Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Lorenzo Raffi, L’asino, il ministro e la volpe

Posted by pocavista su 9 aprile 2009

IL PRESENTE POST CONTIENE UNA SINTESI DI QUANTO E’ IN CORSO DI PUBBLICAZIONE NEL VOLUME


LORENZO RAFFI – D’UOMINI E D’ANIMALI

Ovvero della bufala, intesa come una delle belle arti

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L’asino nel salotto di Vespa

Ciò che non fa difetto al Ministro per l’Attuazione del Programma, Rotondi Giancarlo, è senza dubbio il pensiero. Nonostante i tempi di crisi, in cui tutti tirano la cinghia, ne ha una riserva così abbondante da dispensarne a piene mani in ogni occasione. Anche in TV ce ne ha fatto grazioso omaggio, mettendo al corrente l’ignaro contribuente di un intollerabile sperpero che avverrebbe nell’università italiana.rotondi-invita-al-quadrato Trascurando i miseri tre miliardi di euro accollati a noi contribuenti dal suo governo con l’operazione Alitalia-CAI, l’augusto statista ha puntato l’indice accusatore, non tanto sull’inutilità del proprio Ministero come sarebbe lecito aspettarsi, quanto sui 60.000 euro spesi per una ricerca sull’asino dell’ Amiata da parte della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Pisa. Il tutto avveniva tra “Porta a Porta” e “Ballarò, in duetto canoro con il Brunetta antifannulloni, forse indignato perché l’asino, sfuggendo ai tornelli di controllo, da qualche anno batte la fiacca nei nostri campi.gif-asino-2

Per evitare alla coppia Brunetta-Rotondi altre manifestazioni televisive di incongruo sarcasmo, non fate loro sapere che ingenti somme sono state impiegate per studiare la drosophyla, un insignificante moscerino della frutta. Non dite loro sopratutto che queste ricerche hanno permesso di acquisire importanti risultati in genetica e nello studio di malattie degenerative umane perché, da uomini di mondo che non si fanno prendere per il bavero, ci farebbero una risata sopra. Se invece volete che le loro risate diventino incontrollabili, informateli che costose ricerche vertono sulla produzione di maiali transgenici fosforescenti, innestando materiale genetico di una medusa su embrioni suini. Magari, dopo, non dite dell’importanza che queste ricerche rivestono per la medicina basata sulle cellule staminali.

Infine sarebbe inutile ricordare ai nostri Ministri che da tempo è acquisito, almeno al di fuori delle aule del Parlamento, il valore della biodiversità e della conservazione di specie animali e vegetali a rischio di estinzione.

Dell’intelligentissimo “Asino sorcino crociato”, specie autoctona del Monte Amiata , che chi scrive ha avuto la fortuna di cavalcare da piccolo accompagnando la nonna nei campi tra Casteldelpiano e Montegiovi, rimangono purtroppo solo poche decine di esemplari. Dell’asino, non di mia nonna, ormai estinta da tempo. Il Sorcino Crociato, curiosamente, è un animale che rivaleggia sia con Brunetta, presentando un’altezza al garrese attorno ai 140 cm., che con lo “scudocrociato” Rotondi, visto che esibisce una fascia scura dalla criniera alla coda intersecata con un’altra fascia scura, la cosiddetta “Croce di Sant’Andrea “. Inoltre ha colore grigio topo (“sorcino”) e una zebratura delle zampe. L’asino, non il ministro che, in pubblico, porta i calzini.

All’alto statista irpino suggerirei, insomma, maggiore cautela, anche per il fatto che il rischio di estinzione corso dai suoi elettori “scudocrociati”, di cui sono stati avvistati rari esemplari in sperdute enclave irpine, è simile a quello cui sono esposti i somari del Monte Amiata. Ma per quelli che si aggirano dalle parti di Montecitorio non si intravedono purtroppo segnali di una rapida estinzione.

