Della bufala. Intesa come una delle belle arti

Lorenzo Raffi, Excursus, breve ma non troppo, sul fondamentalismo “gattolico” (parte I)

Posted by pocavista su 9 ottobre 2008

IL PRESENTE POST CONTIENE UNA SINTESI DI QUANTO E’ IN CORSO DI PUBBLICAZIONE NEL VOLUME

LORENZO RAFFI – D’UOMINI E D’ANIMALI

pg.252

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La religione “gattolica”

“Oh fiera indipendente della casa, arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico ed estraneo, profondissimo gatto, poliziotto segreto delle stanze, insegna di un irreperibile velluto…”
.

I meno informati penseranno che si tratti dell’incipit di un’ode del ministro Bondi, dedicata magari al collega La Russa, luciferine sembianze di notturno felino alla ricerca di un cerchio di fuoco in cui, romanamente, saltare. Smentiamo decisamente le illazioni che vogliono la poesia concepita nottetempo in un’ala periferica della Villa di Arcore, location in cui il Bondi medesimo si sarebbe trasferito per stare più vicino al premier (particolare poco conosciuto) : non si può mai sapere, un improvviso bisogno notturno quando la servitù è a riposo, come un po’ di bicarbonato, una frase velenosa contro gli assistenti di volo, un pitale troppo pieno con cui irrorare le opposizioni …
In realtà si tratta dell’ “Ode al Gatto” di un collega del Bondi poeta, un certo Neruda Pablo. Ebbene sì, il grande scrittore e premio Nobel era un adepto della religione “gattolica”. Così Camilla Cederna aveva definito – a suo tempo – quell’amore sviscerato per i gatti da divenire un vero e proprio credo.
Molti scrittori furono ferventi “gattolici” . Il Petrarca, accanto a quella per Laura, sembra che avesse una grande passione per i gatti, predilezione condivisa nei secoli da personaggi quali Keats, Tennyson, Hardy, Kipling, Colette e Hemingway.
Un altro grande come Charles Baudelaire così esprimeva la sua profonda ammirazione per i gatti :

I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente, nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio della casa,
come loro freddolosi e sedentari amici della scienza e della voluttà,
ricercano il silenzio e l’orrore delle tenebre;
l’Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini,
che sembrano addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille
e di frammenti aurei;
come sabbia fine scintillano
vagamente
le loro pupille mistiche.

gif-gattodormiente-2Altri scrittori e uomini di scienza hanno amato i gatti al punto da sbilanciarsi in affermazioni come : “La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita” (Albert Schweitzer); “Se fosse possibile incrociare l’uomo con il gatto, la cosa migliorerebbe l’uomo, ma di certo peggiorerebbe il gatto” (Mark Twain).
Harold Weiss emana addirittura un verdetto definitivo, attribuendo al gatto straordinarie doti metafisiche : “Un gatto non dormirebbe mai su un libro mediocre”. E scusate se è poco.

Il Miacis della mezzaluna.
Il Miacis, chi era costui? Un mammifero primitivo apparso circa 40 milioni di anni fa che si pensa antenato dei felini. Dieci milioni di anni fa dal Miacis è derivato il Dinictis, progenitore diretto delle oltre 40 specie di felini come tigri, leoni, leopardi e del felis silvestris catus, il gatto.
Finora non sono stati trovati resti di gatti negli insediamenti preistorici. Le più antiche testimonianze di un’interazione tra uomo e gatto risalgono a 4500 anni fa, epoca che ci ha tramandato graffiti funerari e statue raffiguranti gatti e, qualche tempo dopo, anche veri e propri cimiteri di gatti imbalsamati come in Egitto.
Studi genetici hanno messo in evidenza come il luogo di domesticazione e diffusione del gatto vada individuato nella cosiddetta “mezzaluna fertile” della Mesopotamia, in coincidenza con lo sviluppo dell’agricoltura e di insediamenti umani stabili. Si ritiene che siano stati i gatti a scegliere di vivere con l’uomo e non viceversa. Probabilmente attratti dai topi e ratti che si radunavano attorno ai magazzini di cibo e alla “monnezza” che, nell’eterna attesa dei termo-valorizzatori come in Campania, l’uomo accumulava.
Nella battaglia contro i topi, il gatto ha tutte le armi che servono : è agile, si muove silenzioso e può spiccare grandi salti; si arrampica con facilità nei luoghi più impervi. E’ dotato di un’eccellente vista notturna, grazie al tapetum lucidum, organo situato nell’occhio e che amplifica il segnale luminoso destinato alla retina. Il suo udito finissimo riesce a captare gli ultrasuoni e ha un olfatto molto sviluppato.

Simbiosi mutualistica e sbarchi clandestini
gif-assiroSi presume che furono Accadi e Sumeri a capire i vantaggi degli “sbarchi clandestini” dei gatti nei villaggi per predare i roditori che minacciavano i raccolti : favorirono così tali “flussi migratori”, preparando “centri di prima accoglienza” nelle proprie case.
Gli etologi definiscono “simbiosi mutalistica” quel rapporto di vita in comune tra specie differenti, come il paguro e l’attinia, che avvantaggia entrambi i partner, in questo caso l’uomo e il gatto.
Molti dimenticano che la nostra convivenza con gli immigrati, che come i gatti di un tempo “sbarcano” in maniera più o meno clandestina presso di noi, si basa su una vantaggiosa simbiosi. C’è chi guarda solo agli inconvenienti che questa convivenza può comportare. Tolleranti con gli animali domestici, al punto magari da consentire al proprio cane di lasciare qualche spiacevole ricordo sul marciapiede, alcuni sono invece assai prevenuti con tutti quegli umani “sbarcati” e che ci danno una mano a risolvere i nostri problemi, perché qualcuno di costoro ha la tendenza a sfilarci di nascosto il portafoglio. Spiacevole tendenza che condividono con molte banche, assicurazioni e società che ci forniscono gas, telefonia ed elettricità, le quali però hanno l’accortezza di farci firmare un contratto prima.
Vari gatti (per non parlare dei cani che ogni anno uccidono e feriscono molte persone, in particolare bambini) graffiano i padroni e provocano allergie e infezioni gravi, ma nessuno vorrebbe ricacciarli a Lampedusa o in Mesopotamia da dove sembra siano venuti. Luogo, tra l’altro, ormai divenuto poco salutare sia per gli umani che per i gatti.

::::CONTINUA::::

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