tal modo Bellerofonte risolse il problema di ridurre all’obbedienza Pegaso e divenne dunque il fondatore dell’equitazione. Grazie a Pegaso, il cavaliere divenne pressoché invincibile in battaglia; nel suo ricco carniere poteva vantare scalpi importanti, come quello della Chimera, le vittorie sulle Amazzoni e sui migliori guerrieri di Licia.

Un bel dì decollò su Pegaso e fece scalo all’aeroporto di Tirinto. Durante lo stop-over prese a bordo una fan, una certa Antea, innamorata di lui. Antea doveva essere troppo appiccicosa o forse doveva avere un alito orribile, tanto è vero che Bellerofonte la buttò fuori bordo, precipitandola in mare. Ormai montatosi la testa, Bellerofonte tracciò una nuova rotta e si diresse verso le vette dell’Olimpo, per verificare se gli dei esistessero davvero. Pegaso, per evitare il sacrilegio, tuttavia fece al proprio fantino lo stesso servizietto che costui aveva riservato ad Antea, scaricandolo fuoribordo. Pegaso, reso libero dalle precedenti obbligazioni contrattuali causa trapasso del proprio cavaliere, ricevette un’offerta di lavoro a tempo indeterminato dalla Dea dell’Aurora, anche se – visto che la mitologia greca non tira più come una volta –  attualmente si trova in cassa integrazione.

Le Amazzoni, le mitiche donne guerriere che combattevano a cavallo, avevano residenza ufficiale in Cappadocia, anche se nei week-end sembra che non disdegnassero qualche puntatina in Scizia. Gli uomini erano ammessi tra di loro solo una tantum a fini puramente riproduttivi (l’odierno linguaggio dei reality fornisce un’elegante espressione sostitutiva : “una botta e via”). I figli maschi venivano storpiati, mentre le figlie, invece che dalle Orsoline, si iscrivevano diligenti alla scuola di guerra. Si dice che alle guerriere venisse amputata la mammella destra per permettere una migliore impugnatura dell’arco.

Pentesilea, figlia di Marte, guidò le Amazzoni alla guerra di Troia contro i Greci, ma ebbero la sfortuna di imbattersi nel prode Achille in una forma particolarmente smagliante. Le Amazzoni, nonostante il loro valore, subirono molte batoste militari non solo da Achille e Bellerofonte, ma anche da Ercole e da Teseo. A testimonianza che, in fin dei conti, a piedi o a cavallo la guerra è una cosa da uomini.

Come estremo esempio di simbiosi tra l’uomo e il cavallo, la mitologia greca scovò un particolare prodotto dell’ingegneria genetica : il Centauro. La parte superiore del corpo, umana, venne innestata su supporto locomotorio equino, munito di 4 zoccoli regolamentari che assicuravano la trazione integrale. Diciamo un primo SUV 4×4 molto ecologico. I Centauri, simbolo della parte irrazionale dell’uomo, secondo una certa tradizione mitologica si sarebbero nutriti di carne cruda e avrebbero avuto una certa inclinazione ad andare molto per le spicce con le femmine di qualsiasi specie (sembra che fossero ideologicamente favorevoli alla “fecondazione insistita”).

Il progresso oggi ha radicalmente trasformato il centauro in un nuovo OGM, originato dall’innesto di una testa di cavolo selvatica sopra una rumorosa moto di grossa cilindrata.

Una differente tradizione mitologica prevede anche una linea filetica diversa, quella dei Centauri “buoni”, discendenti da Cronos e dalla ninfa Filiria. La versione moderna del Centauro “buono” potrebbe corrispondere grosso modo alla figura del ciclista della domenica o, al massimo, del vespista.gif-centaur_shoot_arrow_md_wht

A questo genotipo migliorato sarebbe appartenuto Chirone, maestro d’armi e di sapienza di Ercole. Chirone avrebbe appreso da Diana l’uso delle erbe medicinali e che poi trasmise ad Esculapio. Si dice di Chirone che fosse il primo musicoterapeuta (suonava la lira unplugged a fini terapeutici ) e che avesse insegnato al genere umano il culto degli dei, il valore del giuramento e la pratica delle leggi. A parte la venerazione per gli dei o per qualcuno che si ritiene simile a loro, culto grandemente praticato di questi tempi, gli altri insegnamenti sono ormai praticamente ignorati nel nostro Paese.

Immortale per divino volere, Chirone chiese a Zeus di rinunciare a tale privilegio quando una freccia scagliata da Ercole – recante ancora tracce del tossico sangue dell’Idra di Lerna – lo colpì al ginocchio provocandogli una ferita inguaribile e insopportabilmente dolorosa. Dato che non avevano ancora allacciato la linea telefonica al Vaticano, né tanto meno allo zelante ministro Sacconi, Zeus concesse a Chirone di morire in pace.

Confesso che la vicenda di Chirone mi fa sorgere qualche atroce dilemma, cui non so dare una risposta :

  • visto che Chirone era mezzo uomo e mezzo cavallo, la Chiesa avrebbe permesso l’eutanasia della componente equina, negandola per quella umana?
  • che implicazioni etiche avrebbe la fecondazione eterologa di una centaura che ricorresse ad un vero stallone quale donatore? E se una centaura volesse interrompere una maternità indesiderata, il veterinario potrebbe avvalersi o meno dell’obiezione di coscienza?

Infine, le vere questioni che tolgono il sonno ai più :

  • Quale sarebbe stata al riguardo la posizione di Giuliano Ferrara e del suo “Movimento PROLIFE”, il movimento per la vita ? Il diversamente magro Giuliano non avrà equivocato la raccomandazione del suo medico : “per ridurre il giro vita, fai movimento”? Non sarà che lui, pigro, piuttosto che farlo, il movimento, lo ha fondato?
  • Inoltre, di equivoco in equivoco, per dare nome al suo movimento non avrà tratto ispirazione dalle compresse che magari tiene sul comodino? Danno sollievo a me, lo daranno ad altri, avrà pensato il fine ‘intellettuale e, per sua esplicita ammissione, già al soldo della CIA.

(In effetti PROLIFE viene prodotto dalla Zeta Farmeceutici in 3 forme, come capsula, pastiglia gustosa del sapore latteo o come soluzione specialmente adatta per i bambini. PROLIFE ristabilisce l’equilibrio della microflora intestinale impedendo così i disturbi digestivi, soprattutto flatulenza e stitichezza.

Questo potrebbe spiegare due cose :

1 – perché Ferrara in TV appare spesso di cattivo umore e maltratta i suoi interlocutori;

2 – che per l’orizzontalmente espanso Giuliano la parola “movimento” avrebbe a che fare più con la peristalsi che con le opinioni).

:::: CONTINUA ::::

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Cavalieri d'oggi (da "Il Fatto")

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