Al Ministro Brunetta, giustamente preoccupato per gli sperperi della cosa pubblica e a cui va tutto il nostro sostegno, quando non si avventuri a disquisire di cose che ignora, consiglierei invece di abolire un Ministero assolutamente inutile. Quello “Per l’Attuazione del Programma”. Che esiste unicamente sulla base del principio “un sigaro e un Ministero non si nega a nessuno”. Perfino al simpatico Rotondi. Il quale aveva chiesto solo il favore di un sigaro, ma in un momento di distrazione gli hanno rifilato un Ministero avanzato, che nessuno voleva.

Ma facciamo qualche chiacchiera sul tanto bistrattato somaro.

L’asino : il SUV dei poveri

L’ Equus asinus appartiene alla famiglia degli equini, che comprende anche il cavallo (Equus caballus). Del somaro esistono numerose specie domestiche e selvatiche distribuite in Africa e Asia. Ha dimensioni inferiori a quelle del cavallo, ha un manto generalmente grigio e talvolta ha una croce nera che parte dal garrese. Un collega dell’asino domestico, l’emione asiatico, diffuso dalla Siria al Tibet, ha invece il mantello giallastro.gif-asino-3

Sono sempre loro, i soliti noti del triangolo fertile dell’Asia Minore : infatti, solo con il sorgere delle prime civiltà mesopotamiche l’uomo cominciò a domesticare anche l’asino. I sumeri sembra facessero trainare i loro carri dagli asini selvatici dell’Asia, mentre gli Egizi utilizzavano per i loro trasporti l’asino delle steppe della Nubia.

L’Asino di Nubia, tenuto in cattività fin dal III millennio a.C. e ormai scomparso, viene ritenuto il vero antenato degli asini contemporanei. Il ciuco, partito dalla lontana Nubia, compì una lunga galoppata, giungendo dapprima a Damasco (che vuol dire, non ce ne vogliano gli abitanti,“città degli asini”), poi in Grecia e a Roma. Ammirati per le dimensioni dei suoi attributi, Greci e Romani consacrarono l’asino maschio a Priapo. Anche altri antichi popoli orientali e africani stabilirono dei culti riguardanti l’asino (onolatria), ma non ci è dato sapere se fu per lo stesso motivo.

Gli asini sono stati usati principalmente come mezzi di trasporto di uomini e cose. In molti paesi in via di sviluppo l’asino è ancora grandemente diffuso e contribuisce a sostenere le economie locali. Il somaro è il “cavallo dei poveri”, perché meno esigente nell’alimentazione, più facile da gestire e più adatto al transito su terreni impervi e in zone semiaride, talvolta insieme ai cammelli. Una sorta di piccolo SUV 4×4 per classi meno abbienti.

Per aumentargli il numero dei cavalli nel motore, l’asino è stato incrociato con il cavallo in carne e ossa. Il bardotto, frutto dell’amore adulterino tra un’asina e uno stallone di cavallo, purtroppo non ha le qualità sperate. Invece il mulo, nato dalla coppia di fatto tra un asino maschio e una giumenta di cavallo, è un animale forte e resistente, adatto a trasportare carichi pesanti su terreni accidentati. Epico è il ruolo avuto dal mulo, arruolato nelle truppe alpine, sugli scoscesi sentieri montani e nelle trincee della I Guerra Mondiale. Oggi praticamente scomparso e confinato in pochi agriturismi, nelle odierne società tecnologiche ne sopravvive una versione informatizzata, “e-Mule”. Il mulo elettronico trasporta oggi pesanti carichi di bit, più o meno legali, per le impervie vie del Web, sfuggendo alle occhiute dogane dei copy-right.

Muli e bardotti sono sterili, dato che i cavalli hanno 64 cromosomi, gli asini 62, e gli incroci risultanti 63. Invece gli asini selvatici africani, fatti sposare con quelli domestici, danno luogo a incroci fertili; l’incrocio degli emioni asiatici (che di cromosomi ne hanno ancora meno) con gli asini domestici invece fornisce ibridi sterili. Sorprendentemente,  “e-Mule”, a differenza del suo omologo in carne e ossa, invece non è sterile, avendo dato nuova vita addirittura ad un sistema come “e-Donkey” che era stato fatto estinguere negli USA qualche anno fa.

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